| BIBLIOTECA | | EDICOLA | | TEATRO | | CINEMA | | IL MUSEO | | Il BAR DI MOE | | LA CASA DELLA MUSICA | | LA CASA DELLE TERRE LONTANE |
|
LA STANZA DELLE MANIFESTAZIONI | | | NOSTRI LUOGHI | | ARSENALE | | L'OSTERIA | | LA GATTERIA |
| IL PORTO DEI RAGAZZI |


altri scritti di Balard

MICHEL BALARD

IL SECOLO XIX – 05/10/2001

Non è guerra di religione ma rivolta di disperati


 Islam contro Cristianesimo? La questione è stata posta dopo i gravissimi attentati che hanno colpito gli Stati Uniti l'11 settembre scorso. Taluni, anche tra le più alte autorità, non hanno esitato a parlare di “crociata” per indicare l'inevitabile risposta che il mondo intero s'attende. Scontro di culture? Non è così sicuro. Uno sguardo da storico può aiutare a comprendere la realtà del tempo presente e a prendere la misura giusta degli avvenimenti, con la serenità necessaria, malgrado la gravità dei fatti.

Nei Paesi occidentali, il concetto di jihad è inevitabilmente risorto per definire non solo un terrorismo inaccettabile o i governi che ne proteggono gli autori, ma anche l'insieme dei musulmani, sospettati di voler condurre la guerra santa contro l'Occidente. Questo è un abuso di significato offensivo. Per chi vuol leggere bene il Corano, la jihad indica per prima cosa – ventidue versetti su trentacinque che citano la parola – lo sforzo teso verso un obiettivo, in generale la sottomissione a Dio e la testimonianza di fede, poi solamente la lotta e l'azione militante per la diffusione di questa fede (Corano, IX, 29).

Ma nel Corano così come nella tradizione islamica (la Sunna), le prescrizioni sulla jihad restano generali e imprecisate e non offrono alcuna risposta alle domande essenziali: quando, su quali basi, secondo quali modalità, dove e per quali obiettivi innescare la lotta armata?

Questo serve a difendere la comunità (Umma) contro le forze disgregatrici, essendo l'Islam in epoca classica, tollerante nei confronti delle religioni ebraica e cristiana. Obbligo collettivo, la pratica della jihad dipende dalla decisione del principe, giudice unico delle circostanze.

Trasferita in epoca attuale, la jihad si trova profondamente sviata. Se si guarda il suo valore di norma religiosa, che impone a tutti i credenti il dovere e la speranza di far trionfare la parola di Allah nell'intero universo, il suo utilizzo da parte di piccoli gruppi fanatici con l'obiettivo di distruggere i fondamenti della civiltà occidentale non può in nessun caso trovare una giustificazione teologica nel Corano e nella tradizione islamica.

Nel corso del XX secolo, i dottori della Legge ne hanno dato una definizione pacifica, riducendola a uno sforzo di proselitismo e limitandone l'azione militare al suo aspetto difensivo. La grande maggioranza dei musulmani nel mondo attuale non si è sbagliata: il massacro di migliaia di innocenti da parte di kamikaze che abusavano del nome di Allah è stata condannata come contraria alla legge dell'Islam.

Come comprendere questi due tragici avvenimenti? Due strade possono essere esplorate: in una piccolissima minoranza di musulmani c'è il sogno di un ritorno all'età dell'oro e in un numero più grande, purtroppo, un rancore tenace nei confronti dell'Occidente, ritenuto responsabile della loro miseria e del loro ritardo nello sviluppo tecnologico.

L'età dell'oro, sarebbe quella dei primi tempi dell'Islam, che si caratterizzava per l'unità della comunità e l'applicazione generalizzata della Legge dell'Islam, la chari'a, insieme alle norme e alle regole alle quali i musulmani devono sottomettersi e che portano nello stesso tempo alla vita di culto e di relazioni sociali, poiché non c'è in islam separazione tra la religione e la politica. Ma da un lato l'unità della comunità è presto finita in pezzi, dopo la morte del Profeta, con i suoi seguaci divisi in sunniti e sciiti a causa della legittimità della sua successione. Alcuni califfati rivali si sono spartiti la comunità abasside, ommeiade di Cordova e fatimide, senza parlare degli emirati praticamente autonomi che sono fioriti nel vicino Oriente medievale.

Dall'altro lato, la messa in pratica della chari'a è stata forte a seconda dell'interpretazione che ne hanno dato le quattro scuole giuridiche che si sono sforzate di trovare delle soluzioni a tutti i problemi concreti della vita di una comunità che né il Corano, né la tradizione potevano aiutare a risolvere. E s'immagina che le divergenze sarebbero ancora peggiori ai nostri tempi di un mondo globalizzato. Il ritorno all'età dell'oro, che corrisponde ai primi tempi dell'islam, è un'allusione assolutamente irrealizzabile.

Ma questo si può comprendere per la nostalgia di un'epoca dove il progresso scientifico e tecnico offriva una superiorità evidente del mondo arabo-musulmano nei confronti dei vicini. Però, tutto si è capovolto dalla fine del Medio Evo. Lo sviluppo tecnico ed economico dell'Occidente ha condannato la maggior parte dei Paesi musulmani a un sottosviluppo che non ha fatto che aumentare nel corso del tempo. Le ricchezze dell'oro nero rendono oggi solo alle élites politiche ristrette sostenute dall'Occidente, e non alle popolazioni dei paesi produttori.

Come impedire che non si sviluppi presso questi popoli un odio mortale verso i Paesi ricchi, colpevoli di praticare uno “scambio impari”, materie prime poco costose contro prodotti fabbricati e tecnologie inaccessibili alle masse? Le continue ingerenze delle grandi potenze ostili ai movimenti di emancipazione nei paesi dell'Islam, e un'ideologia permissiva, inaccettabile dai musulmani, non fanno che esacerbare l'avversione nei confronti dell'Occidente presso i disperati di un mondo povero. Beffati dalle premesse illusorie di una vita migliore nell'aldilà essi sarebbero pronti a tutto contro quelli giudicano loro oppressori.

In questi tempi di grandi sconvolgimenti, non è forse venuto il momento di capire l'Altro e di instaurare dei rapporti Nord-Sud meno disuguali?

Michel Balard – IL SECOLO XIX – 05/10/2001



| MOTORI DI RICERCA | UFFICIO INFORMAZIONI | LA POSTA | CHAT | SMS gratis | LINK TO LINK!
| LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing List | Forum | Newsletter | Il libro degli ospiti | ARCHIVIO | LA POESIA DEL FARO|