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Moni Ovadia

Estremisti Moderati

Il linguaggio politico negli ultimi lustri è impantanato in formule che rivelano una sclerosi di pensiero. Il sempre più ridondante uso di espressioni stereotipate è il segno della mancanza di un rapporto con il reale da parte di una classe politica in affanno rispetto alle trasformazioni sociali e alle sfide poste dal nuovo assetto mondiale. I governi in carica, così come le forze mondiale. I governi in carica, così come le forze di opposizione, postulano l'esistenza di una categoria antropologica a priori la cui sola forza sarebbe decisiva per determinare l'esito delle contese elettorali: i moderati. Nessun politico si preoccupa di definire meglio i moderati, di cogliere le differenze e le sfumature all'interno del gruppo che invece viene assunto come una palude indistinta mossa dallo spirito del gregge. La mancanza di una visione critica e complessa di una così vasta parte delle popolazioni dei sistemi democratici occidentali che contiene in sé ceti diversi e condizioni di esistenza variegate rischia di portare a gravi errori di valutazione che conducono ad errori tattici e soprattutto strategici. Oggi, molti nel nostro Paese, non solo nel fronte conservatore, ritengono il primo ministro spagnolo, leader del PSOE, un estremista. Perché? Per esempio per avere deciso di ritirare le truppe spagnole impegnate nel conflitto iracheno, come si era impegnato a fare nel corso della campagna elettorale. Esaminiamo questa critica rispetto al parametro della categoria del moderatismo. Se Zapatero è estremista, significa che l'85% degli spagnoli dichiaratamente contrari alla guerra preventiva sono estremista, oppure, che i moderati in Spagna non temono di votare un estremista. Ma forse Zapatero non è un estremista, né quando ripudia la guerra preventiva, come per altro fa la nostra Costituzione tutt'altro che estremista, né quando vuole istituire il matrimonio degli omosessuali o riformare l'istituto dell'insegnamento della religione. Zapatero si limita a mettere in pratica uno dei principali fondamenti del liberalismo: “libera Chiesa in libero Stato”. E' quella parte della Chiesa di Spagna, che aggressivamente vuole imporre come verità assoluta una pur rispettabile concezione di parte della società, ad essere estremista. Zapatero inoltre ha messo il freno ad uno dei fenomeni più selvaggiamente estremi della società post-moderna, la televisione spazzatura che devasta l'ecosistema mentale dei cittadini più deboli ed esposti come bambini, dando prova di volere temperare un fenomeno violento e profondamente corrosivo. Negli Stati Uniti per contro i “moderati” hanno eletto il presidente più estremista della recente storia americana ed hanno snobbato il moderato e ragionevole Kerry, che secondo la vulgata sarebbe stato eletto dagli estremisti, dagli “antiamericani”. L'elenco dei paradossi e delle contraddizioni dell'angusta visione che divide schematicamente i cittadini in “moderati” od “estremisti” a seconda delle circostanze. Per un mondo migliore, più giusto più vivibile sarebbe comunque meglio imparare ad essere simultaneamente estremisti e moderati, estremisti nel chiedere giustizia, uguaglianza, pari dignità, rispetto della vita e dell'ambiente, lotta alla miseria ed allo sfruttamento, moderati nel rifiuto della violenza, nel sapere rispettare le idee altrui, nella ricerca di un quadro di riferimento istituzionale condiviso con i nostri avversari, nella consapevolezza di non essere depositari di verità assolute. Potremo così essere fieri di definirci estremisti moderati.

Moni Ovadia – L'UNITA' – 20/11/2004


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