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ROMA
- Arriva senza preavviso sottoforma di una valanga di e-mail.
Messaggi preoccupati. "Dovrò registrarmi? Dovrò
chiudere il mio sito? Rientro nella nuova legge?". Con la
velocità che ha solo la Rete, la preoccupazione cresce, si
moltiplica e sfiora il panico. La causa: la nuova legge
sull'editoria entrata in vigore due giorni fa. Le "vittime":
centinaia di persone che hanno o gestiscono, per hobby o per
lavoro, da sole o con altri, un sito Internet. Perché, tra
i molti aspetti che la legge regola, c'è un nodo centrale:
quello che riguarda l'informazione su Internet.
Tutto ruota
intorno al concetto di "prodotto editoriale" che,
secondo la nuova legge, è quello "realizzato su
supporto cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto
informatico, destinato alla pubblicazione o comunque alla
diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni
mezzo, anche elettronico, o attraverso la radiodiffusione
sonora e televisiva, con esclusione dei prodotti discografici o
cinematografici".
Che cosa significa? Significa che
d'ora in poi, le regole che valgono per l'editoria "classica"
(giornali, riviste, libri) ora valgono anche per l'editoria
multimediale. Nello specifico, se un sito Internet fa informazione
periodica, deve essere registrato come se fosse un normale
giornale periodico. Questo, per poter individuare un responsabile
(il direttore) delle informazioni che vengono diffuse.
In
che modo? Basterebbe che l'autore del sito si iscrivesse all'albo
dei giornalisti professionisti, al registro dei pubblicisti
oppure, e questa è la novità, al registro degli
operatori di comunicazione che l'Autorità garante per le
comunicazioni sta per stilare. In questo modo, il sito avrebbe un
responsabile che risponde delle informazioni che diffonde.
Ma
ecco che sorgono i problemi. Quali sono i siti che si devono
registrare? Tutti? Quali sono i siti che rientrano nella
definizione di diffusori di un "prodotto editoriale"?
Questo aspetto ha scatenato una serie di reazioni preoccupate
(anche alla redazione di Repubblica.it sono arrivate numerose
e-mail) di persone che hanno un sito Internet e che non sanno che
cosa fare. Non sanno se devono registrarsi, se il contenuto delle
loro pagine costituisce informazione, che cosa si intenda per
informazione.
Il sottosegretario alla presidenza del
Consiglio per l'editoria Vannino Chiti
invita alla
calma: "Questa legge non è
una legge normativa di Internet, ma dell'editoria. Riguarda solo
le imprese editoriali. Chi ha un sito amatoriale deve stare
tranquillo". La discriminante fondamentale, aggiunge, che
separa un sito che fa informazione da uno che non la fa è
la periodicità, cioè la continuità nel
tempo della diffusione delle notizie.
Ma le cose non sono
così semplici. Perché, nonostante le rassicurazioni,
molti continuano a vedere nella nuova legge troppi margini di
ambiguità e soprattutto temono di incorrere in
sanzioni.
C'è anche un altro aspetto della vicenda.
I giornali si registrano in tribunale certificando luogo e anno di
pubblicazione, nome e domicilio dello stampatore e l'editore. Tre
caratteristiche che, nel caso di un sito Internet non sono
immediatamente individuabili. A questo punto potrebbero essere i
provider, cioè coloro che forniscono l'accesso a Internet
del sito, ad avere un'ampia responsabilità. Potrebbero
essere loro infatti a rischiare di incorrere nelle sanzioni
amministrative in quanto divulgatori di "stampe o stampati
pubblicati senza l'osservanza delle prescrizioni di legge".
La
Repubblica (6 aprile 2001)
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