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Natalia Lombardo
– L'UNITA' – 11/03/2002

Moretti: “Uno scandalo il monopolio tv”

Grazie Nanni”, grazie di averci svegliato, sembra dire il popolo dei Girotondisti, che acclama Nanni Moretti: “Sei il nostro leader”. Stretto tra la folla che lo segue come in una processione allegramente laico, il regista del “La stanza del figlio” che da sempre, da “Ecce Bombo” a “Palombella rossa” ha firmato vizi e virtù della sinistra italiana, gira intorno al cavallo Rai di viale Mazzini. Stringe mani e accoglie abbracci, firma autografi su libri e giornali (si rifiuta di farlo su “Il Foglio”), strappa un applauso quando si mette in testa il cappellino dei lavoratori a rischio licenziamento della società telefonica “Blu”. Lancia il prossimo appuntamento per un girotondo intorno al Ministero della Pubblica Istruzione e, contrariamente al suo solito atteggiamento schivo, Nanni Moretti parla, affabile, con tutti.

Allora Moretti, la acclamano come un leader. Vuole mettersi in politica?

Non ci casco. Ho solo intercettato un bisogno: c’era già in tante persone il desiderio di essere meno pigri, di non rassegnarsi. Mi sono trovato per caso su quel palco a piazza Navona. Non per caso ma per caso. È stata una cosa imprevista anche per me. Lentamente mi sono avvicinato al palco durante i due interventi (Rutelli e Fassino, ndr.) che mi sembrava non cogliessero le novità che erano emerse quel pomeriggio dagli interventi precedenti. Non ho chiesto di parlare, le persone intorno a me hanno detto “c’è Moretti che vuole dire qualcosa”, così l’ho fatto. E non mi sono ancora rivisto....

Pensa di avere intercettato anche un bisogno di non delegare ai partiti, di esserci in prima persona?

L’originalità di questi movimenti sta nel non avere il mito della propria spontaneità. Sono movimenti che vogliono continuare a delegare ai politici di professione, ma chiedono che siano un po’ più recettivi, un po’ più reattivi, che abbiano un po’ più di fiducia in se stessi e nel proprio elettorato, e che non ripetano alcuni errori che sono stati fatti in questi anni.

I politici, secondo lei, hanno capito questa richiesta?

Sia per carattere e per diverse posizioni politiche ci sono alcuni politici molto più disponibili a valorizzare e capire questi movimenti e queste domande che vengono dalla base, per carità, senza voler fare pubbliche autocritiche maoiste, e altri che per carattere e linea politica sono più arroccati dentro le proprie certezze.

A chi si riferisce?

Non voglio fare nomi, si possono intuire. Non è quello l’importante, ma il fatto che c’è un movimento che vuole continuare a delegare, ma non al buio. Non ho mai avuto il mito della base, del popolo di sinistra che ora si chiama popolo dell’Ulivo, ma questa volta mi sembra che sia stato meno rassegnato e meno pigro di molti suoi dirigenti. In fondo la manifestazione del 2 marzo, che è stata molto importante, non è stata convocata a caso, ma proprio perché tra il primo gennaio e l’inizio di febbraio ci sono state tutte queste iniziative.

Le è piaciuto Roberto Benigni a Sanremo?

È stato sorprendente perché ha ribaltato tutto, ha rovesciato le aspettative di chi, da destra o da sinistra, o temeva o si augurava un intervento politicamente schierato. Invece lui ha parlato d’amore. Ci vuole una bella forza a parlare d’amore oggi in Italia. All’inizio era un po’emozionato, è stato bravo come sempre.

Crede che abbia parlato d’amore in risposta a chi, da Berlusconi a Ferrara, trova odio ovunque, dalla satira ai girotondi?

Ci sono alcuni giornali e delle persone, nella destra, che non vogliono capire, appena uno scende in piazza si innervosiscono. Questi girotondi sono delle manifestazioni decise, ma molto allegre, E, soprattutto, vogliono rivolgersi anche all’elettorato di destra. Ci sono alcuni principi democratici che devono essere un patrimonio comune. In Italia l’elettorato è spezzato in due e non si può pretendere troppo, ma su alcuni terreni come la giustizia, la scuola pubblica, l’informazione, ci devono essere dei valori comuni.

C’è molta gratitudine verso di lei da parte di chi partecipa al girotondo intorno alla Rai. È la risposta al monopolio tv?

In quattro giri di girotondo è difficile spiegare alle televisioni straniere che in italia c’è uno scandalo: un presidente del Consiglio che ha il monopolio televisivo, che ha tre reti direttamente e altre tre che controlla indirettamente. Dal Belgio, dall’Olanda, dalla Francia, dalla Germania te lo chiedono, e tu devi raccontare tutta la storia, compreso che negli anni 90, in cambio della Legge Mammì il Pci si prese la Terza Rete. Ecco, ci sono paesi dove esiste una legge antitrust seria, una norma sul conflitto di interessi seria, quindi devi spiegare perché qui la situazione è diversa. Ai consiglieri Rai di centrosinistra, Zanda e Donzelli, chiedo un gesto forte, importante e simbolico, come lo è stato l’abbandono dell’aula di Montecitorio per il conflitto di interessi. Però mi piacerebbe che anche i suoi alleati prendessero le distanze da Berlusconi su problemi come la giustizia e la televisione. È triste, per persone come Fini che fanno politica da una vita, dire sempre di sì agli interessi personali di Berlusconi. Ecco, liberiamo Fini da questa subalternità.

Intervista di Natalia Lombardo – L'UNITA' – 11/03/2002



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