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Moni Ovadia

Il totalitarismo del profitto

Le parole del Pontefice Giovanni Paolo secondo provocano sempre un dibattito importante, anche se estrapolate da un suo libro non ancora dato alle stampe. Le anticipazioni giornalistiche sapientemente orientate dall'editore mirano tuttavia a sollecitare un nervo scoperto, il giudizio sui due grandi totalitarismi: comunismo e nazismo. La domanda che ritorna è sempre la stessa: furono uguali, ovvero ebbero significative differenze? Le due posizioni principali, schematizzando, sono quella del fronte conservatore e quelle del fronte progressista. La prima li vede ugualmente perversi, assassini e genocidi, la seconda ne sottolinea le importanti differenze. Le riflessioni del pontefice, pur in una prospettiva provvidenziale ed escatologica della Storia, ineludibile per un uomo di fede, sembrano voler attribuire ai due mali segno e peso diversi. Il nazismo viene definito furore bestiale, il comunismo, male necessario. Il Santo padre si interroga pensosamente sulla ragione per la quale l'eresia comunista sia durata tanto a lungo, perché così a lungo sia durata la prova a cui i cristiani sono stati sottoposti. Ho partecipato ieri mattina ad un dibattito sulla questione proposto dalla trasmissione “Omnibus”, uno dei rari programmi televisivi in cui sia possibile dibattere civilmente, senza essere trascinati nello starnazzare da salotto. Gli altri partecipanti erano: l'on. Rosy Bindi, l'on. Marco Rizzo, il ministro Giovanardi e lo storico professor Victor Zaslavsky. Conoscendo la formazione politica di alcuni dei partecipanti, non è difficile rappresentarsi le loro posizioni. Per correttezza, riconosco che il ministro Giovanardi era in minoranza nel sostenere la sostanziale identità dei due mali, sorretto tuttavia dalla lucida argomentazione teorica del professor Zaslavsky basata sull'esperienza diretta e sulla categoria socio-politica del totalitarismo, che sostanzialmente ritiene identici i comportamenti di ogni potere totalitario. Pur riconoscendo la validità di tale approccio teorico, a mio parere, fra comunismo e nazismo permangono differenze significative e non accessorie. Fra le quali mi pare la più evidente che i comunisti nel mondo ebbero ruoli e posizioni diversificati, in molti casi parteciparono pienamente ai processi democratici e furono protagonisti di straordinari movimenti di liberazione e di emancipazione delle classi e dei popoli oppressi. I nazisti partorirono solo orrore. Inoltre le grandi questioni poste dal movimento comunista in termini di giustizia sociale, uguaglianza di tutti gli esseri umani, solidarietà rimangono aperte e, se è vero che il comunismo si è lasciato trascinare in una perversa deriva liberticida, è altrettanto vero che a quelle questioni, in Occidente, non hanno saputo rispondere fino ad ora né i cristiani, né la cosiddetta democrazia liberista che sempre di più si esprime con istanze di totalitarismo economico, mitigate, in alcuni paesi, da elementi parziali di democrazia formale. Ora, se c'è un elemento comune alle ideologie totalitarie è quello di essere la causa della sofferenza e della morte di milioni di vittime innocenti. Il totalitarismo del profitto ha causato e continua oggi a causare immensa sofferenza. Quando un teorico iperliberista dichiara che il mercato, costi quel che costi, ha sempre ragione, egli non è diverso da Stalin quando questi dichiarava: “il partito ha sempre ragione”. Chi ripudia il totalitarismo e ama la libertà non può fare distinzioni ipocrite fra l'orrore politico e l'orrore economico, entrambi vivono della stessa ragion d'essere: il dominio dell'uomo sull'uomo. I casi di ferocia dell'economia liberista nei paesi del terzo mondo sonno innumerevoli ed eclatanti, ma molti, più subdoli, si sono consumano anche qui a casa nostra sotto i nostri occhi. Sono recentemente entrato in contatto con il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio e sono stato messo a conoscenza della devastazione prodotta dall'uso dell'amianto sulle vite dei lavoratori e dei cittadini di Sesto san Giovanni e dintorni che irradierà i suoi nefasti e letali effetti per anni e anni a venire. Due dati: si calcola che, entro il 2030, solo per contatto professionale con l'amianto, moriranno in Europa 500.000 persone e 200.000 negli USA, e che, fra il 2015 e il 2019, nell'area che circonda Sesto per una vasta zona, moriranno di solo mesotelioma, un tumore provocato dall'inalazione di particelle d'amianto, 30.000 essere umani. Queste stime sono caute e documentate, sono state riportate sul Corriere del Lavoro e su un inserto del Corriere della Sera. Oggi esami epidemiologici indicano l'amianto come probabile responsabile per altri quindici tumori collegabili al mesotelioma, il calcolo delle possibili conseguenze è semplicemente raggelante.

I rischi del contatto con l'amianto erano già conosciuto nei primi anni del Novecento e studi documentati erano disponibili da diversi lustri, ma tutto ciò è estraneo alla logica del profitto, che definisce il lento avvelenamento sul lavoro, un inevitabile inconveniente del progresso. Il comitato ha condotto una lotta esemplare per dignità, per coraggio, per tenacia, con il solo sostegno dell'autotassazione. Quei lavoratori hanno dovuto sopportare il muro di gomma della protervia padronale, lo sprezzo di una giustizia lenta che sempre penalizza i deboli, hanno sofferto l'ostilità di alcuni dei loro stessi compagni che paventavano il ricatto della perdita del posto di lavoro, hanno dovuto subire anche l'ostracismo di parte dei sindacati, l'accusa di fare del “terrorismo”, hanno visto i loro compagni spegnersi, hanno sopportato il male che colpiva i loro figli e le loro mogli, ma sono andati avanti per spirito di giustizia, per gli ammalati, per i loro morti, per i lavoratori dei paesi più deboli verso cui si esporta il veleno che qui è diventato indecente, per la salute di tutti noi. Ora stanno per affrontare l'ennesima causa per il riconoscimento della violenza subita. Sono loro i dissidenti del totalitarismo del profitto e come tutti i veri dissidenti sono ignorati dall'estabilishment.

Moni Ovadia – L'UNITA' – 09/10/2004


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