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L'Unità, 11.12.2003

Da Roma il grido degli assetati: nella Carta delle Nazioni Unite il diritto all'acqua


di wa.ma.

Un diritto fondamentale degli esseri umani, da garantire a ogni abitante del mondo; uno strumento di pace e di libertà; un bene comune, appartenente a tutti gli organismi viventi. Per ribadire questo carattere fondamentale dell’acqua, le oltre 400 organizzazioni che hanno aderito all'appello lanciato nel marzo scorso dall'ex premier portoghese Mario Soares e dall'economista Riccardo Petrella per un Contratto Mondiale dell'acqua, si sono riunite mercoledì a Roma, dove hanno lavorato a una Dichiarazione mondiale dell'acqua. Che parte da 6 obiettivi prioritari, giuridici, economici e sociali, con il compito di cambiare lo status legale di questo bene, di indicare una serie di soluzioni percorribili, nonché di responsabilizzare la comunità mondiale. Nel dettaglio, le indicazioni sono: costituzionalizzazione del diritto all’acqua nella Dichiarazione Universale dei Diritti umani delle Nazioni Unite, nella Carta Costituzionale Europea, nelle Costituzioni dei vari Stati e negli statuti delle autorità comunali, provinciali e regionali; riduzione dei pompaggi e dei consumi devastanti, attraverso la limitazione dei prelievi per agricoltura e industria e degli abusi a livello domestico, oltre alla ripublicizzazione della gestione di questo bene; trasformazione dell’acqua in strumento di pace, che mai possa essere utilizzata a fini bellici; invenzione della “finanza cooperativa”, un fondo mondiale, destinato a finanziare interventi per garantire l’accesso all’acqua potabile agli abitanti di tutto il mondo; istituzione a tutti i livelli locali di Consigli dei cittadini, con poteri deliberativi, a sostegno ed in rafforzamento delle istituzioni di democrazia rappresentativa, secondo le pratiche e le culture dei vari Paesi

Si tratta di obiettivi, che appaiono tanto più necessari e urgenti alla luce del fatto che alla fine del 2003, dichiarato dalle Nazioni Unite anno internazionale dell’acqua, i dati sono ancora quelli allarmanti dei mesi scorsi: più di un miliardo di persone non hanno alcun accesso a fonti di acqua pulita, 800 milioni di persone non hanno un rubinetto in casa, più di 5 milioni di persone (la maggior parte delle quali bambini) muoiono ogni anno per le malattie causate dall’acqua contaminata. E la disparità tra le diverse zone del mondo è enorme: un cittadino nordamericano utilizza 1.700 metri cubi di acqua all’anno contro i 250 in media dell’Africa. "L’esclusione dell’acqua 55 anni or sono quale diritto esplicito nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, della quale oggi ricorre l'anniversario - ha denunciato Mario Soares - ha impedito ai cittadini di esercitare delle pressioni efficaci sui Governi ed ha determinato l’affermarsi nelle legislazioni nazionali di approcci e di gestioni fondati sull’acqua come un servizio "a pagamento". Per questo è urgente e indispensabile riconoscere formalmente il carattere di "bene comune pubblico" dell'acqua, che non è una merce come tutte le altre". In questo senso anche l’intervento di Pietro Folena, che intervenendo a proposito della situazione italiana, ha presentato una serie di emendamenti che limitano la privatizzazione dell’acqua prevista dalla Finanziaria e ha sottolineato: “Vogliamo sottrarre i beni comuni alla logica del mercato”.


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