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Moni Ovadia

Risentimento ebraico

La piccola sinagoga che frequento di tanto in tanto, per ragioni di identità e interiorità anche se non di fede, è nata nell'immediato dopoguerra. La fondarono alcuni ebrei dell'est Europa defluiti a Milano dopo l'inondazione della Shoà carichi dei loro dolori, dei loro lutti, delle loro cicatrici visibili e celate. Quel piccolo oratorio ha cambiato molte sedi, i suoi fondatori sono trasmigrati in quello che noi ebrei chiamiamo huolam habaà (il mondo che verrà), sono cioè passati a miglio vita, ma il luogo di culto che hanno creato esiste ancora grazie alla caparbia volontà di Eugenio e Martino i quali non hanno lasciato disperdere la luminosa eredità ricevuta dai loro genitori e grazie all'incredibile energia spirituale di uno straordinario rabbino. Quella eredità oggi ha trovato casa in pieno centro. Da lì irradia la sua piccola grande testimonianza di alterità e di fervore. Un giorno in questa piccola sinagoga che si chiama “Beth Shlomò” (casa di Salomone) è comparsa, fra le altre, una targa commemorativa per onorare la memoria del dott. Carnevali, un non ebreo. Quella targa l'ha fatta collocare Eugenio per onorare la memoria di un partigiano comunista, deportato nei lager nazisti, che condivise le sofferenze degli ebrei e ne fu appassionato testimone. La memoria di quel dolore la trasmise al figlio che, per questa ragione, ha voluto sostenere la nostra sinagoga. Questa targa non racconta solo quella storia, ma è paradigma di un epopea che accomunò milioni di uomini della sinistra comunista, socialista e libertaria a milioni di ebrei nella persecuzione nazifascista e nella lotta contro quella barbarie. Successivamente, quando una parte degli ebrei volle creare un proprio Stato in quello che era il Territorio del Mandato Britannico di Palestina, la sinistra mondiale si mobilitò a sostegno di quell'impresa che doveva fare sorgere una nazione ebraica a fianco di una nazione palestinese. Quella gloriosa storia di fratellanza e di solidarietà ha cominciato ad incrinarsi dopo il conflitto arabo israeliano del '67. Il fallout di quella guerra ha generato molteplici e dolorose conseguenze, le responsabilità dei guasti di una relazione così singolare sarebbero troppo complesse da esaminare in un breve scritto. In queste righe io voglio solo segnalare un piccolo ma significativo episodio accaduto in questi ultimi giorni. In occasione della tornata elettorale appena conclusasi, a Livorno, il dr. Guastalla, eminente personalità della Comunità ebraica di quella città, si era candidato alle elezioni di sindaco per An. La sua sconfitta è stata bruciante, quasi umiliante. Perché Forse Livorno non ama gli ebrei? Non scherziamo! Livorno è una delle pochissime città europee che non ha mai avuto un ghetto, neppure nei periodi più bui. L'ebraismo della città dei quattro Mori è stato uno dei più vitali e fiorenti del nostro paese. Allora perché c'è stato un plebiscito negativo? Sicuramente Livorno non ama i fascisti! D'accordo, lo sappiamo, An oggi non è più fascista, Fini ha fatto grandi passi nei limiti di ciò che gli era concesso. Ma Guastalla ha osservato in questi tre anni la sua cultura di governo? Ha visto in televisione lo sconcio revisionista che ha infangato la Resistenza e Costituzione? Ha dato un'occhiata alla legge Bossi-Fini, alla Gasparri? Evidentemente no! Ha solo pensato che adesso An è sincera amica di Israele e la Sinistra no! Questo, a mio parere è un grave errore di valutazione in cui oggi incorrono molti ebrei. Anche se è vero che esistono nella sinistra frange che praticano forme di pensiero criptoantisemita cammuffate da antisionismo, che molta sinistra si lascia attrarre da forme di schematismo ideologico. È tuttavia falso ed ingiusto affermare che la Sinistra in quanto tale sia ostile agli ebrei e ad Israele. Non è lecito confondere la sacrosanta condanna della politica di Sharon, per l'occupazione e la colonizzazione delle terre palestinesi, per le rappresaglie che uccidono civili enormi, con l'antisemitismo o la negazione del diritto di Israele alla sicurezza. Centinaia di migliaia di ebrei, laici, religiosi e persino ortodossi, nella diaspora e in Israele, esprimono ogni giorno con forza questa condanna perché amano l'ebraismo e non vogliono vederne infangato il fondamento etico. Un uomo come Guastalla, con la sua cultura e con la sua storia personale di erede della mutica stamperia Salomone Belforte “sequestrata” dalle infami Leggi Razziali del fascismo, non avrebbe dovuto cadere nella trappola del risentimento, dovrebbe sapere che non si abbandona una nave carica di grandi valori e ideali perché ha qualche falla. Non per salire su una nave che in superficie appare lustra, ma che rischia di portarti a naufragare fra gli scogli dell'opportunismo.

Moni Ovadia – L'UNITA' – 19/06/2004


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