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Moni Ovadia

Veri orrori e finti valori

L'elenco degli stermini, delle persecuzioni e dei massacri che l'essere umano nella sua storia plurimillenaria ha perpetrato contro i propri simili è senza fine. Il secolo scorso da solo, è forse riuscito nell'impresa di eguagliare in termini di numeri la somma degli assassinati in tutti i secoli precedenti e a superarli in termini di efferatezza. In parte ciò è sicuramente dovuto alle trasformazioni tecnologiche che hanno messo a disposizione degli sterminatori strumenti poderosi e sofisticati in grado di industrializzare gli assassini di massa ma il carburante principale per le macchine di annientamento, è stato fornito da ideologie deflagranti che dichiaravano quegli stermini auspicabili, desiderabili, purificatori. Il nazismo ha fatto dello sterminio di alcune categorie di esseri umani, programma politico di governo, ha negato a quegli esseri umani il diritto ad esistere in quanto tali e prima ancora di annientarli, li ha privati dei loro attributi universali facendo sì che venissero percepiti come parassiti infestanti con programmi martellanti di propaganda e di indottrinamento ad ogni livello dell'istruzione e dell'informazione. A quel punto lo sterminio è divenuto un fatto puramente tecnico-organizzativo. Lo stalinismo ha tolto ogni diritto di umanità a chiunque venisse dichiarato trotskista, anarchico, socialdemocratico, controrivoluzionario come se l'opinione politica, autentica o attribuita, avesse il potere di definire lo statuto di uomo. Questo pensiero depravato ha reso possibile la riduzione a schiavi prima e la liquidazione poi, di milioni di esseri umani. La peste del nazionalismo, nutrice di tutti i fascismi, ha legittimato supremazie, discriminazioni, odi, assassini deportazioni. La coscienza dell'umanità ha cominciato a farsi carico di questo problema nel secondo dopoguerra, in particolare in Occidente grazie a un paziente e immane lavoro di documentazione e di informazione sul paradigma assoluto dell'orrore rappresentato dalla Shoà e a causa dello shock rappresentato dalle deflagrazioni atomiche che hanno distrutto le città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki provocando decine di migliaia di morti.

A partire dall'ultimo decennio del secolo scorso, l'informazione degli spaventosi stermini di massa ha raggiunto strati sempre più vasti della popolazione e si è fatta sempre più intensa l'urgenza di una memoria come strumento di edificazione di un futuro liberato dalle violenze, dagli odi, dalle disuguaglianze e dai razzismi. Il nostro paese, negli ultimissimi anni, ha voluto anche scoperchiare il vaso di pandora di un crimine a lungo tenuto nascosto vuoi per ipocrisia, vuoi per convenienza e opportunismo politico, vuoi per tenere a freno strumentalizzazioni miranti ad attizzare nuove possibili violenze: le foibe, l'esilio e la persecuzione delle popolazioni istriane e dalmate vessate e calunniate anche in quello che doveva essere il suolo patrio. Il professor Magris ed autorevoli storici, ne avevano già diffusamente parlato e scritto più di vent'anni or sono, ma il discorso allora non colpì la coscienza dell'establishment né quella nazionale per ragioni poco nobili facilmente immaginabili. Il parlamento, su proposta del ministro delle comunicazioni Maurizio Gasparri, ha istituito, a grande maggioranza, un giorno del ricordo per le vittime delle foibe. Questo è un fatto di notevole significato, a patto che la ripulsa degli orrori sia universale e si coniughi con i valori che quella ripulsa motivano e legittimano. Questi valori si chiamano libertà, uguaglianza, fraternità, pari diritti e pari dignità per tutti gli uomini di questa terra. Essi chiedono di combattere ogni forma di nazionalismo, di xenofobia, di razzismo, di antisemitismo, di strapotere economico e mediatico che sono sinonimo di disuguaglianza e ingiustizia. Poiché siamo felici di fare fede alle buone intenzioni dell'onorevole Gasparri, riteniamo che, coerentemente, così come a ragione chiede agli italiani di fare i conti con l'orrore delle foibe, lui faccia i conti con certi suoi colleghi di partito e di governo e segnatamente con alcuni esponenti della Lega nord.

Il prossimo 25 Aprile, giorno della Liberazione dell'Italia dalla barbarie nazifascista, sarà un'ottima occasione ufficiale. Attendiamo un vibrante discorso del ministro per celebrare la Resistenza e per condannare tutti gli orrori del fascismo di ieri e di oggi.

Moni Ovadia – L'UNITA' – 05/02/2005


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