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Moni Ovadia

Esagerare non serve nemmeno a Sharon

Mio padre era uomo di solidi princi. Pochi ma chiari. Fra questi vi era il culto della puntualità. La sua intransigenza riguardo all'argomento era fonte di continui battibecchi tra noi due. Io sono un tendenziale e impenitente ritardatario. Ciò non mi onora e mi sforzo di combattere questo difetto, ma un'indole inveterata è difficile da contrastare. Mio padre pur avendo in linea di principio ragione riusciva a mettersi dalla parte del torto con il suo estremismo. Per esempio se io rincasavo di sera alle nove e cinque mi accoglieva indignato con queste parole:
“ Guarda un po' se questa è l'ora di venire a cena, sono già le dieci.”
Per queste esagerazioni lo canzonavo bonariamente e lui fingendo risentimento replicava al mio sarcasmo dicendo: “ Sei fortunato ad avere me per padre, tuo nonno, quando io frequentavo la scuola mi assillava così:” Studia! Gennaio-febbraio un mese, marzo-aprile due mesi e la scuola è già finita.”

Mi capita spesso di rammemorare questo aneddoto personale quando mi trovo di fronte ad esagerazioni fuori misura, a persone che, per dirla con una sapida espressione popolare, la fanno fuori dal vaso. E anche se il caso è maledettamente serio anzi drammatico, ciarlatanesco e strumentale è l'atteggiamento di chi lo ha provocato.

Sto parlando dell'ultimo affaire franco-israeliano creato dalle iperboliche dichiarazioni del primo ministro israeliano. L'astuto e sanguigno generale Ariel Sharon ha lanciato all'indirizzo degli ebrei francesi un accorato invito a lasciare immediatamente la Francia, focolaio di pulsioni antisemite, per fare l'aliyà (la salita) verso Israele. Ste stessimo alle sole parole del nuovo profeta di sciagure, saremmo indotti a pensare che vivere oggi a Parigi sia come vivere a Berlino nel 1935, all'epoca delle Leggi di Norimberga. Naturalmente le parole del leader israeliano hanno sortito un effetto previsto.
Il presidente francese Jacques Chirac si è infuriato e ha dichiarata non gradita la presenza di Sharon sul territorio della République, rimandando sine die una progettata visita del Generale.
E' bene ricordare che Chirac è un antifascista, è il presidente francese che processando Maurice Papon ha processato Vichy e in qualche misura il passato sporco del suo paese. Inoltre non si deve dimenticare che la Francia è un paese di piena democrazia e che gli ebrei ne fatto parte a pieno titolo. Detto questo sono l'ultimo a voler sottovalutare le vergognose e vili aggressioni antisemite o cripto-antisemite mascherate da antisionismo o da solidarietà verso i palestinesi.
Il pensiero che le genera proviene dai peggiori liquami del pregiudizio, le sue manifestazioni vanno combattute con la massima severità e ogni democrazia che si rispetti ha gli strumenti per farlo. Non è tuttavia questo il merito della questione.

Se qualcuno volesse farci credere che Sharon non avesse calcolato gli effetti della sua uscita o è un cretino o è “diplomatico” o ci fa. La sua politica è arrivata a un capolinea: o cede al ricatto dei coloni fanatici e dei partiti che li sostengono, col rischio di alienarsi, prima o poi, l'incondizionato sostegno degli Us, o paga un prezzo all'alleanza coi laburisti che, per identità non possono accettare il progetto di annessione delle terre palestinesi implicito nell'attuale tracciato del muro. L'annessione a seguito dell'occupazione e della colonizzazione di parte dei cosiddetti territori è la vera discriminante.

Contrariamente a ciò che capziosamente si sforzano di propagandare i media vicini al governo Sharon e i suoi accaniti sostenitori, nessuno nega il sacrosanto diritto di Israele di difendersi dalla violenza terrorista e di fare, nei propri confini, ciò che meglio ritiene. Ciò che i critici dell'attuale muro condannano è solo l'unilaterale politica di espropriazione. Ecco dunque il tentativo di Sharon di escludere dal progetto negoziale coloro che potrebbero mettergli i bastoni tra le ruote. Dunque se la Francia è antisemita e l'Europa e l'Onu gli sono complici non hanno lo statuto morale per intervenire in questioni che coinvolgono gli ebrei. Ma qui siamo condotti in una prospettiva paradossale. Coloro che condannano il muro di Sharon non sono affatto antisemiti, anzi! Una delle grandi radici dell'antisemitismo è stata l'idiosincrasia nei confronti della diversità ebraica.
Nel corso dei secoli molti sono stati coloro che hanno voluto dire agli ebrei cosa dovevano fare di loro stessi: negarsi in quanto tali, convertirsi, assimilarsi, modellarsi nel loro estremismo anti idolatrico.
Per la prima volta le critiche sono diverse ed esse suonano così: a casa vostra fate un po' ciò che vi pare.
Ma ai palestinesi, in casa loro lasciate fare ciò che decidono loro stessi. Quanto a certi commentatori di casa nostra farebbero bene a considerare che, se noi abbiamo avuto in piena pace e democrazia, lo sconcio di tangentopoli, i palestinesi dopo quarant'anni di occupazione militare, di vita in campi profughi e in una prigione a cielo aperto, avranno pur diritto di avere i loro corrotti e ad occuparsene da soli, quando avranno la piena dignità di un vero stato.

Moni Ovadia – L'UNITA' – 24 /07/2004


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