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Moni Ovadia

Un democratico di destra

L'on Gianfranco Fini segretario di Alleanza Nazionale e vice presidente del consiglio ce l'ha fatta. Ha raggiunto l'ultimo gradino del suo aspro cammino di iniziazione alla condizione di piena legittimità democratica. L'investitura ufficiale la riceverà nel corso del suo prossimo viaggio in terra d'Israele. L'ultimo passaggio di fine del noviziato, prima della partenza per la “Terra Promessa”, è stato l'incontro con il presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane Amos Luzzatto che accompagnerà il leader ex-post fascista e gli farà da guida nel più celebre memoriale della Shoà: Yad Vashem.

L'assenso degli ebrei italiani, e non vi è dubbio che Luzzatto li rappresenti veramente tutti e nel modo più autorevole, sanziona l'inizio di una nuova era nei rapporti fra la destra di Alleanza Nazionale e il mondo ebraico, non solo in Italia, ma in tutto l'occidente. Bravo Fini, bravissimo e sia detto senza sarcasmo. L'operazione di maquillage cominciata a Fiuggi e la visita alle Fosse Ardeatine è proseguita con determinazione fino a penetrare sottopelle, fino a spianare alcune rughe nostalgiche e certe smagliature reazionarie troppo pronunciate. Certo ci sono state le cadute, come quella improvvida dichiarazione contro gli omosessuali ritenuti indegni di insegnare nelle scuole per il pessimo esempio che i loro “gusti” sessuali rappresentano per una sana educazione, e come l'inutile apprezzamento guascone per Mussolini, definito il più grande statista del secolo e altri scivoloni di natura sentimentale, perché si sa, il primo amore non si scorda mai.

Ma queste impulsive incursioni nella vibrante passione della lunga ed impetuosa passione stagione giovanile, sono state controbilanciate da forti prese di posizione per arginare le derive fascistoidi di rilevanza mediatica, come la reprimenda nei confronti del regista Pasquale Squitieri il quale, in un convegno che vedeva a confronto rappresentanti dell'ebraismo ed esponenti della destra di governo, si era lasciato andare ad espressioni di dubbio gusto sulla natura benevola delle Leggi Razziali del Fascismo. Fini in quella circostanza dichiarò con fermezza con chi esprime simili opinioni si chiama fuori dal partito.

Ma il gesto più significativo di adesione all'idea di democrazia del neo-conservatorismo il vice primo ministro l'ha compiuto con la sconcertante proposta di voto amministrativo agli emigranti. Questa inedita presa di posizione rappresenta un atto politico di sinistra da parte di un uomo di destra, malgrado gli sforzi dell'ineffabile coordinatore di An on. Ignazio La Russa di provarne l'originarietà. Ma poiché l'importante è partecipare e non vincere, io mi auguro di potere plaudere alla prossima iniziativa dell'on. Fini quando, spiazzando tutti, si dichiarerà, sulla base dello jus soli, favorevole alla concessione della cittadinanza europea ad un emigrato, dopo cinque anni di regolare permanenza sul territorio della Comunità.

Il segretario di Alleanza Nazionale ha avuto un lungo periodo di latenza in cui ha deluso tutti esprimendo una linea politica sostanzialmente basata su un totale appiattimento sulla linea aziendalistica del padrone del vapore Silvio Berlusconi, un po' per gratitudine, un po' per paura.

Ora è arrivato il tempo del risveglio. Gianfranco Fini fiutando il mutare della temperie sente che la stella del cavaliere di Arcore sta tramontando e si prepara a candidarsi come il futuro leader del centro destra con piena legittimità. Il traghettatore dei missini verso il deserto berlusconiano può riuscirci perché, a differenza dei rozzi leghisti xenofobi, sa che neri, ebrei, emigranti, ispano americani non sono più i nemici della destra, del resto basta guardare il piglio aggressivo di Condoleeza Rice o ascoltare i discorsi di wolfovitz per rendersene conto.

La nuova patria non è il sacro suolo nazionale che può ovviamente essere evocato alla bisogna con sentimento folcloristico, ma il mercato globale della democrazia autoritaria. Quanto all'elettorato più sensibile alle sirene della nostalgia non c'è da preoccuparsi. Vari luogotenenti di An piazzati strategicamente nei media inondano il paese di melassa revisionista tenendo sempre come stella polare “la riconciliazione nazionale” ovvero la demolizione dei valori e della memoria nati dalla Resistenza. Inoltre Fini pur cambiando non è cambiato. La sua robusta fibra di reazionario l'ha confermata con l'ignobile legge liberticida sulle droghe basata sulla repressione e sulla criminalizzazione di un problema che è prima di tutto umano e sociale.

Fini verrà accolto a braccia aperte da Ariel Sharon, i due uomini hanno molto in comune, fascismo a parte. Il destino, nel suo cinismo, ha congiurato perché l'incontro si svolga sotto i migliori auspici.

Il terrorismo Kamikaze ha colpito con la sua cieca ferocia i carabinieri italiani che svolgevano un compito di ricostuzione ed assistenza al popolo irakeno, mandati a mettere pezze ad una guerra bugiarda ed illegale voluta dall'amministrazione Usa per scopi di interesse economico e strategico.

Ma il dolore per le vite spezzate è sentito da tutte le genti al di là delle retoriche e delle menzogne. Gli israeliani hanno pagato alla violenza terroristica uno spaventoso tributo di sangue innocente. Fini come rappresentante del governo italiano riceverà oltre alla propria legittimazione anche la significativa solidarietà di Israele contro il terrorismo ottenendo così un ulteriore sigillo di piena appartenenza ai cosiddetti valori dell'occidente. In ragione di ciò è altamente probabile che in futuro il nostro principale avversario sia proprio questo ex fascista “redento”.

Moni Ovadia – L'UNITA' – 16/11/2003


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