| BIBLIOTECA | EDICOLA |TEATRO | CINEMA | IL MUSEO | Il BAR DI MOE | LA CASA DELLA MUSICA | LA CASA DELLE TERRE LONTANE |
|
LA STANZA DELLE MANIFESTAZIONI | NOSTRI LUOGHI | ARSENALE | L'OSTERIA | IL PORTO DEI RAGAZZI | LA GATTERIA |



MUSICA

Bisogno di Unità

De Gregori l'uomo di sinistra figlio di Berlinguer che non si vergogna di un'idea di patria conquistata durante la Resistenza ma feroce con la retorica e il nazionalismo sciovinista dispensati dalle Vespe televisive. Lui ogni mattina è felice di acquistare la sua copi de L'Unità “movimentista e battagliera”, un giornale che gli piace così come, ne ha bisogno, dice.

Autore di una parte importante della colonna sonora dell'Italia degli ultimi trent'anni, oggi – ci racconta – si sente costretto dalla cronaca dura di questo presente a scendere ancor di più dentro le cose di un paese sofferente. E il suo canto, ora, ha un sapore più intenso di partecipazione e un profumo non retorico di resistenza. Nei giorni scorsi alcune sue canzoni (Generale, Viva l'Italia) hanno risuonato come sottofondo ai servizi televisivi sulla strage di Nassiriya: vecchie parole, melodie molto note si sono sposate con un dolore che lui, Francesco, ha condiviso fino in fondo.

Di De Gregori escono oggi due nuovi prodotti: un dvd – Mix film – dove lo sbirciano tre concerti e retro palco (dal Primo Maggio con Giovanna Marini alle pause mentre fischietta una canzone), e un cd doppi (Mix, uno dal vivo e l'altro in studio con una nuova cover di Dylan una canzone su Dio scritta per Ron e una divertentissima versione R&B di A chi), perché, ci dice “Ci avviciniamo a Natale, e a natale non lavorano solo i pasticcieri, ma anche le case discografiche”.

Che effetto ti ha fatto sentire le tue canzoni come didascalia di immagini tragiche e dolorose, quelle della strage di Nassiriya?

Non lo sapevo, ma non mi mette mai a disagio che usino le mie canzoni. Essere colonna sonora di un dolore così grande significa essere partecipe. Meglio Generale che La canzone del Piave suonata dalla banda dell'arma schierata come ho visto fare da Vespa: quello sì che era imbarazzante, della peggior retorica. Stavolta mi ha sorpreso molto la reazione della gente e quella dei politici che stranamente è stato quantomai composta.

In molti commenti più di qualcuno non ha resistito alla tentazione di cavalcare la retorica...

Ovviamente ci sono stati commenti ridondanti, ma questo rientra nella speculazione mediatica su certi eventi. Per fortuna ho sentito anche l'altra campana: ho visto ad esempio Gino Strada e La Malfa accapigliarsi in tv su: missione di guerra o di pace. Ma non mi vergogno dell'idea di patria che ho risuonato. Non sto parlando di un'interpretazione grettamente nazionalistica e sciovinista. Intendo quella che abbiamo ereditato dalla Resistenza e che purtroppo a sinistra è sempre stata rimossa. Questo non è giusto.

Una sinistra alla quale senti ancora di appartenere?

Certo. Io vengo dal vecchio Pci, non riesco proprio ad immaginarmi di poter votare a destra. Quello che non mi appassiona per niente è stare dietro alle varie correnti, o alle questioni sul leader. Se mi interroghi sulle posizioni della Margherita ti dirò: boh? Il fatto è che sono stato un giovane di sinistra quando c'era Berlinguer, un uomo che possedeva un fascino e una capacità di coinvolgimento uniche. Cosa che oggi nessuno ha. Non voglio attaccare la dirigenza attuale, si tratta di un fatto personale: oggi vivo diversamente le passioni politiche.

Passione, passione, passione: sarà, ma che c'entra la passione politica, secondo te, nell'attacco all'Unità (dove tu hai scritto ai tempi di Veltroni), definita un “giornale omicida”?

Siamo al delirio più assoluto. L'Unità ha certamente alzato il livello dello scontro anche rispetto ad altri giornali critici nei confronti del Governo. Ma L'Unità è movimentista, battagliera e io, da uomo di sinistra sento il bisogno di una voce del genere. La mattina compro quattro giornali, uno di questi e l'Unità, e quando vedo quei bei titoli, dico: oh...bene!

Altra passione, la nostra: abbiamo dovuto assistere alla censura del programma di Sabina Guzzanti...

Già. Purtroppo non l'ho visto e non posso parlare con cognizione di causa. Posso dire che nella famiglia Guzzanti sono tutti bravissimi, straordinari.

Anche il padre Paolo?

Oh sì, quando faceva quella bellissima imitazione di Pertini...

Un grosso autogol per la Rai, ma soprattutto un atto di vera censura. La nostra tv non riesce più a non ferire la libertà?

Massì, è un disastro – Francesco allarga le braccia -...la tv è la tv. E non mi pare comunque che le televisioni di altri paesi europei siano così migliori della nostra. E' il linguaggio televisivo che di per sé è povero. Ad esempio, non credo che in Olanda abbiano un bel programma come “Report”.

A proposito di Rai: veniamo al melodramma Sanremo...

Una storia agghiacciante! Ma anche la proposta del contro festival non mi piace. Stimo molto sia Nando Dalla Chiesa che Lidia Ravera, ma che cazzo c'entrano con la musica?

E' una contro-proposta che muove da una realtà amarissima e che insieme vuole forse adottare un tono sdrammatizzante...

Già Sanremo negli passati ha provato a sdrammatizzare mettendoci le belle fighe, i comici o via dicendo. Ma qui si tratta di musica: sogno una manifestazione che non abbia bisogni di alibi, di comici, di input politici.

Se te lo chiedessero risponderesti come ha fatto Morricone: “io a quell'ora dormo”?

Ah, ah, conosco Ennio e so che ha detto la verità, lui va a letto molto presto. Lo hano chiesto anche a Lucio Dalla ma purtroppo ha detto di no, peccato, lui sì che è un grande organizzatore, un grande musicista, un uomo di spettacolo. Io no, io sono solo un musicista, ognuno deve fare il suo mestiere. E poi Sanremo è una delle concause della crisi del disco: durante quel periodo tutto si ferma, poi si vendono 100mila copie della compilation e fine. Possibile che non si riesca a trasformarlo in un vero festival come quelli del cinema?

Torniamo alle passioni: nel disco hai inserito oltre alla tua versione di “If you see her say hallo”, anche “Come il giorno”, che altro non è che “I shall be released”. Sei andato a vederlo ultimamente il vecchio Dylan?

Non l'ho seguito in Italia ma a tre concerti consecutivi ad Amsterdam. Capisco lo spiazzamento che alcuni provano nel vederlo dal vivo (soprattutto in questo tour in cui se ne sta tutto il tempo dietro alle tastiere), ma per me rimane un grandioso cantante. Ogni sera ha cambiato totalmente la scaletta e ha cantato in maniera diversa. Siamo abituati: lui frantuma la calligrafia del concerto. Fa quello che fanno gli impressionisti con la pittura: distrugge le regole, dimostra che il colore si può spalmare in un altro modo.

Tu stai continuando a spalmare la tua ispirazione su pezzi di carta? Hai scritto qualcosa di nuovo?

Sì, sto scribacchiando qua e là, se ne parla per il 2004. L'ispirazione è una cosa strana. Tempo fa ho visto un'intervista a Fellini dove diceva: “le cose le comincio così: arriva un produttore, mi dà un anticipo e poi siccome non ho voglia di restituirgli i soldi comincio a lavorare”. E' un po' così per me: l'ispirazione talvolta nasce dall'obbligo. Il tempo libero in fin dei conti è meglio spenderlo a leggere, passeggiare, fare altre cose...

Avevo un'idea più idealizzata del tuo momento creativo...

Ma va là...è perché? Significa solo vivere coerentemente la propria fatica.

E la canzone su Dio?

L'ho scritta su commissione per Ron, che è molto religioso. Il fatto di scrivere per terzi mi ha permesso di parlare di una cosa che non frequento, Dio. Però, se mi obbligassero a fare una scelta (stai dalla parte di chi crede e degli atei?), direi che sono con quelli che credono, anche se nella mia maniera totalmente confusionaria.

Intervista di Silvia Boschero – L'UNITA' – 21/11/2003



| MOTORI DI RICERCA | UFFICIO INFORMAZIONI | LA POSTA | CHAT | SMS gratis | LINK TO LINK!
| LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing List | Forum | Newsletter | Il libro degli ospiti | ARCHIVIO | LA POESIA DEL FARO|