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Moni Ovadia
L'UNITA' – 27/04/2002

Il senso vietato e il senso della cittadinanza

I nostri cugini d'oltralpe cittadini della nazione che ha dato al mondo i principi fondanti della nostra civiltà hanno segnato un brutto autogol nella propria porta. Per superficialità, snobismo, ennui per la politica hanno conferito visibilità e credibilità ad un politico uscito dalla più vieta, oscura e turpe cultura fascista del secolo scorso. Il fuehrer del Front National ha rimesso in campo tutto il repertorio del ciarpame ideologico che produsse la peste nera del nazismo: ultranazionalismo, xenofobia, antisemitismo, mistica dell'ordine e della sicurezza. Il 17% dei cittadini della république che godono dei diritti e dei privilegi di una delle più avanzate democrazie del mondo, ha votato con nonchalance per un demagogo il cui programma mira di fatto a distruggere la democrazia stessa. Il filosofo Bernard-Henry Levy in un importante articolo apparso sul Corriere della Sera ha aspramente criticato gli elettori del suo paese per la vergogna di un simile risultato.

La lezione che ci viene da questa contesa elettorale francese è, a mio parere, particolarmente preziosa perché ci consente di fare una riflessione critica sullo stato delle democrazie occidentali e sul loro futuro. Già l'allarmante vicenda delle ultime elezioni presidenziali. Già l'allarmante vicenda delle ultime elezioni presidenziali, con la regressione ad una primitiva conta delle punzonature più simile ad una caccia al tesoro che non ad un atto che sanziona l'orientamento politico della superpotenza americana principale responsabile dei nostri destini, doveva metterci sull'avviso. Il suffragio universale, i meccanismi di rappresentanza politica democratica, la divisione dei poteri e tutti gli strumenti giuridici dei sistemi liberali sono stati una delle più grandi conquiste della storia dell'umanità, ma essi non bastano più da soli a garantire lo sviluppo delle libertà, dei diritti e della giustizia. Il soverchio strapotere dell'economia e della finanza sulla politica e democratica, la divisione dei poteri e tutti gli strumenti giuridici dei sistemi liberali sono stati una delle più grandi conquiste della storia dell'umanità, ma essi non bastano più da soli a garantire lo sviluppo delle libertà, dei diritti e della giustizia. Il soverchio strapotere dell'economia e della finanza sulla politica e sulla cultura hanno prodotto fenomeni non prevedibili da chi ha tracciato le linee portanti degli stati di diritto.

Un impressionante numero di elettori in un simile contesto non ha nessun legame profondo con i grandi principi, li considera dovuti oppure li consideri posizioni di parte emendabili o addirittura rimuovibili qualora intralcino le forme più spregiudicate di accumulazione di ricchezza, legali o illegali che siano, dimenticano che anche i rapporti di impresa e di lavoro sono sottoposti a precisi diritti e doveri. Moltissimi anche nel nostro paese ignorano totalmente la Carta Costituzionale dopo essere usciti dalla scuola dell'obbligo e persino delle università. Essi possono tuttavia esprimere un voto, decidere delle sorti di tutto il paese senza essere tenuti alla minima consapevolezza democratica.

La democrazia non può essere scontata né tantomeno octroyée, cioè concessa da un signore munifico, essa deve essere conquistata da ogni generazione ora per ora, minuto per minuto e per potere ottenere questa mobilitazione delle coscienze bisogna che principi e diritti siano urgenza e priorità interiore di ogni singolo cittadino. Gli strumenti per creare questa cultura di autentica libertà sono soprattutto l'educazione e l'informazione. Forse sarebbe ora di promuovere una legge europea che non consenta a nessuno di lasciare la scuola dell'obbligo senza sapere a memoria e commentata la Carta dei principi dell'Unione e quella dei Diritti Universali dell'uomo. Se per prendere la patente ci viene chiesto di saper cosa sia un senso vietato, è assurdo pretendere che per votare si debba sapere cosa sia un cittadino?

Moni Ovadia . L'UNITA' . 27/04/2002


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