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Moni Ovadia

America senza mito

I vizi sono duri a morire. Io ne ho molti, fra questi uno dei più inveterati è quello di fare riferimento ad ogni pie’ sospinto all’inesauribile repertorio del witz ebraico del yiddishkeit, spero che il lettore non me ne vorrà, ma non riesco a resistere alla tentazione.
Nei primi anni del Novecento il mondo rimase sgomento alla notizia dell’affondamento del transatlantico Titanic, ritenuto inaffondabile, a causa della collisione con un iceberg. Qualche giorno dopo l’affondamento nella Parigi ancora pervasa dagli umori dell’affaire Dreyfus, un signore ebreo si recò nel negozietto di generi alimentari presso il quale faceva abitualmente le compere. Appena lo vide, il padrone della bottega lo aggredì dicendogli: "Cosa avete fatto voi ebrei al Titanic? - Allibito il signore ebreo obiettò - noi ebrei? Cosa c’entriamo noi ebrei? È stato un iceberg - al che il negoziante concluse: Appunto Iceberg, Rosenberg, Weissenberg, Blumenberg. Tutti ebrei!".
Noi "antiamericani" - così ci definiscono i nemici di qualsiasi critica rivolta alle politiche delle amministrazioni statunitensi - non ci comporteremo come il negoziante della storiella e non attribuiremo la responsabilità dell’immane tragedia provocata dall’Uragano Katrina al presidente degli Stati Uniti, né alla sua Amministrazione.
Non daremo la colpa del disastro naturale all’ipercapitalismo delle corporation né ai Chicago-boys del Nobel Milton Friedman o al Guru del Bengodi iperliberista professor Francis Fukuyama, ma cercheremo di trarre qualche lezione sulle dinamiche sociali del "regno del bene" messe a nudo dalla inattesa ed eccezionale violenza di Katrina.
La spietata evidenza delle immagini mostra un’America ben diversa da quella cantata dai nostri americanofoli da salotto televisivo, un’America da "The day after tomorrow" in cui vigono tuttora discriminazioni di classe di razza, non per legge naturalmente, ma per censo, per ruolo e collocazione sociale. Un’America senza mito pervasa da pulsioni di violenza vuoi per rabbia da disperazione, vuoi per vocazione criminale tipica di ogni società basata sul denaro. Non si vuole negare che sia esistita ed esista l’America democratica dei grandi valori e dei grandi princìpi costituzionali, ma contribuire a far sorgere la consapevolezza che nel grande Paese c’è anche l’America senza mito, oscura e reazionaria fatta riemergere da George W. Bush uno dei peggiori presidenti di tutta la storia statunitense. Questa America non mitica si è sviluppata lungo una dorsale di ingiustizia e crimini che attraversa tutta la sua storia dallo sterminio dei pellerossa, all’infamia dello schiavismo i cui nefasti postumi erano vergognosamente operanti nei termini della discriminazione razziale ancora negli anni Sessanta del Novecento, mentre i presidenti Usa pretendevano di impartire lezioni di democrazia e libertà a destra e a manca, per finire con le pratiche imperialiste in ogni angolo del mondo responsabili di un impressionante numero di crimini in proprio e in solido con le più brutali dittature fasciste del secondo dopoguerra. Speriamo che i morti dell’ultima immane tragedia che ha colpito il popolo americano non siano morti invano, che possa sorgere da loro una nuova consapevolezza per potere processare l’America della protervia classista e razzista, della prepotenza imperialista, del disprezzo per la salute ecologica del pianeta e delle guerre preventive permanenti.


Moni Ovadia – l’UNITA’ – 03/09/2005


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