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Desaparecidos e lager. L'Argentina teme il ritorno di North

Mentre a Santiago del Cile il giudice Guzman getta la spugna e rinuncia a scavare negli orrori del passato per capire chi, e per conto di chi, ha scatenato il Piano Condor; mentre altri magistrati, avvocati, mogli e figli di desaparecidos, tremano all'idea che la vittoria degli ex pinochettisti annunciata alle prossime elezioni presidenziali, imponga la legge della “pacificazione”, pietra tombale sui delitti con la liquidazione di un po' di soldi, trent'anni dopo, alle famiglie dei sepolti chissà dove, l'Argentina di Kirchner cancella le leggi salva assassini e fruga con impegno nel passato dei suoi militari. I registi della violenza temono che la ragnatela delle strategie suggerite da lontano finisca per rivelare amicizie imbarazzanti.

Inquietitudine da evitare. Il sospetto che accompagna il ritorno in scena delle ombre dell'operazione Condor.

Gli amicizie

Oliver North ne è stato il protagonista. Adesso sbarca a Buenos Aires con l'indifferenza di chi ha cambiato la vita e fa altre cose. E' arrivato con moglie e figlio. Sta cercando casa con l'aiuto di John Battaglia con uruguaiano, passaporto americano perché cresciuto negli Usa. Ha preceduto North aprendo uffici con permessi che lo autorizzano a “mettersi a disposizione di chi chiede aiuto”. Battaglia si era arruolato nei marines, ma non per combattere. Incarichi speciali, azioni coperte.

In Vietnam, in Europa lungo la cortina di ferro. L'Italia anni '70 mangiava “spaghetti in salsa cilena”. E' passato anche da qui. Poi la Cia lo ha trasformato in un protagonista in maschera nelle operazioni del Piano Condor. L'amicizia con North è cominciata così. “Ho sempre scelto battaglie nelle quali credevo. Spesso la democrazia insinua rassegnazione e tolleranza: favorisce il comunismo. Abbiamo combattuto i sovversivi. Alcuni li ho ammirati. Ammiravo chi non faceva nomi malgrado fosse imbottito di Pentotal”. “Tacevano sotto tortura?”. Risponde dopo un lungo silenzio: “Erano figli di puttana, pronti agli attentati e disposti a qualsiasi cosa pur di rovesciare nel caos l'ordine di un Paese”. “E i voli della morte?”. “Non ha mai visto torturare qualcuno? La mia prima volta è successo quando i comunisti torturavano mia moglie. Ma sono tempi lontani. Siamo qui per ridare fiducia all'Argentina e all'Uruguay; andremo a vedere cosa si può fare in Cile e Brasile. La Trident ha progetti d'espansione nei paesi ricchi, sconvolti dal disordine. Vogliamo aiutare quei cittadini che pretendono una vita normale senza scioperi e cortei”.

North non ha smessi il vecchio mestiere. L'agenzia di questi angeli, Trident, ha un nome che sembra copiato da un cattivo film. Banale e violento come la vita di North, Ollie, per gli amici. “Aggressivo come Clint Eastwood, bello come Glenn Ford, impulsivo come Paul Newman, ha sfidato il Congresso dicendo: ho mentito per il bene della patria e non intendo dire la verità. 150 milioni di americani si incantano davanti alla Tv consacrandolo eroe nazionale” Lo scrive il New York Times, 1987, quando North viene accusato dei traffici dell'Irangate.

Era tornato dal Vietnam con due medaglie dell'ordine del Cuore Purpureo: ferite ed eroismo estremi. “Premiano il coraggio e la crudeltà”, scrive Arthur Miller. Ma il Vietnam lo aveva segnato con ferire profonde. I ricordi lo facevano impazzire. Esce nudo sulla veranda di casa. Pallottola in canna, spara in aria urlando: “Sono diventato un uomo inutile”.

Il reduce dal Vietnam

Due anni di ospedale psichiatrico poi la vita ricomincia con la frequentazione di un corso militare su comunismo e terrorismo. Si specializza nella guerra di “bassa intensità”. Nel 1981 viene ammesso nel Consiglio superiore di Sicurezza. Comincia la routine nascosta il cui capolavoro è il complicato meccanismo del vendere armi all'Iran in guerra con l'Iraq di un Saddam Hussein finanziato dagli americani. Reagan lo sa, il Congresso lo ignora. I dollari di missili e cannoni scaricati a Teheran da aerei militari cileni, servono a finanziare la guerra dei mercenari impegnati in Nicaragua a rovesciare il governo dei sandinisti. Washington nega ogni coinvolgimento, ma la bugia è clamorosa, sotto gli occhi di tutti: alla fine il gioco viene scoperto. Congresso furibondo, North vuol pagare in prima persona per tutti. Scopo dei rifornimenti segreti agli iraniani era convincere gli ayatollah a liberare i prigionieri americani catturati a Beirut dai miliziani di Hamas; riportarli in patria alla vigilia delle elezioni presidenziali. Insomma, spot da sventolare per la gloria del candidato tanto amato. Da una costola di questa operazione nasce il Piano Condor. I paesi del sud latino, legati da dittature ispirate dagli stessi suggeritori, considerano “terroristi” gli intellettuali e i politici democratici che non sopportano i governi in divisa dopo un colpo di stato. Nasce la rete che cattura ed elimina chi cerca di scappare internazionalizzando la protesta: cileni in Argentina, argentini in Uruguay, uruguayani in Brasile o Paraguay. Le polizie locali li seppelliscono in galere segrete. Le polizie di casa corrono a prenderli in consegna, ma i prigionieri non arrivano mai. Spariti durante il viaggio. North guida il girotondo con accanto Otto Reich ed altri cubani oggi al fianco del presidente Bush. Perno nel Sud inquieto, il governo Pinochet, dittatura consolidata. Augusto Pinochet Junior, figlio rapace e ancora superprotetto dalla curiosità della giustizia inutilmente impegnata a mettere in chiaro piccole storie dei suoi grandi imbrogli, condivide la strategia dei servizi cileni, argentini, uruguayani e del Paraguay. Quando viene scoperto, Oliver North sfida il Parlamento con provocazione patriottica: “Non dirò nulla perché amo il mio Paese”. Prova a candidarsi a senatore. Non ce la fa. Ritorna alla burocrazia degli uomini ombra. La Fox lo manda in Iraq, inviato di guerra e per la prima volta dopo il Vietnam, Ollie rimette la divisa. Tv-Fox vuol dire Bush e patriottismo sfrenato, bandierina stelle e strisce appesa all'angolo dello schermo. Senza contare l'influenza destra religiosa che unisce North a Bush nell'integralismo violento contro le “forze del male”. North comincia il mestiere declamando promesse che ne riflettono la passione: “Sono pronto, come tutti, a buttar fuori il mostro che minaccia gli Stati Uniti...”, prime parole pronunciate sull'orlo dell'invasione. Primo servizio lungo il confine tra Iraq e Kuwait. Il giornalismo che accompagna la sua vocazione si nutre di emozioni forti e parziali: continua a combattere col microfono in mano. Forse lo rivedremo nella prossima guerra preventiva. Adesso è tornato al vecchio mestiere assieme ai compagni del Piano Condor.

C'è Ricardo Dominguez, servizi segreti della polizia militare nell'Uruguay della dittatura: è titolare della Trident di Montevideo. Prima di sedersi dietro la scrivania dell'ufficio nuovo, si era impegnato ad agitare le piazze argentine e uruguaiane in favore della liberazione del Pinochet prigioniero a Londra. Dopo l'incontro con North, Dominguez ha richiamato come assistente Poblete Cortez, lo “zio Luca” spietato che obbediva agli ordini del colonnello José Nino Gavazzo. Protagonisti eccellenti del piano Condor: “Eccellenti...eccellenti: non esageriamo. Sono stati coinvolti dalla giustizia in un solo episodio: il viaggio da Montevideo a Buenos Aires per prelevare nel centro Automobile Orsetti alcuni terroristi uruguaiani. Lo Zio Luca lo ha accompagnato...”. “Ma il centro era un laboratorio segreto della tortura. Quei prigionieri non sono mai tornati...”. “Non ho informazioni”. “Lo chieda al nuovo dipendente dell'agenzia”. “Diciamo le cose come stanno: il Piano Condor è stato un eccellente sistema di integrazione fra Paesi amici. In fondo anticipava il Mercosur”. “Con la differenza che il Mercosur favorisce il commercio delle merci, mentre il Piano Condor serviva a far sparire le persone, obbedendo a quale ordine superiore?”. “non ricominciamo a parlare di stati Uniti. I governi di Washington hanno sempre abbandonato North e i suoi amici. Si sono dovuti difendere da soli. Inutile sospettare chissà cosa: ci siamo ritrovati per guadagnarci da vivere nel rispetto degli ideali che non vogliamo tradire. Tutto qui”. Non si scioglie l'angoscia di chi legge nella Trident un altro disegno, ancora sconosciuto.

Cancellare le tracce

Se cancellare le tracce che si vogliono scoprire in Argentina può essere l'obiettivo immediato, dare una mano per evitare scandali nel Cile dove la destra di Pinochet sembra destinata a vincere le elezioni, è il piano a lungo termine più importante. Perché il Cile di Pinochet era lo spazio dove si incrociavano Irangate e piano Condor. Lo racconta un professore paraguaiano, Martin Almada: sepolto in una delle prigioni segrete del generale Stroessner con l'accusa di appartenere al “sindacato sovversivo degli insegnanti”, è sopravvissuto alla tortura. Lo avevano sequestrato assieme alla moglie, la moglie non ce l'ha fatta. A differenza di Argentina ed Uruguay, la fuga del dittatore ha lasciato ad Assuncion un vuoto di potere: Martin Almada ne ha approfittato per cercare i documenti che lo riguardano. Poi ha pensato di portare a casa l'archivio abbandonato ed ha scoperto i segreti del Piano Condor.

Il ruolo di Pinochet

Si è accorto che il generale Pinochet ne era stato il promotore. Alcuni consiglieri Usa gli avevano suggerito di creare un Interpol privata: “di garanzia”. E Pinochet ha incrociato visite ufficiali e colloqui mai rivelati per tessere un piano di stabilità fra nazioni sorelle nell'ordine militare. Martin Almada è oggi presidente del Tribunale contro l'Immunità. Fra le carte raccolte spuntano generali di ogni latitudine. Con presenze sorprendenti: il generale francese Paul Assurance, processato in Francia per le torture in Algeria. Faceva la spola tra Buenos Aires e Santiago intrattenendosi col capo della Dina, Manuel Contreras, con Pinochet dittatore e Pinochet figlio. Ma Martin Almada si augura un secondo miracolo. “Dopo trent'anni il Dipartimento di stato dovrebbe rendere pubblici i documenti del Condor. Troppe reticenze sugli interventi della Cia”. Sotto le ali paterne, Augusto Pinochet junior, è personaggio importante nell'intreccio Irangate-Piano Condor. A Oliver North servivano due cose: fabbriche di armi lontane dagli Stati Uniti e cargo militari in grado di trasportare missili e cannoni.

Un libro spiega come il triangolo Santiago-Teheran-Los Angeles funzionasse dietro il paravento di una società nella quale era coinvolto il figlio Pinochet. Titolo del volume pubblicato in Argentina, respinto in Cile e Uruguay: “La sottile linea bianca”. Due gli autori: Juan Gasparini, corrispondente per l'Europa del “Clarin” e un giornalista cileno che ha trascorso l'esilio in Italia ed è tornato a casa per fare lo stesso mestiere. Vive a Santiago e non intende rischiare la vita. Il “Clarin” di Buenos Aires ha dedicato al libro quattro pagine che raccolgono le accuse esplosive: Marco Antonio Pinochet, figlio piccolo, e Augusto junior Pinochet ne sono i protagonisti. Non hanno querelato, né preteso la rettifica. Solo due righe di una lettera: “Non è vero niente, vi diamo la nostra parola”.

Lo scoop

Qualche mese fa ho incontrato a Santiago l'autore che non può firmare. Ieri gli ho telefonato. La notizia della Trident e di Oliver North trasferito in Argentina, lo preoccupa. Perché la lunga ricerca stabilisce che i figuranti delle due operazioni gli ruotavano attorno. Quando comincia il girotondo, il padre Pinochet manda Augusto a Los Angeles addetto commerciale del consolato cileno affidato alle cure di un console tutore a lui fedele, generale Madariaga, fratello di Monica Madariaga, allora ministro della giustizia a biografia di sua eccellenza. Augusto junior diventa socio di una compagnia aerea che i rapporti Cia chiamano “Coca Travel”.

Il triangolo funziona così: le industrie militari cilene consegnano le armi ai cargo che volano fino a Beirut. A Beirut vengono affidate ad una compagnia libanese controllata da Monzer Al Hassad, aluita come il vecchio Assad, dittatore della Siria. Ha un cugino che vive in Cile: Edgardo Bathic, socio di Marco Antonio Pinochet in due discoteche e nell'importazione molto chiacchierata di motori usati di automobili. Sono i voli del cugino Monzer Al Hassad a far arrivare le armi in Iran. Ma gli aerei militari cileni non tornano vuoti e non puntano direttamente a Santiago. Tappa obbligata Panama dove scendono container con polveri misteriose. Augusto junior dirige il traffico dall'ufficio di Los Angeles e non è un signore ordinato. Un giorno, per errore, un diplomatico cileno di carriera – Raimundo Barrios Ramirez – apre il file sbagliato di un computer e scopre cose che non doveva vedere: che Los Angeles teneva i contatti con i narcos colombiani e cubani di Miami responsabili di aver ucciso a Washington il ministro degli esteri di Allende, Letelier. E poi il viaggio delle armi e della droga. A mezze parole rivela il turbamento al generale Madariaga. Subito trasferito a Panama. Passano quindici giorni e arriva la notizia che il povero Raimundo si è tolto la vita. “Suicidio truccato talmente male che perfino la polizia di Panama, sotto tutela militare americana, annota nel verbale, resta il dubbio se il dottor Barrios Ramirez si sia veramente sparato da solo”. Ma l'iniziativa cilena di “far da soli” nell'eliminare Letelier, scatena la reazione del Dipartimento di stato. “Mai negli Usa”, era stabilito. Ma i servizi cileni avevano fretta di chiudere la bocca a un ministro che sapeva tante cose. Oliver North non può difendere i suoi ragazzi e i consiglieri Usa del Piano Condor vengono ritirati.

Pinochet e gli altri vanno avanti da soli. Adesso North è tornato, fra qualche anno sapremo perché.

Maurizio Chierici – L'UNITA' – 25/01/2004




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