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NANNI MORETTI


Moretti: in piazza insieme con l’Ulivo per fermare una destra che fa paura

Sono contento che tanti dirigenti politici parteciperanno alla nostra manifestazione. Mi sembra molto positivo”. Nanni Moretti è negli uffici della Sacher film. Mancano pochi giorni all’appuntamento che aveva annunciato a fine luglio davanti al Senato, quando insieme ad altri diecimila cittadini e parlamentari aveva fatto sentire la sua voce in difesa della legge uguale per tutti e contro la giustizia su misura. Coglie ancora una volta l’occasione per sgombrare il campo da certi falsi problemi che hanno segnato queste settimane di organizzazione: “I movimenti non possono sostituire i partiti? Giustissimo, sono d’accordo, sono sempre stato d’accordo e ho sempre detto che noi vogliamo continuare a delegare i politici di professione. Solo che fino a qualche mese fa era una delega data da elettori addormentati a politici ancora storditi dalla sconfitta del 2001, ora è una delega di persone più sveglie a politici più attenti”.

Nanni Moretti, avete deciso quasi all’ultimo momento un cambio di sede.

Naturalmente non è stata un’improvvisazione. Già da qualche giorno ne parlavamo con gli amici con cui ci eravamo visti martedì scorso, alla riunione al Nuovo Sacher. Ci arrivavano segnali confortanti da tutta Italia e abbiamo capito che quella di sabato sarà una grande manifestazione. Non ci piaceva l’eventualità che ci fossero persone che venivano dalla Sicilia, da Milano, da Torino, che magari dopo aver viaggiato tutta la notte non avrebbero visto né sentito nulla.

C’è già chi vede in questo cambio di sede motivi politici, visto che quella di San Giovanni è per tradizione la piazza della sinistra.

No, no. È esclusivamente un ringraziamento alle persone che si stanno autorganizzando per venire.

Sente comunque un po’ la responsabilità di parlare da un palco dal quale hanno parlato Enrico Berlinguer e Luciano Lama?

Bè, diciamo che ora stanno passando i giorni e, naturalmente, alla tensione e alla stanchezza si sta aggiungendo l’emozione. E credo sarà così per molte delle persone che parleranno.

I giorni che hanno preceduto la manifestazione sono stati segnati da diverse polemiche, specialmente sul rapporto tra partiti e movimenti.

La cosa importante è che al di là dei movimenti degli autoconvocati, ci sono anche tante sezioni di partiti dell’Ulivo e di Rifondazione comunista che si stanno organizzando per venire in pullman alla manifestazione: questa è la risposta più vera, più importante, più autentica a polemiche che veramente non hanno motivo di esistere questa volta.

Qual è secondo lei il rapporto dei movimenti in rapporto al centrosinistra? Dargli una scossa? Far nascere un soggetto nuovo?

Assolutamente nessuno di noi vuole contribuire a costruire un ennesimo partito. Nessuno di noi. Semplicemente vogliamo essere d’aiuto a quei partiti per cui abbiamo votato in questi anni, anche per sentirci rappresentati meglio, per sentirci più coinvolti nel progetto politico per il quale ogni cinque anni diamo il nostro voto.

Dunque nessun embrione di nuovo partito all’incontro al Nuovo Sacher?

No, assolutamente. Sa, visto che abbiamo fatto stare per ore fotografi e giornalisti sotto la pioggia senza farli entrare, è normale che magari qualcuno dica certe cose: che c’è attrito al nostro interno, o tra noi e i partiti, o che vogliamo sostituirci ai partiti. Anzi, sono molto contento di questo equilibrio che continua ad esserci tra movimenti e partiti.

In questi giorni, però, quest’equilibrio sembra essere stato messo a dura a prova più volte. Penso a di Di Pietro, che si è lamentato del fatto che non potrà salire sul palco a parlare. O alle polemiche sull’assenza di D’Alema.

Ci mancherebbe altro, non è obbligatorio venire alla nostra manifestazione. Ci sono delle persone che hanno deciso di non venire, come i dirigenti di due partiti del centrosinistra (ma sono sicuro che tante loro elettrici ed elettori verranno, e sono contento per loro perché così non si perderanno una giornata di festa). E poi ci sono delle persone che non possono venire, come D’Alema. Ma non mi sembra che ci sia alcun problema: lui stesso era alla riunione della segreteria dei Ds in cui è stata presa una posizione, e quindi credo che la condivida.
Sono sicuro che chi verrà sarà contento del clima, dell’atmosfera, dell’unità che si respirerà in piazza. L’appuntamento di sabato nasce dallo spirito della manifestazione del 31 luglio, quando si sono avvicendati sotto il Senato parlamentari ed esponenti dei movimenti. Quindi, nasce da quello spirito e tiene presente senz’altro le battaglie che molte senatrici e senatori dell’Ulivo hanno fatto in Senato a luglio. E ci auguriamo un analogo impegno da parte dei deputati alla Camera.

Le decisioni che ha preso Casini sull’iter del disegno di legge Cirami in qualche modo attenuano la vostra battaglia?

Le decisioni di Casini non devono essere viste né come una vittoria della sinistra, né come una sconfitta della destra. Il presidente della Camera è semplicemente una persona che ha, in confronto al presidente del Senato, maggiore rispetto del proprio ruolo istituzionale. Semplicemente questo. Inoltre voglio ricordare che l’appuntamento di sabato parte, sì, dalla manifestazione sotto il Senato, ma non si esaurirà con il tema della giustizia, perché purtroppo i temi da affrontare sono tanti e si parlerà anche del monopolio dell’informazione, di scuola, di economia.

Forse però non è un caso che il primo girotondo, a Milano, era sul tema giustizia così come pure la prima manifestazione nazionale.

Certo, perché su questo tema molte persone hanno preso atto - continuo ad augurarmi anche tra gli elettori di centrodestra - che una cosa è il contratto con gli italiani che Silvio Berlusconi ha firmato durante una trasmissione televisiva, un’altra cosa è la politica che questa maggioranza ha attuato una volta arrivata al governo, anzi al comando.
Qui si è potuto toccare con mano che alla base delle loro iniziative più urgenti ci sono gli interessi personali di Berlusconi. Negli anni scorsi ha risolto i suoi problemi finanziari, perché ricordiamoci che è entrato in politica quando aveva, non vorrei sbagliarmi, circa cinquemila miliardi di lire di debiti. Ora, risolti brillantemente i problemi finanziari, ci sono i problemi giudiziari. E qui emerge, credo, l’umiliazione degli elettori degli altri partiti della coalizione, che vedono i loro rappresentanti occuparsi degli interessi di Berlusconi e non di una politica di centrodestra nel Paese.

Perché proprio in questo momento ha deciso di impegnarsi attivamente? Vede forse una situazione particolarmente delicata per l’Italia?

Guardi, se tra qualche anno, guardando indietro, mi fossi accorto di non aver fatto nulla, mi sarei vergognato. Ma questo mi sembra che riguardi ora tanti altri, musicisti, scrittori, donne e uomini abitualmente non impegnate in prima persona che in quest’occasione, dato che ci piace vivere in una democrazia, non si tirano indietro.

Avete ricevuto diversi attacchi da parte del centrodestra. Perché secondo lei tanto nervosismo?

Io sinceramente non capisco. Si tratta di una semplice manifestazione come ce ne sono state tante e tante ancora ce ne saranno, mi auguro, da parte dei vari schieramenti. Forse sono nervosi perché alcune nostre manifestazioni hanno coinvolto una piccola parte di elettori del centrodestra, che sentono che questi sono problemi che riguardano anche loro. Poi alle prossime elezioni che ognuno voti per il partito da cui si sentirà più rappresentato, ci mancherebbe altro. E da qui al 2006 sarà compito dell’Ulivo, spero alleato a Rifondazione comunista e Di Pietro, creare uno schieramento politico, un programma e un blocco sociale che faccia conquistare voti alla propria coalizione. Però, intanto, secondo me è già un successo far capire che problemi come la giustizia, il monopolio dell’informazione, la scuola pubblica sono problemi di tutti, al di là dei tradizionali schieramenti di destra e sinistra. Tornando al nervosismo, e ripensando a quanto hanno detto quando abbiamo manifestato davanti al Senato, dico solo che se uno si fa innervosire da una manifestazione, se trova bizzarra come forma di lotta politica le manifestazioni, allora vuol dire che ha una concezione della democrazia un po’ strana.

Ripenso a quello che ha detto il 2 febbraio a piazza Navona. Anche da parte dei dirigenti del centrosinistra c’è stato un rinnovamento, secondo lei?

Penso di sì, mi sembra che i movimenti abbiano dato fiducia, energia e fiato all’opposizione che a sua volta, per esempio alla fine di luglio, ha dimostrato che c’è la possibilità e la voglia di fare un’opposizione seria, di non far passare in silenzio certe leggi scandalo.

Paolo Flores d’Arcais ha detto che il vostro è un movimento assolutamente nuovo, è d’accordo?

Effettivamente si tratta di un movimento che attraversa più generazioni, che attraversa varie aree politiche della sinistra e del centrosinistra e che, ribadisco per l’ennesima volta la mia fissazione, mi auguro raggiunga anche persone che votano centrodestra. In questo sta la sua originalità e la sua novità. Un movimento che vede in prima linea persone che si considerano moderate. E che però da moderate, visto quello che sta succedendo in Italia, sono piuttosto incavolate.

Intervista di Simone Collini – L'UNITA' – 10/09/2002

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