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Moni Ovadia
L'UNITA' – 20/04/2002

Tanto tuonò che piovve

La Rai è stata quasi interamente occupata dal governo. Ciò che era stato annunciato si è compiuto. Il Cavaliere si è permesso anche di licenziare in pectore alcuni dei più brillanti e coraggiosi conduttori della televisione italiana. Tutti i sinceri democratici del nostro paese dovrebbero manifestare a Biagi, Santoro e Luttazzi solidarietà e vicinanza. Personalmente esprimo loro il mio pieno appoggio. Al tempo stesso però, non posso impedirmi di provare un'irrefrenabile ammirazione per come Silvio Berlusconi ed i suoi consiglieri hanno concepito il loro progetto di conquista del potere politico, per la brillantezza delle intuizioni tattiche e la lungimiranza del piano strategico. Essi hanno saputo capire ed interpretare insieme, il malcontento e le aspirazioni frustrate di milioni di italiani. Li hanno fatti sognare. Per fare questo hanno scelto il terreno della “cultura” e del suo veicolo privilegiato, la comunicazione. La loro cultura e la loro comunicazione.

Il piano è partito dalla televisione, dalla scatola dei sogni, dalla padrona della realtà virtuale, signora delle piccole passioni che contende lo spazio ed il tempo alla realtà vera. Colpo su colpo, minuto per minuto, uno spazio pubblicitario dopo l'altro, gli uomini immagine del Presidente, hanno incantato e sedotto la maggioranza elettorale del Belpaese, tessendo sapientemente la cortina di fumo mediatico che rende confusa la visione degli errori, delle magagne, delle ingiustizie e delle responsabilità morali di questi governanti.

Il centro sinistra dal canto suo ha governato il paese per oltre un lustro, ha risanato il bilancio pubblico, checché ne dica la destra, ha portato il paese in Europa, ha dovuto persino fare la parte che sarebbe toccata ad un governo conservatore democratico degno di questo nome conseguendo risultati importanti e doverosi, ma ha subìto il dilagare della sottocultura di centro destra come se fosse un male inevitabile, non ha neppure tentato di costruire un progetto proprio che si contrapponesse alla metastasi mediatica dell'immaginario berlusconiano, non ha saputo fare sognare né il proprio popolo, né coloro che, smarriti, sono alla ricerca di punti di riferimento ideali. Il governo dell'Ulivo, dopo una primissima ventata ideale, ha abbandonato i giovani alla deriva consumistica lasciandoli soli, è stato incapace di costruire senso per avvicinarli alla politica. Eppure, come hanno dimostrato i grandi movimenti cresciuti dal basso, la tensione ideale non è affatto spenta, era solo sopita in attesa di voci autorevoli e generose. Chiudere la stalla ora che sono scappati i buoi mi pare ovviamente un esercizio sterile e frustrante. E' più utile pensare di rifare la mandria e costruire una stalla a prova di scasso. Per avere una chance di successo, ritengo necessario collocare la questione culturale al centro della politica. A partire dal potere mediatico.

Moni Ovadia – L'UNITA' – 20/04/2002


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