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IL SECOLO XIX – 24/03/2002

All'università dei desaparecidos

Hebe Maria Pastor de Bonafini è una figura storica e di riferimento per le donne argentine e di tutto il mondo. Della lotta per la libertà e la giustizia ha fatto la sua bandiera fondando l'Associazione delle Madres de Plaza de Mayo, luogo di memorabili manifestazioni. Oggi rilancia un ambizioso progetto: l'Università e la Biblioteca popolare per quei giovani che non potrebbero studiare in nessun altro modo.

Madre Hebe, lei ha vissuto la tragedia della dittatura in prima persona. Sono passati 26 anni dal golpe militare. Cosa le è rimasto?

Ciò che la dittatura ci ha lasciato per sempre è la consapevolezza che quando l'informazione viene deformata, il popolo giustifica il ricorso a metodi orrendi. La giustificazione di allora era che le nostre famiglie e i nostri figli erano dei terroristi solo perché chiedevamo democrazia. Così la gente accettava perquisizioni, sequestri, persecuzioni.

Tutto questo, però, per lunghi anni rimase nell'ombra.Passò sotto silenzio senza che nessun paese al mondo ne venisse a conoscenza. Forse persino nella stessa Argentina.

Già. Molti dicevano di non saperne nulla e il governo negava senza sbavature. Con il passare del tempo si seppe che ogni famiglia, ogni quartiere in tutto il paese, aveva i suoi desaparecidos.

Ma come si “diventava” un desaparecidos?

I sequestri e le scomparse venivano effettuate con l'impiego di una gran quantità di uomini: polizia civile e dell'esercito che circondavano le case o le vie. Le università o i sindacati. Prendevano gli uomini e li incappucciavano, li colpivano e li portavano in un luogo segreto, una serie di campi di concentramento dove li torturavano.

La madri argentine condividono questo dolore.

L'esperienza di ogni madre è stata molto simile: i miei due figli e mia nuora vennero sequestrati, il più grande in casa, il più piccolo durante una riunione sindacale. Mia nuora in una pasticceria. In un anno e mezzo scomparvero tutti e tre tra il febbraio 1977 e il maggio 1978.

Per questo avete fondato l'associazione delle Madres.

Siamo rimaste duemila madri associate (eravamo seimila, molto anziane) e 400 madri attiviste. Socializziamo la nostra maternità e lottiamo per tutti i desaparecidos. Siamo diventate internazionaliste viaggiando e accompagnando nella loro lotta molti popoli: dai palestinesi, agli zapatisti del Messico, dagli iracheni alle Farc colombiane, dai baschi ai peruviani.

E come avete vissuto la drammatica crisi attuale del vostro paese, con il popolo a invadere la piazza?

Con gli stessi occhi con cui abbiamo visto gli anni più bui. Le stesse paure.

Da questo attivismo militante, avete creato una Università popolare. Lei svolge le funzioni di rettore...

Consapevoli della nostra storia, il 6 aprile del 2000, abbiamo deciso di aprire un'Università per la formazione del sapere e nella politica per i giovani. Lo abbiamo fatto pensando ai nostri trentamila figli uccisi, scomparsi o rubati, pensando di lasciare in eredità alle generazioni future l'etica, l'impegno politico e la solidarietà. Con un amore infinito che in ogni battito dice: “Darò la mia vita per gli altri”. La strada si riempirà ancora di nuovi volti che vogliono imparare, che vogliono prepararsi per diffondere conoscenza.

Tutto da sole?

L'Università popolare è stata organizzata senza l'appoggio governativo né di alcun partito politico. Noi “madri” crediamo che il nostro impegno risoluto per i diritti umani non possa dipendere dai favori dei governanti di turno o essere sottomesso agli interessi partitici.

Quali materie?

Abbiamo dodici facoltà permanenti: dai Diritti umani alla Ricerca giornalistica, dalla Psicologia sociale all'Economia politica. Ma anche Cooperativismo, seminari annuali di Letteratura e Informatica: laboratori di Storia, Filosofia e Cultura. Persino Tango e Yoga.

Quali sono i requisiti per iscriversi? E quanto costa ai giovani argentini?

Non esige altro requisito che l'alfabetizzazione, ma le valutazioni sono molto severe pur con un sostegno per gli studenti che partono svantaggiati. L'insegnamento è gestito da docenti universitari è intellettuali di chiara competenza da tutto il mondo. L'immatricolazione è di 25 dollari, poi ne servono altri 35 mensili per qualsiasi facoltà. Siamo partite con 600 studenti, oggi sono 1200 e contiamo a salire a 2500.

Come possono aiutare questa Università, gli italiani?

Il nostro obiettivo, adesso, è di creare un sistema per l'educazione a distanza. La spesa prevista prima della svalutazione del peso, era di diciottomila dollari. Chiediamo ai cittadini del mondo un aiuto finanziario per l'acquisto di attrezzature informatiche, come computer e stampanti per organizzare un laboratorio permanente. Tutte le offerte solidali potranno effettuarsi mediante un deposito o un bonifico sul conto della Asociacion Madres de Plaza de Majo in Spagna: Caja de Asturias, 2048.0021 – 150400000347.

Infine, il progetto della Biblioteca popolare.

E' il progetto più ambizioso per riparare alle ingiustizie del sistema formativo. Ma ci servono oltre quarantamila dollari: tutto è documentato e chi può aiutarci può farlo allo stesso conto bancario.

Intervista di Giovanni Mari – IL SECOLO XIX – 24/03/2002



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