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Moni Ovadia

Smembrati pezzo a pezzo

La guerra in Iraq prosegue con le sue quotidiane devastazioni, con l'ininterrotto versamento di sangue. La messe germinata dalla sua semina, per il momento, non produce i frutti della democrazia occidentale modello iperliberista. Tuttavia l'abbondante aspersione del fertilizzante propagandistico, già favorisce la crescita del cascame di una sua cultura infestante. Il magazine di Repubblica del Venerdì, un paio di numeri addietro, ospitava un interessantissimo servizio sulla proliferazione delle Tv commerciali in Iraq. Le giovani reti nate sotto occupazione, da brave e diligenti alunne delle potentissime consorelle dei paesi civili, si preparano a far soldi sulle disgrazie dei cittadini e sul ricco indotto di buoni sentimenti che notoriamente fa audience. Il canale al-Sharquiya (l'orientale), prima televisione privata del paese, offre ai suoi telespettatori il programma cult Labour and Materials, una specie di reality Show condotto dalla bella ventinovenne Shama Eimad Zubair, super star delle televisione di stato ai tempi di Saddam e ora la più amata dagli iracheni. La rete televisiva in questione, in cambio della diretta, offre ai fortunatissimi disastrati, la cui domanda sia stata accolta, la ricostruzione della loro abitazione distrutta dai bombardamenti americani. I soldi per l'intera operazione arrivano, come nel nostro Telethon, dal buon cuore dei telespettatori, i cui contributi vengono fatti rientrare nel precetto del zakat, il gesto di carità a cui ogni buon musulmano è tenuto. Civiltà occidentale in piena regola: sfruttamento e beffa. Altre emittenti competitor di Al-Sharquya, con lo stesso meccanismo, offrono in cambio delle riprese, il pagamento dei costi sostenuti per le sontuose cerimonie nuziali o delle spese per interventi chirurgici compiuti su bambini piccini feriti gravemente dalle meritorie bombe intelligenti portatrici di libertà. Questi sì che sono dei veri reality show! Non quelle caricature posticce di casa nostra, basate su sfaccendati in cerca di facile fortuna e su ex starlet bollite pronte a tutto per riciclarsi.


Ai tempi dello scandalo delle torture di Abu Graib, con quella che ritenevo un iperbole, ipotizzavo, che un giorno non lontano, quella vergogna sarebbe potuta diventare un reality show. Non ci ero andato lontano. Del resto, di questi tempi, non è difficile rappresentare scenari degradanti per la dignità umana. Il trend ideologico di coloro che oggi detengono le leve del potere è basato sull'ideale di totale privatizzazione di ogni aspetto della vita, per consentirne il libero e selvaggio sfruttamento mercantile. Da tempo pensatori della destra economica sostengono che sempre meno funzioni dovrebbero essere attribuite allo Stato, il quale dovrebbe limitarsi a garantire il libero svolgimento degli affari di chi li sa fare, nel quadro di una generalizzata deregulation. Nel loro pensiero non trova posto una visione unitaria e integra dell'essere umano, dei suoi molteplici ed articolati diritti, della suo statuto di santità. Per quel tipo di pensiero l'unica libertà concepibile è la libertà economica ovvero la libertà dei ricchi. La schiacciante vittoria elettorale di George W. Bush darà ulteriore forza a questa perversa ideologia sedicente liberista. Davanti a coloro che credono nei valori non commerciabili dell'uguaglianza e della dignità di ogni essere umano, che siano cristiani o atei, progressisti o conservatori, musulmani o ebrei, marxisti o liberali, anarchici o ecologisti, si apre una grande e lunga stagione di battaglie soprattutto in campo culturale. Il primo ministro Zapatero ha lanciato un segnale importantissimo nei confronti delle televisioni del suo paese. E' quanto mai importante per il futuro dell'autentica democrazia raccogliere e sviluppare la lezione spagnola. L'educazione dei bambini e dei giovani non deve essere affidata alla televisione spazzatura, l'immagine del femminile non può essere sottomessa alle esigenze del feticcio merce, e la visione del mondo di una generazione non può dipendere dai furori della cosiddetta audience. Se il coraggio e la lungimiranza di Zapatero faranno scuola, almeno in Europa, sicuramente si leveranno tuonanti invettive contro la censura da parte dei soliti Soloni. Non bisogna farsi intimidire, non è la censura che paventano, quanto piuttosto la perdita dei favolosi affari che possono derivare dallo smembramento pezzo a pezzo dell'essere umano e della sua anima.


Moni Ovadia – L'UNITA' – 06/11/2004


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