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EDICOLA
Di Maurizio Arcari

ACQUA E DIRITTO INTERNAZIONALE

MOZIONE CONCERNENTE LE INIZIATIVE PER L'ACCESSO UNIVERSALE ALLE RISORSE IDRICHE

La Camera,
premesso che:
è necessario promuovere una politica per l'accesso universale all'acqua, come diritto e non come merce;
dal 1950 ad oggi il consumo globale di acqua è triplicato ed i suoi sprechi rispetto al fabbisogno produttivo e vitale sono aumentati del 15.000 per cento (dati Onu);
circa 1 miliardo e 400 milioni di persone soffrono di una mancanza di risorse idriche per tutto l'anno e altri 600 milioni per almeno 4 mesi all'anno;
il 21 per cento della popolazione mondiale controlla direttamente o indirettamente il 76 per cento delle risorse idriche dolci utilizzate e ne consuma (e spreca) il 97 per cento e di questo 76 per cento oltre il 65 per cento è in mano a soggetti privati;
ogni giorno 6000 bambini muoiono per la mancanza di acqua potabile e, come dice Elisabeth Dowdeswell, direttrice del programma ambiente dell'Onu, «sono proprio i soggetti più deboli a non poter accedere alle fonti idriche, comprese quelle presenti nel paese»; in proposito, è opportuno ricordare il rapporto 2001 predisposto dalla convenzione delle Nazioni Unite per combattere la desertificazione (Unccd), che, richiamando le raccomandazioni per il summit mondiale per lo sviluppo sostenibile (Wssd), ci illustra come «l'estirpazione della povertà e le politiche ambientali devono andare di pari passo. (...) La priorità è quella di cooperare per uno sviluppo sostenibile delle comunità che vivono in condizioni di povertà assoluta o di fame endemica. Spesso si tratta di comunità rurali in aree desertiche»;
la crisi idrica - legata a condizioni climatiche specifiche (soprattutto nel Mezzogiorno) e a una pessima gestione tanto delle risorse quanto del loro riuso - interessa addirittura sette italiani su dieci tanto al Sud, quanto al Nord e nelle isole, condizionando pesantemente nello specifico l'economia e le potenzialità di crescita delle regioni meridionali e generando una vera e propria sottocultura criminale, fatta di prepotenze e clientelismo, che mina alla base la stessa idea di democrazia;
prova di ciò è oggi anche la situazione siciliana, dove si è raggiunto un livello drammatico di emergenza per la vita concreta dei cittadini e per la sopravvivenza di molte attività produttive, soprattutto in agricoltura e nel settore turistico, e dove il Governo regionale di centro-destra - coinvolto in uno scontro tutto interno alla propria coalizione per la nomina dei nuovi commissari - non ha saputo predisporre per tempo gli interventi necessari, già indicati dal precedente commissario per le acque il generale Iucci;
l'emergenza idrica che colpisce il nostro Paese, tanto al Sud quanto al Nord, necessita di interventi strategici volti a superare una parcellizzazione degli strumenti e delle singole iniziative in campo, attraverso anche maggiore trasparenza nell'allocazione e nell'utilizzo delle risorse e attraverso soprattutto il rispetto e l'attuazione completa della stessa legge Galli (legge n. 36 del 1994);
occorre superare la logica, tutta emergenziale, dei tanti (piccoli o grandi) super commissari e evitare ogni politicizzazione degli interventi, pensati non per risolvere la crisi idrica ma solo per favorire le regioni governate dal centro destra, secondo uno spirito di speculazione elettorale, che ha per di più fatto perdere tempo prezioso per poter gestire le emergenze: gli avvenimenti in Sicilia stanno clamorosamente evidenziando ciò (i pozzi privati non sono stati requisiti per tempo, non si è bloccato lo svuotamento delle dighe, non sono stati disposti gli allacciamenti e le adduzioni);
il trasferimento di 200-300 milioni di metri cubi di acqua all'anno dall'Abruzzo, previsto dalla delibera Cipe n. 121/2001, rappresenta un intervento meramente emergenziale, che non solo non tiene conto del grande impatto sull'ambiente, sull'economia e sulla vita civile dell'Abruzzo e non è stato discusso in nessuna istanza democratica, ma che non prevede approfondimenti tecnici adeguati, nessuna preventiva messa in efficienza degli acquedotti esistenti, e quindi rischia di tradursi in sperpero di denaro, senza dare alcun sollievo reale a chi non ha acqua a sufficienza;
oggi la vera sfida consiste nell'affrontare alla radice tanto un'incapacità di manutenzione, rinnovamento, potenziamento delle infrastrutture di conduzione delle acque, quanto una mancanza di volontà politica generale per riordinare il sistema complessivo dei bacini idrici (e relativi bilanci di bacino) e per avviare una razionalizzazione, una stabilizzazione e un rilancio delle sorti dei principali acquedotti macroregionali (superando gli attuali assetti ereditati dalle partecipazioni pubbliche nell'economia);
vi è un'emergenza ambientale aperta - relativa anche ai dissesti idrogeologici e alla mancata depurazione delle acque - che trova nel Governo nazionale un vero e proprio disinteresse nell'intervenire, tanto per rispondere ad un'emergenza idrica che ogni anno si ripete, quanto per delineare soluzioni di medio-lungo periodo;
il piano del Governo (vedasi delibera Cipe del 21 dicembre 2001) non prevede quasi nulla per evitare le perdite idriche dagli acquedotti e non prevede nulla per interventi infrastrutturali più in generale utili: per esempio, per promuovere la depurazione delle acque nere e per permetterne il riuso;
i finanziamenti previsti nel decennio per le reti idriche sono una quota marginale rispetto alle già relativamente scarse risorse destinate al Mezzogiorno e alle opere infrastrutturali (circa il 3 per cento del totale, la stessa somma che l'Ulivo aveva previsto solo per le politiche di settore legate alla depurazione). Il contesto generale è caratterizzato da logiche deregolative, di riduzione delle responsabilità pubbliche, come la stessa delega richiesta dal Governo in materia ambientale testimonia;
il Governo non ha ancora stanziato risorse specifiche, né ha attualmente previsto interventi significativi per combattere l'emergenza idrica. Il nuovo Governo, più volte sollecitato, non ha dato seguito agli interventi connessi con il piano di azione nazionale di lotta alla desertificazione e previsti da due successive delibere Cipe: piano previsto e finanziato anche nel rispetto della convenzione internazionale Onu sulla lotta alla siccità ratificata dall'Italia nel 1997;
al contempo, l'acqua è fonte di vita insostituibile e deve essere considerata un bene comune appartenente a tutti gli abitanti del pianeta, oltre ogni distinzione etnica, religiosa, politica, economica, culturale e sessuale. A nessuno è, quindi, riconosciuto il diritto, né individualmente né come gruppo, di usare l'acqua come strumento di oppressione, di esclusione, di ricatto per lo sviluppo delle comunità e delle proprie o altrui economie;
l'acqua, da cui dipendono la salute individuale e collettiva, le attività agricole e industriali, i servizi, deve essere accessibile a tutti secondo il bisogno, come diritto inviolabile ed universale. La principale condizione a cui tale diritto deve essere sottoposto è il dovere di farne un uso giusto, solidale, nel rispetto della protezione e della qualità dell'ambiente ed in base ad un principio di eguaglianza tra nord e sud del mondo, tra aree dello stesso Paese;
in ambito nazionale, la solidarietà e la cooperazione nell'utilizzo delle risorse idriche devono essere conseguite attraverso la promozione di un confronto ampio e partecipato, previsto dalla stessa normativa che istituisce le intese di programma e i piani di bacino, con una valutazione attenta delle esigenze tanto dei territori da dove la risorsa si preleva, tanto dei territori in cui si utilizza;

impegna il Governo:

a promuovere ogni intervento necessario per la creazione di un'organizzazione internazionale delle risorse naturali, paritaria (uno Stato, un voto), effettivamente in grado di intervenire e vincolare gli Stati più restii ad un vero e proprio piano di redistribuzione delle risorse vitali (prendendo anche spunto dalle analisi e proposte del Comitato internazionale per il contratto mondiale sull'acqua, costituito su iniziativa del gruppo di Lisbona e presieduto da Mario Soares);
a promuovere in sede internazionale la stipula immediata di un protocollo internazionale (sull'esempio del protocollo di Kyoto) per la tutela, l'accesso paritario e la giusta distribuzione delle risorse idriche mondiali;
a promuovere, tanto in sede comunitaria quanto presso le organizzazione internazionali di cui è parte, una campagna di cooperazione internazionale per la promozione di partenariati attivi tra popolazioni locali e fornitori di know how, attraverso lo scambio tra comunità del Nord e Sud del mondo di best-practice per lo sviluppo (o la modernizzazione) dei sistemi di distribuzione e sanitarizzazione dell'acqua per le seicento città della Russia, dell'Africa, dell'Asia, dell'America latina e dei Paesi europei, che avranno più di un milione di abitanti nell'anno 2020 e i cui acquedotti e sistemi sono già obsoleti o inadeguati;
a promuovere, tanto in sede comunitaria quanto presso le organizzazioni internazionali di cui è parte, una campagna per la lotta contro le fonti di inquinamento delle acque nelle città del Nord America, Europa occidentale e Giappone, dove la contaminazione del terreno, sia in superficie che in profondità, sta diventando più preoccupante e già oggi rende inutilizzabile il 38 per cento delle risorse idriche potenzialmente disponibili proprio nei Paesi di origine;
ad inserire, all'interno degli interventi governativi già predisposti, gli strumenti e le risorse necessarie per rilanciare una politica idrica di sistema, anche in raccordo con le stesse regioni meridionali, avviando un piano di «opere strategiche» per il rilancio dei depuratori (a partire dai grandi centri con oltre 200 mila persone) e una politica di depurazione delle acque reflue al fine di usi irrigui e industriali, investendo anche in ricerca ed innovazione nel campo, per esempio, della desalinizzazione delle acque marine;
a destinare risorse straordinarie per un intervento di sistema (almeno il 15 per cento delle risorse complessive previste dalla legge obiettivo) che possa permettere, da un lato - con la compartecipazione di realtà locali e soggetti privati - l'immediata manutenzione delle grandi condotte e la definizione di un nuovo piano della distribuzione, recuperando così prima l'acqua perduta o sprecata in luogo di nuove adduzioni, dall'altro procedere alla pianificazione degli interventi, alla costituzione delle unità di bacino, dove non ancora esistenti, alla stesura di piani e bilanci idrici di bacino (con un'attenzione ai livelli regionali) per l'utilizzo e la misurazione delle disponibilità e degli utilizzi idrici locali, utilizzando anche strumenti e risorse nazionali finalizzate alla reale efficacia delle intese istituzionali di programma ed impegnando le risorse indotte dal sistema dei programmi operativi regionali, con l'apporto delle regioni;
ad incentivare presso le regioni a statuto speciale, principalmente per la Sicilia, la costituzione di autorità uniche per il coordinamento delle risorse idriche, sostitutive gradualmente dei tantissimi enti le cui competenze e funzioni sono assai frammentate e inefficaci;
a promuovere interventi specifici per il rilancio di alcune grandi condotte idriche e del sistema delle dighe, specialmente in Sicilia e Sardegna, garantendo una gestione trasparente degli appalti che eviti infiltrazioni mafiose e della criminalità organizzata, come tuttora avviene;
a promuovere concrete iniziative per favorire interventi strutturali in ambiente urbano finalizzati alla raccolta, in cisterne sotterranee, delle acque meteoriche (piazze, parcheggi, aree industriali);
a favorire, sia per le abitazioni private che per ambienti pubblici, la progettazione, anche attraverso incentivi alla ristrutturazione, di reti duali di impianti idrici, che differenzino l'uso delle acque potabili da quelle usate per scopi sanitari, come avviene nei Paesi del nord Europa;
a promuovere una vera e propria campagna per l'uso intelligente e solidale delle acque italiane, attraverso la più ampia informazione e sensibilizzazione dei cittadini, in particolare i più giovani per l'uso equilibrato delle acque, per la differenziazione nell'utilizzo di acque potabili e non, per la diminuzione degli sprechi (l'Italia è al primo posto per i prelievi per uso domestico con 250 litri al giorno di acqua potabile per abitante);
ad istituire il 22 marzo (giornata Onu per celebrare il diritto all'acqua) come specifica giornata di riflessione e discussione nelle scuole italiane, con programmi specifici di sensibilizzazione, rivolti sia al corpo docente che agli alunni e ai loro genitori;
a promuovere un apposito programma pluriennale rivolto alle università meridionali, al fine di specializzarne alcune attività di ricerca, specialmente quella applicata ai consumi produttivi, anche nel tentativo di dare vita ad un vero e proprio consorzio nazionale delle università del sud contro le crisi idriche;
a promuovere appositi interventi legislativi, in collaborazione con le principali organizzazioni di categoria e con i sindacati maggiormente rappresentati, al fine di riconoscere da subito lo stato di crisi per le province colpite da siccità, consentendo l'esonero per gli allevatori della cosiddetta «fida da pascolo», aumentando l'indennizzo previsto dalla legge per ogni azienda, annullando i prelievi fiscali a carico degli agricoltori per l'anno 2002, posticipando il pagamento di tutte le rate dei crediti agrari in scadenza nell'anno in corso e prevedendo immediatamente, anche con l'ausilio di mezzi militari, servizi speciali di approvvigionamento idrico, mobilitando da subito per la Sicilia la Protezione civile, al fine di garantire l'approvvigionamento nelle città e nei quartieri residenziali;
ad accelerare e incrementare, in contemporanea con gli interventi fiscali sovra indicati, la riforma strutturale dei sistemi di irrigazione intensiva, promuovendo la raccolta multicanale delle acque in eccesso e per gli allevatori, promovendo interventi di rivitalizzazione dei pascoli utilizzati, riscoprendo, in generale, anche antiche tecniche di gestione dell'acqua, già sperimentate nel passato in diverse realtà meridionali dalla Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, pena anche un graduale aumento delle tariffe (oggi molto basse) di utilizzo dell'acqua;
ad adottare iniziative, inoltre, alla luce dei costi aggiuntivi conseguenti alla fase emergenziale che gravano sulle aziende consortili fornitrici di risorsa idrica per gli indispensabili sollevamenti delle acque, affinché sia prevista l'applicazione di tariffe agevolate da parte dell'Enel, o almeno il posticipo dei pagamenti delle fatture al fine di scongiurare forti squilibri di bilancio;
a promuovere, secondariamente ad interventi relativi alla riduzione degli sprechi idrici, una consistente semplificazione delle procedure per l'autorizzazione di nuovi giacimenti di risorse idriche, ove la documentazione prodotta sia conforme e completa, fissando tempi certi ovvero poteri sostitutivi per il rilascio delle autorizzazioni, e sempre ove non vi sia nessun rischio ambientale per falde o bacini;
a mobilitare immediatamente le prefetture meridionali e siciliane, in particolare per colpire eventuali speculazioni sui prezzi e sulle tariffe dell'acqua;
a dare seguito alle delibere Cipe relative al piano di azione nazionale per la lotta alla siccità;
a promuovere, in ambito nazionale, la solidarietà e la cooperazione nell'utilizzo delle risorse idriche, attraverso un confronto ampio e partecipato, previsto dalla stessa normativa che istituisce le intese di programma e i piani di bacino, con una valutazione attenta delle esigenze tanto dei territori, da dove la risorsa si preleva, tanto dei territori in cui si utilizza;
a promuovere ogni intervento nel rispetto di due principi inderogabili: il principio della perequazione tra territorio e zone del Paese, tra Nord e Sud d'Italia, e il principio, per cui tanto l'approvvigionamento delle risorse idriche, quanto la distribuzione deve avvenire secondo principi, regole, responsabilità generali di diritto pubblico, secondo l'idea stessa che le liberalizzazioni e le privatizzazioni non possono mai prescindere dalla tutela degli interessi dei cittadini e delle stesse comunità locali.
(1-00073) «Violante, Castagnetti, Boato, Rizzo, Pecoraro Scanio, Folena, Calzolaio, Buffo, Lolli, Borrelli, Rossiello, Di Gioia, Lumia, Piglionica, Vigni, Battaglia, Innocenti, Montecchi, Magnolfi, Ruzzante, Cento, Adduce, Benvenuto, Bersani, Bogi, Bolognesi, Burlando, Cabras, Capitelli, Chiti, Cordoni, Crisci, Crucianelli, Finocchiaro, Grandi, Lucà, Lucidi, Melandri, Minniti, Cima, Ottone, Pennacchi, Rognoni, Sasso, Sereni, Spini, Turco, Visco, Zani, Abbondanzieri, Agostini, Albonetti, Amici, Angioni, Bandoli, Bellini, Bettini, Bielli, Bonito, Bova, Buglio, Caldarola, Carboni, Carli, Cazzaro, Cennamo, Chianale, Chiaromonte, Bulgarelli, Cialente, Coluccini, D'Alema, Dameri, De Brasi, Alberta De Simone, Diana, Di Serio D'Antona, Duca, Fassino, Filippeschi, Fluvi, Fumagalli, Galeazzi, Gambini, Gasperoni, Giacco, Giulietti, Grignaffini, Grillini, Guerzoni, Kessler, Labate, Leoni, Lulli, Luongo, Mancini, Manzini, Maran, Paola Mariani, Lion, Raffaella Mariani, Mariotti, Marone, Martella, Maurandi, Mazzarello, Motta, Mussi, Nannicini, Nieddu, Nigra, Oliverio, Olivieri, Panattoni, Petrella, Pinotti, Pisa, Pollastrini, Preda, Quartiani, Raffaldini, Ranieri, Rava, Nicola Rossi, Rotundo, Rugghia, Sabattini, Sandi, Sciacca, Buemi, Sedioli, Siniscalchi, Soda, Stramaccioni, Susini, Tidei, Tocci, Tolotti, Trupia, Michele Ventura, Vianello, Zanotti, Zunino, Zanella, Loiero, Monaco, De Franciscis, Duilio, Gambale, Giachetti, Mantini, Molinari, Morgando, Potenza, Santagata, Sinisi, Stradiotto, Tanoni, Acquarone, Annunziata, Banti, Giovanni Bianchi, Gerardo Bianco, Enzo Bianco, Bimbi, Bindi, Boccia, Bottino, Bressa, Burtone, Camo, Carbonella, Cardinale, Carra, Ciani, Colasio, Cusumano, Delbono, De Mita, Fanfani, Fioroni, Fistarol, Franceschini, Frigato, Fusillo, Gentiloni Silveri, Iannuzzi, Ladu, Letta, Lettieri, Santino Adamo Loddo, Tonino Loddo, Lusetti, Maccanico, Marcora, Marini, Mastella, Mattarella, Mazzuca Poggiolini, Meduri, Merlo, Micheli, Milana, Mosella, Ostillio, Papini, Parisi, Pasetto, Luigi Pepe, Pinza, Ceremigna, Piscitello, Pisicchio, Pistelli, Realacci, Reduzzi, Ruggeri, Ruggieri, Rusconi, Ruta, Rutelli, Soro, Squeglia, Tuccillo, Vernetti, Villari, Volpini, Villetti, Bellillo, Armando Cossutta, Maura Cossutta, Diliberto, Franci, Nesi, Pistone, Sgobio, Vertone».
(27 maggio 2002)



 

 

"Sulla fame solo promesse"
I vertici di Onu e Fao attaccano i paesi ricchi

La difesa degli Stati Uniti: "Siamo i maggiori contributori, e le sovvenzioni ai nostri agricoltori sono autorizzate dal Wto"
Annan: "E´ ora di passare dalle parole ai fatti". Diouf: "Le nazioni sviluppate dimenticano gli impegni presi"
Aperto il summit con l´approvazione della dichiarazione di intenti Ma il documento non è vincolante
GIAMPAOLO CADALANU



ROMA - Fiat panis, «Che il pane sia», recita il motto della Fao nel simbolo del vertice mondiale sull´alimentazione. Ma il pane, per adesso, non sarà. E´ bastata una giornata di lavori, e già sembra che il summit debba sancire solo la delusione del mondo. Anche se Kofi Annan mette tutta l´energia possibile a dire che «non c´è più tempo, è ora di passare dalle parole ai fatti», anche se i pochi leader dell´Occidente presenti rinnovano l´impegno alla lotta contro la fame, il pessimismo ieri al palazzo di Caracalla era diffuso. "Cinque anni dopo", come dice il tema stesso del summit, ovvero a una distanza di tempo già sufficiente per valutare i progressi fatti, le promesse solenni del 1996 restano promesse.
Il «padrone di casa» Jacques Diouf si associa all´appello del segretario Onu e attacca apertamente i paesi ricchi: «Le loro azioni contraddicono le parole», dice dal palco del Summit. Ottiene applausi, espressioni di sdegno, nuove promesse: insomma, altre parole, così come parole saranno, più tardi, le dichiarazioni d´intenti nel documento comune, approvato per acclamazione ma naturalmente privo di valore vincolante.
Ciampi riprende la proposta di cancellare il debito dei paesi bisognosi e chiede un mea culpa ai presenti. Ma ad ascoltarlo ci sono quasi solo i leader dei paesi poveri, ognuno con i suoi bilanci e le sue ricette per la sopravvivenza, nessuno in grado di intervenire per cambiare i meccanismi del "banchetto mondiale". I leader degli Stati ricchi hanno snobbato l´appuntamento in massa, «assenze che fanno rumore», come dice il sindaco Veltroni. E i pochi "potenti" arrivati al quartier generale Fao sembrano intenzionati a tenere il profilo più basso possibile, così da non dover essere costretti per primi ad ammettere il fallimento. Gli incontri con la stampa diventano una grottesca sfilata di appuntamenti annullati: il primo a deludere i cronisti è Kofi Annan, ma anche la prevista conferenza di Berlusconi è sin dall´inizio assente dalla scaletta. Poi è José Maria Aznar a sfuggire alle domande: come presidente di turno dell´Unione europea non ha potuto evitare la trasferta a Roma, ma dopo un breve intervento in assemblea riparte per Madrid. E alla fine persino Romano Prodi preferisce tenersi lontano dai microfoni.
Intanto l´assemblea vara entusiasticamente il documento conclusivo: è una lista di sogni, di impegni generici senza vigore legale, con la riconferma della volontà di «dimezzare entro il 2015 il numero degli affamati». E poi impegni ad «assicurare l´accesso al cibo, all´acqua, alla terra, al credito e alle tecnologie», un accenno al rispetto dei diritti umani e uno al ruolo delle donne, fino al riconoscimento del «Codice alimentare e della Convenzione per la protezione delle piante». Nella nuova Carta non manca un nuovo richiamo ai paesi ancora troppo avari: sono pochi, finora, a dedicare il fatidico 0,7 per cento del Prodotto interno agli aiuti allo sviluppo.
La delegazione degli Stati Uniti, però, tiene a precisare che su un punto non è d´accordo. Quando si parla di «diritto al cibo», dice il sottosegretario all´Agricoltura Alan Larson, «si fa del filosofismo». E anche il ministro Ann Venemann, unica ad affrontare le domande dei giornalisti, ribadisce che Washington ha la coscienza a posto. «Siamo i maggiori contributori del mondo», ricorda il segretario di Stato per l´Agricoltura, respingendo anche le accuse di protezionismo e garantendo che le sovvenzioni ai coltivatori americani - criticate duramente anche da Prodi - «sono nei limiti consentiti dagli accordi del Wto».
Una spiegazione che non supera le critiche di Kofi Annan: «I sussidi agli agricoltori occidentali devono essere ridotti», dice il segretario generale, e Jacques Diouf aggiunge: «Bisogna abbattere le barriere già esistenti». Altrimenti si rischia di procedere su questi ritmi disastrosi: continuando così, l´obiettivo di dimezzare il numero degli affamati sarebbe raggiungibile - se tutto andrà bene - con un ritardo di almeno 45 anni.

 

Vertice Fao: già al lavoro le ong

9 giugno 2002
Articolo messo in Rete alle 16:46 ora italiana (14:46 GMT)

Protesta di Greenpeace

Una protesta di Greenpeace domenica a Roma

 

ROMA (CNN) -- Centinaia di delegati di organizzazioni non governative si sono riuniti al Palazzo dei Congressi a Roma per discutere di risorse alimentari e idriche, di diritto al cibo e alla sopravvivenza, di "sovranità alimentare". Il Forum internazionale delle organizzazioni non governative non è un vero e proprio controvertice: il documento che ne uscirà sarà presentato al vertice della Fao che inizia domani e il programma dei lavori prevede anche un intervento del direttore generale della Fao, Jacques Diouf.

Al Forum, come alla manifestazione di sabato, partecipano attivisti arrivati da tutto il mondo, appartenenti a organizzazioni non governative, movimenti della società civile, associazioni agricole. Sul versante italiano hanno aderito Cgil, Cisl e Uil, i sindacati di base, la rete dei Social forum, Verdi e Rifondazione comunista.

I temi in discussione, e quindi i punti centrali del documento, sono quelli classici del movimento contro la globalizzazione liberista. Il concetto centrale è quello della "sovranità alimentare", cioè il diritto dei popoli a definire autonomamente le proprie politiche agricole e di produzione sostenibile. "Avere diritto al cibo - afferma Luca Colombo del comitato italiano del Forum ong - significa avere diritto di accesso alle risorse di base, come acqua e terra".

Un altro tema forte è quello della lotta agli organismi geneticamente modificati, partendo da una richiesta di moratoria sulla colture transgeniche, e ai brevetti sulla vita.

Alcuni dei problemi sollevati dalle organizzazioni non governative coincidono con quelli sollevati dalla Fao, che da domani, lunedì, cercherà di riportare i leader mondiali al rispetto dell'obiettivo fissato nel 1996: dimezzare la fame nel mondo entro il 2015, un traguardo ancora molto lontano.

Ma i "no global" ritengono che la Fao, la maggiore organizzazione dell'Onu per l'alimentazione, sia priva di poteri. L'ha detto chiaramente sabato José Bové, esponente di spicco del movimento: "La Fao non ha nessun potere e per questo siamo noi che dobbiamo restituirle il potere che ora ha il Wto e le altre grandi istituzioni".



http://www.forumfoodsovereignty.org/



Fao
Programma per l'Alimentazione mondiale dell'Onu




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