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MONI OVADIA

L'UNITA' – 09/03/2002

Il tramonto della moderazione

Il nostro paese nel secondo dopoguerra ha conosciuto quasi quarant'anni di governo a centralità democristiana. Rappresentanti principali del blocco moderato, i democristiani, hanno orientato e deciso le modalità di sviluppo dell'economia e della società italiana. Dopo il fallimento dello sciagurato esperimento Tambroni di sostenersi con l'appoggio degli ex-fascisti iniziava la trentennale alleanza con socialdemocratici e socialisti, la parte più riformista e disponibile al compromesso della sinistra italiana. Il partito comunista, il più grande di tutto l'occidente a causa della guerra fredda prima e della competizione fra le due superpotenze in seguito era rimasto confinato in un'opposizione bloccata che ne ha condizionato comportamenti ed identità. Il noto fattore kappa impediva a una forza marxista di essere al governo in posizione dominazione nel sistema dell'alleanza atlantica. L'avere mantenuto in questa situazione anomala, inquinata dai terribili condizionamenti della Mafia, un quadro formalmente democratico è stato una sorta di “capolavoro” alchemico all'italiana il cui merito va a tutte le forze che hanno concorso a renderlo possibile. I prezzi pagati a questa particolare democrazia sprovvista di un suo attributo fondamentale, quello dell'alternanza, ovviamente sono stati altissimi e tutti a carico dei ceti più deboli. Lo strumento tecnico con cui si è impedita l'esplosione delle contraddizioni è stata le creazione della voragine del debito pubblico e il collante di questo modello politico è stato il comune riferimento, almeno formale, alla legge fondante della democrazia italiana uscita dalla Resistenza: la prima parte della Costituzione Repubblicana. Con il crollo reale e simbolico del muro di Berlino e le conseguenti tumultuose trasformazioni politico economiche, è arrivato per molti il redde rationem.

Il ceto politico italiano di governo, perdute le immunità a priori garantite dall'essere antagoniste al “comunismo”, ha dovuto cominciare a rispondere del proprio operato. La fase “rivoluzionaria” di questo processo inaspettato ai più è stata chiamata: “Mani Pulite”. I moderati presi dal panico seguito al dissolversi della “forza tranquilla” la quale aveva saputo genialmente armonizzare in sé il centro conservatore e la sinistra sociale di ispirazione cristiana, hanno scelto di affidarsi ad una destra mediatico-populista e al suo leader carismatico. Berlusconi ha con grande lungimiranza interpretato questa angoscia seguita alla perdita della “madre-balena bianca” e ha saputo coagulare intorno alla propria persona l'energia sprigionata dagli orfani dello scudo crociato e del “socialismo” craxiano. Tutto questo sarebbe stato un bene per il paese se Berlusconi ed i suoi alleati fossero degli autentici moderati, dei conservatori europei come i gollisti francesi o i cristiano democratici tedeschi. Gli esponenti del Polo delle Libertà sono invece degli estremisti, le loro parole d'ordine sono furiose, chiamano alla crociata contro il periodo comunista e la parola comunista nel lessico berlusconiano indica chiunque gli sia oppositore, egli diventa per ciò stesso erede responsabile dei criminali edificatori dei gulag. I giudici chiamati a giudicare i potenti per reati previsti dal codice nel suo gergo politico si comportano come torturatori o assassini e sono immancabilmente rossi. Il suo alleato Bossi ha ricontestualizzato il termine nazista, già utilizzato per i suoi attuali alleati, collocando a sinistra, lui che in tempi non lontani, proclamava il diritto alla secessione minacciando la mobilitazione di decine di migliaia di armati pronti alla rivolta nella valli “celtiche”. Gli ex fascisti della compagine governativa, dal canto loro, propongono l'istituzione di liste nere per i professori anti-governativi o censure preventive contro libri sovversivi. Forse i moderati, prima di “essere fatti” sparire farebbero bene a riflettere.

Quanto a noi definiti “terroristi” del Palavobis per avere chiesto il ripristino della piena legalità possiamo solo commentare: “Cornuto!” disse il bue all'asino.

Moni Ovadia – L'UNITA' – 09/03/2002

 


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