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Veri italiani, Luttazzi va in guerra

Cominciamo dalla fine: vuoi sapere quali sono le schifezze nelle notizie di questi giorni? La prima è che, secondo i pm, Consorte avrebbe fatto aggiotaggio, speculando su azioni Unipol. La seconda, praticamente la prima, è che Berlusconi, che appoggiava Gnutti e Fiorani, adesso fa la verginella. Il guaio è che non si tratta, per l’Unipol, di un problema morale ma gastrico: voleva papparsi la Bnl chè è quattro volte più grande di lei. La domanda che si impone è di conseguenza: quanto sarebbe costato, questo boccone in Alka Seltzer, per non parlare del rutto?”. E chi lo ferma più? Daniele Luttazzi è come quel rutto: più lo butti giù e più si tira su. Dà fastidio a destra e a manca, irrita, lo trovano, in alcune sacrestie politiche, decisamente antipatico, a tratti non suscita nemmeno comprensione per essere stato, con Biagi e Santoro, epurato dalla tv per ordine di Berlusconi. Come canta Guccini in Cyrano: spiacere è il mio piacere, potrebbe essere il suo motto. Sta preparando un nuovo spettacolo che andrà in scena il 27 a Bologna e se la ride anche da solo.

Allora, Daniele, fuoco sulla vicenda Unipol?

No. È vero che l’attualità preme ma se credono di farci perdere di vista il fatto che siamo impegnati in una guerra criminale si sbagliano. Il mio spettacolo parla della guerra, poi, nel bis, mi occupo del resto.

Ti diranno che glissi sulle faccende della sinistra...

Che ci provino. Sai quando ho detto quelle battute sul caso Unipol? mesi fa alla festa dell’Unità nazionale di Milano, a settembre. Allora mancava solo il rutto che ora è venuto. Lo dico anche per rispondere al ministro delle Comunicazioni, Landolfi, che ha avuto la faccia tosta di sostenere che non ha visto neanche un comico di sinistra fare satira sull’Unipol: non ci ha visto perché siamo stati cacciati tutti dalla tv. Tutti i comici di sinistra hanno fatto satira sull’Unipol ma non in tv, ci hanno tolti dalla tv.

Va bene, ci torneremo. Uno show sulla guerra, dici. Come ci entri?

Si intitola: “Come uccidere causando inutili sofferenze, ovvero la guerra in Iraq”. Immagino che, due anni fa dopo l’u-kase bulgaro con cui Berlusconi ci ha espulso dalla tv, il governo italiano mi offra la possibilità di rientrare nel giro proponendomi di allietare le nostre truppe al fronte, come Bob Hope in Vietnam. Confortando quei poveri soldati convinti di essere lì in missione di pace e che quando gli sparano addosso si avviliscono. Così, parto con la compagnia di giro composta da Manuela Arcuri, Aida Jespica, Alena Seredova, Raul Bova e Giancarlo Giannini. Racconto tappa dopo tappa tutto quello che succede da Nassirya fino a Mosul e a Tikrit: mi sono documentato, spettacolo incandescente. Il tema è satirico ma il trattamento è comico surreale: affronto delle bugie per le quali la gente sta morendo.

Senti, Dan Hope, e cosa racconti a questi poveri diavoli? Tra l’altro, un tema come questo ti obbliga a una struttura drammaturgica “chiusa”, non puoi divagare più di tanto...

Vero. Recupero quella mia vecchia dote di surrealtà romagnola che Bollito misto - il precedente spettacolo ndr - aveva accantonato e che ora mi serve. Ai ragazzi in armi, perché è a loro che mi rivolgo nella finzione, dico: mi stanno facendo combattere una guerra criminale basata su bugie, ma non dimentichiamo che Bush è convinto che l’America sganciò l’atomica sul Giappone per debellare Godzilla! Due volte, perché la prima lo aveva mancato.

Battute militaresche, bravo. E i personaggi da dove li tiri fuori?

Ne vuoi uno? Allora, in un ospedale da campo incontro un medico, il dottor Küno Plattner, strappato a suo tempo dalle braccia dei genitori polacchi per essere inserito dalle SS in un Lebensborn, struttura di quel delirante progetto di selezione genetica voluto da Himmler. Küno, dopo la guerra viene adottato da una famiglia di Bolzano che gli fa rimpiangere le SS...

Ferma, Daniele, mi gira la testa, ho capito...

Poi, l’ho detto, nei bis, passo alla cronaca di questi giorni. Ma non mi si può accusare di usare due pesi e due misure per la destra e la sinistra: c’è una bella differenza tra gente che assume stallieri mafiosi e scatena la guerra e un episodio di leggerezza politica come quello che si è visto nella vicenda Consorte. Si capisce che i ds non c’entrano dal punto di vista del reato e che la vera schifezza è il Berlusconi che per una settimana tiene banco accusando i ds facendo dimenticare, secondo quanto rivela Gnutti, il suo appoggio morale a Fiorani. Ma non devi prestare il fianco a queste possibilità, non devi offrire pretesti a strumentalizzazioni simili.

Ti accuseranno di fare sconti, tu che sei famoso per la tua cattiveria...

Nessuno sconto per nessuno, tutto a prezzo intero. In estate D’Alema disse: cos’ha che non va questo Ricucci... Ma io, noi comici incalzavamo in materia già allora. Ebbene, vedi che la prudenza non è mai troppa. Dal punto di vista politico, l’ammanco è grave. Bisogna essere sempre dei cavalieri jedi, altrimenti si viene risucchiati dal lato oscuro della forza.

Sarà il lato oscuro della forza che ti tiene lontano dalla Rai?

Quando Mentana ha chiesto a Petruccioli di me, il presidente della Rai ha risposto che per ora il problema del mio ritorno non si pone. Per me, invece, si pone da cinque anni, da quando mi hanno tolto dalla Rai perché feci informazione con Travaglio citando fatti veri emersi dal processo Dell’Utri. Nessun tg ha mai dato notizia della sentenza con cui sono, siamo stati “assolti”, dopo che Berlusconi ci aveva querelati, per il semplice fatto che le cose dette in trasmissione erano vere.

Pessimista?

Quale pessimista. Non riesco nemmeno a immaginare ora un mio spettacolo trasmesso da reti Rai sulle quali è attivo un controllo esteso da parte della partitica. Imputo a questa situazione anche lo scadimento generale della qualità dei programmi. È per questo che l’altra sera, all’Ambra Jovinelli, ho firmato per sottrarre la Rai al controllo dei partiti.

Intervista di Toni Jop – L'UNITA' – 17/01/2006

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