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MUSICA

Deidda: “Sogno Pessoa, la sua poesia è musica”

Non possiede da dieci anni la televisione, è una di quelle mosche bianche che la sera accende l'abat jour e legge. Oppure si mette al piano e butta giù qualche poesia musicata. Mariano Deidda, musicista sardo che ha esordito più di dieci anni fa prodotto da Vince Tempera, da qualche anno ha come una fissazione: mettere in musica lo scrittore portoghese Pessoa. Un lustro fa, ha rappresentato la nuova canzone d'autore italiana all'Expo mondiale di Lisbona, ma la passione non è finita lì. Ultimamente si è fatto aiutare da fior di jazzisti: Enrico Rava alla tromba e Gianni Coscia alla fisarmonica per dirne un paio. Ne è uscito un disco, Nel mio spazio interiore, dove il minimalismo musicale si apre a incredibili scorci poetici. Le parole, non a caso, sono quelle di Pessoa, tradotte da Antonio Tabucchi.

Deidda, ci dica il primo verso di Pessoa che le viene in mente.

Per viaggiare basta esistere”: è una frase che avevo in testa da anni. Il primo Pessoa l'ho fatto nel 199, ma lo leggo da una vita. Le sue frasi sono estremamente musicali anche se costruisci sopra una canzone non è così semplice. Tengo a dire che non l'ho fatto per accattivarmi l'attenzione di un pubblico.

Per accattivarsi il pubblico oggi i suoi colleghi fanno ben altro e non si tratta quasi mai di poesia.

Quello che manca nell'arte musicale di oggi è che si guarda sempre indietro senza creare con la propria testa. Il fatto è che siamo ancora “battistiani”. Con tutto il rispetto per Mogol/Battisti (che hanno creato un genere tutto italiano), purtroppo c'è da dire che siamo fermi lì. Trent'anni dopo non vedo qualcuno che abbia fatto qualcosa di migliore, se escludiamo i grandi cantautori che vanno da Guccini a De Andrè, da Fossati a Conte. Vuol dire che siamo un popolo che prende la chitarra in mano e non inventa nulla. Io non ho inventato nulla ma ho fatto uno sforzo per fare almeno qualcosa di diverso.

Perché in Italia si utilizza così poco la poesia in musica nonostante il patrimonio incredibile che abbiamo?

E' difficile, bisogna essere prima di tutto lettori profondi. Seconda cosa: il narcisismo di molti autori è invadente. Si tenta di scrivere per conto proprio e quando non basta si usa la furbizia, rubando intere frasi. Negli anni ho scoperto parole di Pessoa in tante canzoni di successo e non è una citazione esplicita. E' mancanza di fantasia.

Le traduzioni dei brani di Pessoa sono di Tabucchi. Ha rimaneggiato quei testi?

Assolutamente no, sono rimasti così. Sarebbe come denigrare un'opera. La cosa difficile è il dover rispettare la costruzioni della poesia, senza spostare niente. E' la musica, la sua metrica, che è stata messa a disposizione delle parole. Dovrebbe essere sempre così, eviterebbe la comparsa di tanti testi banali dove la rima scontata è messa apposta per seguire la musica.

In un ambito musicale italiano livellato verso il basso e massificato, un lavoro come il suo può sembrare intellettuale. Quanto è popolare Pessoa?

Il suo è un linguaggio che appartiene a tutti. C'è una sua frase che dice:”il maggiore poeta dell'epoca moderna sarà colui che avrà la maggior capacità di sogna”. Questo sognare, questo evadere, lo rende vicino. Questo “essere sé negli altri”, il fatto di aver inventato tantissimi eteronomi, di essersi messo in molti panni diversi, lo rende universale.

Intervista di Silvia Boschero – L'UNITA' – 10/04/2994



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