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Moni Ovadia

L'Assillo del Giorno Dopo

La produzione di uno spettacolo teatrale, come molte delle attività simultaneamente creative e produttive, ha aspetti da manovra di governo. E' necessario reperire le risorse, fare in modo che il bilancio preventivo vi corrisponda, badare alla qualità del risultato, in modo da soddisfare lo spettatore per garantirsene la “fidelizzazione”, Bisogna governare la piccola società di tecnici, attori, musicisti, scenografi, costumisti, light designer, produttori, uffici stampa, amministrativi vari, tour manager, maschere, custodi.

Inoltre è cruciale tessere relazioni di alleanza con altri teatri e con distributori sulla base del reciproco interesse e possibilmente della lealtà. Fondamentale è anche una cultura di rapporti intelligenti con i media, impostati all'insegna della disponibilità e dell'attenzione, sforzandosi di rifuggire da pretese rapinose. E, dulcis in fundo, bisogna trattare con i rappresentanti politici. I miei pazienti e generosi lettori si tranquillizzino. Lo so che questa è un'epoca da impero basso (prendo in prestito la felice espressione di Curzio Maltese), che gli enterteiner da bastimento, promossi a creatori di imperi “pornografico”-televisivi grazie alla complicità di politici disinvolti e corrivi, si credono dotati di statura napoleonica, che da lungo tempo i nani e le ballerine considerano le sedi parlamentari adatte ai loro celati talenti politici. Lo so e tuttavia non ho intenzione di candidarmi alla guida del paese. Ciò che mi preme comunicare è un assillo derivante dalla mia ormai quarantennale esperienza di “governo” teatrale: la preoccupazione del dopo. Quando vedo che un progetto è già avviato, ancor prima che abbia debuttato, non posso impedirmi di entrare in fibrillazione per il successivo. Le ragioni sono molteplici. Non sono solo, ho una compagnia composta ormai da padri di famiglia. Li ho coinvolti nella mia compagine devo preoccuparmi per loro, in qualche misura ne sono responsabile. Questa “ansia” del dopo, a mio parere, dovrebbe essere un tratto saliente di qualsiasi serio uomo di governo quale che sia la dimensione della società che è chiamato a governare. Degli attuali uomini che governano il nostro paese, tutto si può dire fuorché questo. La loro prevalente ossessiva preoccupazione è stata l'ossequio ai voleri del capo. Questi da parte sua ha sostenuto con una convinzione quasi paranoica la seguente equazione: lo stato sono io e chi sostiene il contrario è l'artefice di un complotto comunista e se non è comunista, come nel caso del mite Follini, è un maledetto rompicoglioni ingrato e gliela farò pagare cara. Ora il misero crepuscolo del potere berlusconiano è sotto gli occhi di chiunque abbia un barlume di buon senso, ma il nostro problema non è più il Cavaliere ormai disarcionato, in fondo non lo è mai stato. Il principale dei nostri problemi è quella mentalità diffusa, indice di idiozia con aggravante di qualunquismo, che pretende di affidare il paese a sedicenti uomini del destino, a unti e unticchi del Signore. Il nostro cancro è la politica da bar dello sport che crea i pensieri dei cosiddetti uomini della strada”: ha fatto bene per sé, farà bene per l'Italia, lasciamolo lavorare”. Questa imbecillità senza remissione è la malattia cronica da curare. Si fottano gli uomini della strada! Un serio paese democratico deve educare cittadini consapevoli e responsabili. Per questo il maggior guaio politico d'Italia è questo centro destra che ha recitato lo spettacolo guitto della corte servile, oggi corte dei miracoli (rubo ancora a Maltese).

Conosco molte persone per bene che per la loro Bildung umana e politica hanno un impedimento compulsivo a votare per il centro sinistra ed essendosi squarciato finalmente il velo riguardo a Berlusconi, si attaccano a Fini. Lo descrivono serio, non più fascista, di eloquio elegante. Ma come è possibile una tale miope amnesia. Il loro amato Fini è lo stesso yes man che ha votato tutte le vergognose leggi ad personam per il presidente del consiglio. Lui è complice nell'averci resi lo zimbello di tutto il mondo civile, e, come lui, sono complici del misfatto tutti gli esponenti della casa delle libertà. Anche gli stessi che oggi, vedendo la malparata, si preparano ad abbandonare la nave che cola a picco. Quando capiremo che l'Italia non ha bisogno di stregoni, piazzisti di miracoli a spese delle altrui tasche, né ha bisogno di stregoni, taumaturghi, demagoghi e tanto meno necessita dei loro osannanti apprendisti. Il nostro disastrato anomalo paese ha bisogno di governanti seri, sobri, i quali lo guidino nelle travagliate acque di un mondo in rapida trasformazione, per costruire un futuro solido e giusto. Tocca soprattutto a noi cittadini rimboccarci le maniche, smetterla di corteggiare i miraggi della furbizia e finirla di cedere alle seduzioni della Tv, appena ci palpa il sedere.

Moni Ovadia – L'UNITA' – 17/07/2004


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