|
BIBLIOTECA
| EDICOLA
|TEATRO
| CINEMA
| IL
MUSEO | Il
BAR DI MOE | LA
CASA DELLA MUSICA |
LA CASA DELLE TERRE LONTANE |
| LA
STANZA DELLE MANIFESTAZIONI | NOSTRI
LUOGHI | ARSENALE
| L'OSTERIA
| IL
PORTO DEI RAGAZZI | LA
GATTERIA |
|
Il tam tam elettronico rilancia la testimonianza de l’Unità attraverso canali diversi. Scrive Maria Luisa Caracciolo: “Ho letto con angoscia cosa succede in Amazzonia: in parte, purtroppo, già lo sapevo. Si dovrebbe avviare un’informazione tramite rete per raccogliere firme, appoggi, farlo diventare un caso mondiale. Invierò l’articolo a più gente possibile”. Ed è anche l’impegno di Francesca Chiara: “Ho un sito, un fan club: vorrei sapere cosa possiamo fare per aiutare Lucio Flavio Pinto”. L’allarme è stato
raccolto dalla Newsletter jornalista@cia,
bollettino elettronico settimanale
seguitissimo in ogni redazione brasiliana. Invita a comunicare
con Lucio Flavio fornendone la e-mail: jornal@amazon.com.br.
Lo pubblichiamo perché gran
parte delle lettere arrivate volevano saperlo. Renzo Storti
confessa che “la storia di Pinto mi ha rovinato la
giornata. Gestisco una lista di posta con un migliaio di
iscritti. Come posso dare una mano?”. Fabio Revel che si
definisce piccolo protagonista nelle azioni, sottoscrizioni e
campagne in difesa dell’Amazzonia, è pessimista:
“Anche se il presidente Lula avesse a disposizione
funzionari e ispettori, non riuscirebbe a debellare la spaventosa
piaga della corruzione”. Perché l’Amazzonia
concentra enormi interessi internazionali, difficili da
sradicare. Giuseppe Stoppiglia è un testimone speciale. Dirige Madrugada, rivista dell’Associazione Macondo e conosce Lucio Flavio Pinto. Nel 1997, in occasione della consegna del premio Colombe d’Oro della Pace che Pinto ha ricevuto in Campidoglio, con una visita al Quirinale assieme a Fatos Lubonja, Laura Bucherelli e l’irlandese John Hume, gli altri festeggiati, Giuseppe Stoppiglia lo ha ospitato in un dibattito nell’Istituto dei Fratelli Cristiani attorno a Bassano del Grappa. C’erano Gherardo Colombo e Rosalina Tuyuc, leader indigena che ha preso il posto di Rigoberta Menchu nel cuore dei guatemaltechi. Stoppiglia e Macondo conoscono bene il Brasile dove operano da anni. Ecco la sua lettera agli amici: «In questi momenti difficilissimi ho offerto a Lucio Flavio di poter vivere da me in Italia, alcuni mesi (per sfuggire non dico alla cattura, ma alle umiliazioni) ed aiutarlo anche economicamente nel limite delle mie possibilità e quelle di Macondo. È colto, intelligente, sensibilissimo. È figlio della borghesia amazzonica. Suo padre è stato sindaco di Santarem, grande città a metà strada tra Belem e Manaus. Cosa fare? Preparare una
lettera da far firmare a moltissime persone, lettera da inviare
all’ambasciata brasiliana di Roma e al presidente Lula.
Lucio Flavio è una persona sola, non ha movimenti o poteri
alle spalle, solo degli amici i quali non bastano. Sono stato a
casa sua a Belem diverse volte e ormai per difendersi, e
mantenere la famiglia, è arrivato allo stremo. Se
l’opinione pubblica fosse informata di quanto lui scrive e
cosa succede, la persecuzione nei suoi confronti potrebbe
rallentare. Maurizio Chierici – L'UNITA' – 09/08/2004 |
||
![]()
|
UFFICIO
INFORMAZIONI | LA
POSTA | CHAT
| SMS
gratis | LINK
TO LINK!
|
LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing
List | Forum | Newsletter | Il
libro degli ospiti | ARCHIVIO
| MOTORI
DI RICERCA |