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Carlotta Jesi (c.jesi@vita.it)
07/03/2002

Risorge una radio mitica. Good morning Afghanistan

Finanziata da una ong, ha debuttato il 25 febbraio con musica e notizie. Intervista a Wassen Mahmood, gioviale conduttore pakistano.

«Il numero d'emergenza per le ambulanze è di nuovo in funzione». Per chi non l'avesse compresa in pashtu, la lingua parlata da più del 50% degli afghani, la notizia viene ripetuta in dialetto dari. Seguita da uno stacco musicale e dal secondo messaggio più importante della giornata: la strada che dal nord del Paese porta nella capitale, è sminata. Kabul, 25 febbraio, ore 6.30: sulle frequenze di Radio Afghanistan debutta Good Morning Afghanistan, il primo programma di news e intrattenimento post talebani. In redazione, 20 giornalisti locali coordinati da tre esperti dell'ong danese The Baltic Media Centre. In ascolto, potenzialmente, milioni di persone. «La trasmissione dura due ore e si riceve nell'80% del Paese», spiega Waseem Mahmood, project leader della trasmissione.
Metà pakistano e metà inglese, Mahmood è arrivato a Kabul quattro settimane fa. Con 235 mila euro donati dalla Commissione europea e tutte le paure che può avere uno straniero deciso a lanciare una trasmissione radio in Afghanistan: dalla sicurezza alla mancanza di strumenti tecnici, dalle incognite sulla nuova classe politica alla difficoltà di comunicare in un Paese praticamente privo di infrastrutture.
Vita: Quando è iniziata questa avventura?
Waseem Mahmood: L'11 settembre. Dall'Asia meridionale, dove ero impegnato su un altro progetto del Baltic Media Center, mi sono spostato in Pakistan per creare una radio umanitaria. Sapevamo che molti afghani avrebbero tentato di varcare il confine: via radio avremmo dovuto avvisarli che i campi profughi pakistani erano già pieni e che non c'erano aiuti. Quando eravamo quasi pronti per partire, però, la Commissione europea ci ha chiesto di preparare un progetto per una radio a Kabul. Abbiamo risposto che, nel migliore dei casi, potevamo sperare di trasmettere per un'ora alla settimana sulle frequenze di Radio Afghanistan, l'unica emittente non soppressa dai talebani, che però durante il regime è diventata una specie di radio Sharia, la voce degli studenti coranici.
Vita: Invece Good Morning Afghanistan va in onda tutti i giorni per due ore...
Mahmood: Quattro settimane fa, arrivati a Kabul, abbiamo trovato molta collaborazione da parte del governo afghano. Così abbiamo cambiato idea. Tutte le attrezzature tecniche, di seconda mano, le abbiamo avute in regalo da emittenti radiofoniche inglesi e danesi.
Vita: E i giornalisti?
Mahmood: Ho cominciato a contattarli dal Pakistan, dove ho incontrato alcuni reporter usciti dal Paese. Di conoscenza in conoscenza, abbiamo messo insieme una redazione di 20 persone che rappresentano tutte le maggiori etnie del Paese.
Vita: Niente Internet, poca televisione, linee telefoniche che cadono spesso, come fate a raccogliere le informazioni?
Mahmood: Le notizie, per il momento, ci arrivano dalle altre organizzazioni non governative impegnate sul territorio. In futuro, speriamo, potremo inviare i nostri giornalisti nelle varie aree del Paese. Trasmettiamo soprattutto informazioni pratiche per la popolazione: dove si distribuisce il cibo, dove ci si cura, dove c'è lavoro. Per divertirsi, c'è un po' di musica e di intrattenimento.
Vita: Siete liberi dire quello che volete?
Mahmood: Sì. Per ora non facciamo inchieste giornalistiche che potrebbero dar fastidio a qualcuno. Partiamo con informazioni utili, poi vedremo.
Vita: Avete stimato quale potrebbe essere l'impatto sociale della vostra trasmissione?
Mahmood: Abbiamo realizzato progetti simili nei Balcani e in tutta l'Asia. Quando un Paese è distrutto come l'Afghanistan, la radio è l'unico strumento in grado di raggiungere quasi tutta la popolazione.
Vita: Con che notizie aprirete la trasmissione domani?
Mahmood: Con un aggiornamento delle aree sminate, spero.


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