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Al soldato George W.



Caro Mr. Bush, grazie per averci fatto vedere la parziale illeggibile fotocopia di una busta paga (o qualsiasi altra cosa fosse) relativa a qualche giorno di servizio nella Guardia nazionale. Adesso sappiamo che non solo non ha mai adempiuto al suo dovere, ma è stato anche pagato per del lavoro che non ha mai svolto. Ha incassato quegli assegni? Non è che sarebbe, come dire, illegale?

Vedere come la stampa abbia chiesto in maniera aggressiva dei chiarimenti al suo portavoce - rifiutando di accettare inganni e insabbiamenti - è stato uno spettacolo da ricordare, qualcosa che non abbiamo mai visto da quando lei è in carica.

Più di un giornalista ha fatto notare come quei pezzi di carta che il suo portavoce ha mostrato non significhino niente. Anche se non sono fasulli, essere stati pagati non significa necessariamente che lei abbia prestato servizio.

Come ha detto all'Ap il colonello in pensione Dan Smith, un veterano con 26 anni di servizio: “Le buste paga non significano niente se non che sei dentro o fuori. Non registrano nemmeno che tipo di mansione è stata svolta perché le buste paga - ha detto Smith - riportano solamente a quale unità si è stati assegnati e il salario maturato in un determinato periodo”.

Mr. Bush, lei si sta probabilmente chiedendo perché mai questa storia non voglia morire. Lei forse ha creduto che dopo essermi fatto maltrattare da Peter Jennings in quel dibattito sulla Abc per aver sussurrato quella parolina con la “d”, tutta la questione si sarebbe sciolta come neve al sole. Purtroppo la sua “diserzione” non se n'è andata e questo è il perché: lei ha mandato, negli ultimi 11 mesi, un numero incalcolabile di nostre figlie e figli della Guardia nazionale a morire.

Lo ha fatto ingannando i loro genitori e la nazione con delle bugie sulle armi di distruzione di massa e sui legami tra quello sbruffone di Saddam e al Qaeda. Li ha mandati verso una guerra senza fine per riempire le tasche dei suoi amici della Halliburton e delle società petrolifere. E ha avuto anche l'audacia - per la gioia delle telecamere dell'agenzia pubblicitaria che curerà la campagna per sua la rielezione - di presentarsi con una tuta da pilota su una portaerei dove campeggiava la scritta “Missione compiuta”.

Questo è quello che rende tutta questa la faccenda sulla sua assenza ingiustificata così spregevole e fa disgustare tutti quei familiari dilaniati dal dolore. Il fatto che avesse evitato il servizio di leva non era poi così importante durante le elezioni del 2000 perché il paese non era in guerra. Trovarsi nel 2004 incastrati in una palude di morte rende tutta la sua fiction militaresca e il suo costume da ragazzo volante molto rilevanti.

Lei non ha ancora risposto alle domande sul suo «servizio» alla Guardia nazionale. Provo a ripetergliele nella maniera più semplice possibile (tutte basate su informazioni raccolte sull'agenzia Ap e sul Boston Globe):

1. Come ha fatto a passare davanti a 500 persone per entrare nella Texas National Air Guard in modo da evitare di andare in Vietnam? Quali telefonate ha fatto suo padre (all'epoca deputato texano al Congresso americano) per garantirle il posto?

2. Perché è stato lasciato a terra (con divieto di volare) nel luglio del 1972? Perché aveva paura di sottoporsi ad un esame? L'ha sostenuto ed è andato male, oppure non l'ha sostenuto affatto? Era un test delle urine? I registri dimostrano che la Guardia nazionale ha speso anni e soldi per insegnarle a volare, dopodiché lei non ha più volato per loro. Perché?

3. Mi può presentare una persona in grado di affermare che lei prestava servizio nella Guardia nazionale nell'anno in cui i suoi superiori in Texas affermano che lei non c'era? Perché non è stato in grado di portare nessuno che era in servizio con lei in Alabama? Perché non una sola persona si è fatta avanti?

4. Può dirci cosa ha fatto quando dice di essersi presentato per il servizio in Alabama? Quali erano le sue mansioni? Era a terra, che cosa ha dovuto fare al posto di volare?

5. Dove sono i registri con il suo nome e numero di servizio per ognuno dei weekend di leva? Aaron Brown sulla Cnn ci ha fatto vedere come, quando era nella riserva, fosse costretto a firmare ogni volta che veniva convocato e il suo ospite del Washington Post ha confermato sostenendo, inoltre, che ci dovrebbero essere “quattro copie di quel registro” negli archivi di diverse agenzie. Può chiedere a quelle agenzie di rendere pubblici quei registri?

6. Se è stato effettivamente pagato mentre bigiava, consentirà al fisco di pubblicare la sua dichiarazione dei redditi nel periodo 1972-1973?

7. Come ha fatto a congedarsi con onore? Quali fili sono stati tirati? Chi ha fatto le telefonate?

Guardi, mi dispiace averla coinvolta in tutto questo. Stavo scherzando quando ho detto di volere un dibattito tra il generale e il disertore. Non avevo idea di cosa avrebbe comportato. E invece eccola qui, a dover soffrire alla trasmissione di Tim Russert sotto il fuoco delle domande, e uscirsene con stravaganti affermazioni tipo “Sono un presidente di guerra!” Probabilmente lei ci crede, o vuole che noi lo crediamo. Gli americani non hanno mai mandato a casa il comandante in capo durante una guerra. Credo che questa sia la sua speranza. Le serve una guerra.

Ma a noi no. E nemmeno alle nostre truppe nella Guardia nazionale. Perché non ne esce pulito adesso? Siamo gente che perdona, e anche se non potrà tornare alla Casa bianca ci troverà comunque grati per quel poco di verità che ci ha dato. Risponda alle domande, chieda scusa alla nazione, e riporti a casa i nostri ragazzi.

Suo,

Michael Moore

(traduzione di Emanuele Piano)
– IL MANIFESTO – 13/02/2003

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