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Moni Ovadia

What a lovely war

La guerra giusta, la guerra del bene contro il male, la guerra dei democratici contro i terroristi, la guerra per la libertà, “what a lonely war!” Che adorabile guerra. Così si intitolava un mitico musical inglese di alcuni lustri fa, una feroce parodia del militarismo. Già, il militarismo. Lo credevamo superato, ritenevamo che appartenesse a una mentalità trista di un'epoca distante anni luce dal nostro mondo rutilante fatto di consumismo, televisione e gioventù cresciuta con le merendine, le vitamine, i puffi e i videogiochi. Invece no, il più vieto militarismo con la sua ottusità, i suoi costumi brutali, la sua miserabile propaganda ammantata di belle parole, vive con inalterata protervia nello strapotente esercito della più ricca democrazia. La tortura contro il nemico fa parte della sua cultura, non è una devianza e tanto meno una depravazione. La miserabile giustificazione che si tratta di poche mele merce è così penosa che non si sa se ridere o piangere. Probabilmente nei reparti operativi, in quelli addetti alle comunicazioni o al genio, queste cose non capitano perché a loro non è affidata la custodia dei prigionieri. Ancora più ignobile è la fretta nel voler sottolineare la differenza con le torture di Saddam e dei suoi feroci sbirri. Se nell'ambito dei diritti umani ci fosse una vera e profonda differenza etica tra questa democrazia e le brutali tirannie altrui, la tortura non avrebbe posto neppure nei pensieri delle leadership militari e delle “intelligence”, mentre la sua pratica e la sua teoria sono largamente previste anche se maldestramente celate.

Il Parlamento italiano ha di recente votato uno sconcio emendamento leghista che di fatto legittima la tortura nel nostro ordinamento. La verità è che il concetto di democrazia e di diritti dell'uomo vengono corrotti ogni giorno di più da un certo pensiero conservatore che si è imposto negli ultimi anni in diversi paesi dell'Occidente fra cui il nostro. Questo pensiero ha compresso l'idea di libertà in un calco strategico-economico che trae legittimità dagli interessi di limitati gruppi di potere e si nutre di un'ideologia reazionaria basata su un cristianesimo aggressivo e militante come da tempo spiega acutamente Giorgio Bocca. L'obiettivo di questa santa alleanza di neoconservatori e cristianoreazionari – i quali talora coincidono – è l'esportazione “a tout prix” dei loro modello di democrazia autoritaria in tutto il pianeta. Laddove non sia possibile con le “buone”, deve essere possibile con le cattive, ovvero con le bombe. L'attuale epifenomeno della tortura in Iraq si iscrive in questa pericolosa temperie. Riguardo all'orrore, le parole più appropriate mi paiono quelle dell'Osservatore Romano: “E' stato sfregiato l'uomo!”. Proprio così, “è stato sfregiato l'uomo” sia nelle vesti di vittima che in quelle del carnefice come sottolinea Massimo Cacciari.

Nel palcoscenico della vita umana, il torturatore diviene l'eroe ferito della più grande tragedia, mentre il torturatore si riduce a miserabile guitto nel suo ottuso accanimento e perde i connotati della dignità. Per ragioni opposte entrambi patiscono lo sfregio.

Ma l'aggressione alla dignità umana non è limitato all'orrore eclatante delle fotografie della vergogna, essa è in atto nella vita quotidiana dell'Occidente giudaico-cristiano. E' nei reality-show, nella metastasi dello stupidario televisivo, nella prostituzione e nella pornografia mentali prima che fisiche, nella riduzione dell'essere umano a servo del meccanismo economico, nell'involgarimento e nell'imbarbarimento delle relazioni interumane, nella sfrenata gozzoviglia indifferente alla morte e alle sofferenze di centinaia di migliaia di esseri umani in genere e di donne, vecchi e bambini in particolare, nella perdita di qualsivoglia tensione spirituale come guida all'edificazione di una società libera e giusta. Tale perdita molto spesso colpisce coloro che ne dovrebbero essere i principali depositari: i sacerdoti delle alte gerarchie di ogni fede. Nella generale svendita dei valori più sacri che costituiscono il senso dell'identità essere umano, possiamo aspettarci di tutto, anche un reality-show intitolato esplicitamente “Tortura” in cui si esibiscono gli ex torturatori, debitamente redenti dopo un periodo di punizione di facciata, con attori presi dalla strada. Il tutto per il ludibrio di milioni di telespettatori mediaticamente sempre più inclini alla ferocia.

E' questa la democrazia che vogliamo esportare? E' con questo ciarpame che pretendiamo di combattere il terrorismo? A mio parere la cosa migliore che possiamo fare in questo momento è prendere armi e bagagli, uscire dal pantano iracheno e darci da fare al fine di ricostruire una base minima per il ripristino della legalità internazionale. Posso capire la preoccupazione di coloro che sono in apprensione perché pensano all'incendio che è stato appiccato e infuria. Prudentemente costoro ritengono irresponsabile abbandonare la casa in fiamme, ma ritengo assai più pericoloso rimanere a fare la parte del pompiere sotto il comando dell'incendiario.

Moni Ovadia – L'UNITA' – 08/05/2004


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