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Moni Ovadia

Contro i neocon pathos e interiorità

Brutti tempi davvero i nostri, sembra che tutto debba andare per il verso sbagliato. I guai sono tanti, le proposte di soluzione inconsistenti o inesistenti. Gli uomini preposti al governo delle nostre società, mostrano una tendenziale incapacità a rappresentarne gli aspetti dinamici e quando, raramente, danno prova di serietà ed autorevolezza, gli si impedisce di esprimersi pienamente mettendo sul loro cammino intralci meschini e capricci personali. Il nostro paese, il più disastrato del Vecchio Continente, a dispetto dell'impudente ostentazione di ottimismo del sempre più inattendibile premier, avrebbe un grande bisogno di un'Europa solida. Macché, anche lì, peggio che andar di notte: beghe, fobie, disgregazione dello spirito comunitario, arretramento del processo di integrazione e riemersione di istanze nazionaliste e localiste. In questo contesto deprimente, l'Italia può permettersi regressioni di impronta conservatrice che ne fanno una sorta di Fort Apache della sola verità rivelata come strumento principe della politica. L'innaturale alleanza fra i teocon, cristiani senza Cristo, credenti senza fede - singolare ibrido che sembra uscito da uno dei bestiari fantastici di Borges - e la parte più disperatamente "temporalista" della Chiesa, esulta per la sua vittoria di Pirro. Sì, vittoria di Pirro perché conquistata con lo strumento della furbizia, del calcolo e non del confronto alto, perché combattuta contro i valori inscindibili di libertà e di responsabilità individuali a favore di una visione integralista, delle verità di fede imposte anche a chi non vi partecipa. Il vulnus, anche se ancora non appare, colpisce soprattutto il mondo cattolico più aperto alle alterità e al confronto che ben conosce il tributo da pagare al dialogo: l'accoglimento della piena parità e dignità del tuo interlocutore. La risposta alla chiusura della parte più rigida delle gerarchie cattoliche deve rimanere tuttavia quella del dialogo, unica strada percorribile. Sarebbe a mio parere una sciagura lasciarsi tentare dall'anticlericalismo che avrebbe l'effetto di un boomerang e renderebbe avvelenata la già pesante atmosfera. Quanto all'evidente insensatezza di certi articoli della legge 40, forieri di sofferenze e di discriminazioni classiste, il tempo e il senso comune li consegneranno al bidone della spazzatura politica nei prossimi anni. I laici non religiosi devono attrezzarsi al dialogo con una riflessione critica sollecitata da varie voci alle quali vorrei unire la mia. La sapienza e la responsabilità politica di cui hanno dato prova Romano Prodi e Piero Fassino, in generale ed in particolare in questa difficile congiuntura, sono importanti per il futuro politico del nostro paese ma hanno bisogno di essere coniugate con strumenti che sappiano affrontare una crisi più ampia che è epocale. In questo inquietante inizio di Millennio, si sono levate da più parti delle società del benessere, in particolare dai giovani, richieste di senso e di punti di riferimento morali. Le forze della sinistra spesso faticano a dare risposte perché danno per scontati, acquisiti una volta per tutte, i grandi principi universali fondanti della civiltà del diritto e trattano queste questioni con rispetto formale ma con distacco. Ora i valori di libertà, di uguaglianza, di pari dignità e diritto di tutti gli uomini e di tutte le genti, sono stati enunciati solennemente da oltre cinquant'anni, ma sono ben lungi dall'essere messi in pratica anche nelle democrazie liberali. Libertà, democrazia, uguaglianza, solidarietà, fratellanza sono processi che devono essere tenuti costantemente in vita altrimenti si riducono a gusci vuoti, diventano autoproclamazione. L'impegno collettivo è la base su cui poggiare il processo, ma i propellenti che alimentano la fiaccola si chiamano pathos ed interiorità. Se il progetto di una società giusta e solidale non arde nei nostri cuori, non scorre nelle nostre vene, non fa tremare le nostre fibre interiori, il suo senso si perde, si burocratizza e cede il passo alla falsa pretesa dei neo reazionari di rappresentare i valori forti. Le forme aggressive e assolutiste dell'ideologia neocon si controbattono fertilizzando il campo del sapere critico con partecipazione interiore e pathos personale.

Moni Ovadia – 25/06/2005


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