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MUSICA

De Gregori, Primo Maggio in folk

E' un nuovo Francesco De Gregori ad aprire le braccia al Primo Maggio. Un De Gregori che si confessa re-innamorato della musica, quella popolare, che mai come oggi si concede ad un rapporto di amorevole scambio, civile e sentimentale, con il suo pubblico. Cha ha aperto un nuovo corso della sua storia accanto a Giovanna Marini con il disco di tradizionali di lavoro e di lotta Il fischio del vapore, che pochi mesi fa ha calcato per la prima volta il palco di un centro sociale. Forze della memoria recuperata (quella collettiva) e desiderio di esserci (tutto personale) di dire la propria in piazza San Giovanni.

De Gregori, che sia stato proprio “Il fischio del vapore” assieme alla Marini ad aprirle nuovi orizzonti?

Certo. Mi sono letteralmente innamorato del progetto della canzone popolare. All'inizio avevo il dubbio che un lavoro del genere potesse non interessare, ma presto ho capito che quelle canzoni sarebbero state accolte a braccia aperte. E sai perché? Perché prima di tutto sono belle canzoni di sinistra, canzoni impegnate...il motivo del loro successo è innanzitutto che sono belle, che hanno una melodia fortissima, che hanno grandi testi di incredibile liricità.

E che percorrono il sentiero della memoria...

Sì. E' il recupero di un patrimonio che i giovani non hanno direttamente ma che custodiscono dentro di loro, che hanno letto sui libri di storia, che hanno sentito raccontare dai nonni e padri e che la canzone popolare risveglia, attualizza. Ecco, quel che è certo è che il riscontro de Il fischio del vapore è stato superiore alle mie aspettative.

E' la sua prima volta sul palco del Primo Maggio ma non in piazza San Giovanni.

Ho suonato lo scorso anno nella manifestazione dei girotondi contro la legge Cirami e sento la forza di questa occasione. Non è come suonare al compleanno di un amico, è un evento importantissimo, soprattutto in questo momento. Anche se sono un osservatore distratto, se non ho competenza di problemi sindacali, vedo un'Italia messa molto male con questo governo. E' una banalità dirlo lo so, ma è la verità.

Un'Italia in cui il mondo del lavoro soffre...

Come dice Giovanna Marini in una sua canzone, “spero che un giorno potremmo tutti lavorare in libertà”, o almeno spero che tutti possano nel proprio lavoro avere margini di garanzia, rispetto, civiltà. Il sogno di ogni democratico.

Se le avessero chiesto di suonare per il 25 aprile lo avrebbe fatto?

Di corsa. Soprattutto quest'anno, soprattutto dopo tutte le polemiche.

Cosa canterete questa sera?

Sicuramente vorrei fare Generale, Viva l'Italia e tante canzoni con Giovanna. Una su tutte? Saluteremo il signor padrone, che per l'occasione mi sembra la più adatta. Ma poi decideremo tutti assieme, col gruppo. Nella band non comando io, ma tutti. Siamo una cooperativa.

C'è chi la riscopre in una nuova veste, più conciliante, aperta, meno riservata di un tempo. Trova?

Me lo dicono in tanti che oggi sono capace di un nuovo contatto, più stretto con la gente. E' buffi perché in realtà non credo di essere mai stato l'orso che mi dipingono. O forse è probabile che stia trascorrendo un periodo più solare della mia vita. Una cosa sicura c'è: fare la musica ha ricominciato a divertirmi.

Qualcuno è trasecolato quando l'ha vista annunciare “Stop alle telefonate” durante un mega show televisivo del sabato sera...

Ah, ah. E' vero. Il fatto è che durante l'intervista che mi stava facendo Gianni Morandi ho visto un minacciosissimo cartello che diceva: “stop alle telefonate” e temendo che ci tagliassero, ho lanciato quel messaggio. In realtà non sapevo a cosa si riferisse, ho pensato: stop alle telefonate in assoluto, ai cellulari, a Megan Gayle, e l'ho detto.

Qual'è stato il motivo di tanta riservatezza in passato?

Faccio un mestiere di incontri fuggevoli, spesso obbligati, di finte amicizie. Ma ora, mi dà meno fastidio incontrare la gente. Sarà perché in passato mi sono preso troppo sul serio e adesso invece ho imparato l'autoironia. O forse da domani tornerò ad essere la solita testa di cazzo.

Un'apertura che l'ha portata assieme a Giovanna Marini anche per la prima volta a suonare in un centro sociale, qualche mese fa al Villaggio Globale di Roma...

Ah, è stata una sensazione bellissima, soprattutto per me che non ho più l'età per frequentarli. I miei figli ci vanno certo. Il fatto è che prima di allora non me lo avevano mai chiesto e quando ho ricevuto l'invito ho accettato subito. La cosa bella e sorprendente è che ho trovato un pubblico giovanissimo, entusiasta, Interessato a quella musica che proponevamo io e Giovanna.

Intervista di Silvia Boschero – L'UNITA' – 01/05/2003



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