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Moni Ovadia

Una Grande Coalizione alla guida di Israele

La grave malattia di Ariel Sharon dovrebbe far sentire persone come me molto in colpa perché sono stato fra i critici più aspri della sua politica. In passato molti amici mi hanno detto: “hai visto che ti sei sbagliato? Sharon sarà probabilmente in grado di fare la pace coi palestinesi?”. Può darsi che mi sia sbagliato e riconoscerlo non mi crea problemi, ma non sono io che ho cambiato idea rispetto alla questione israelo-palestinese. E' stato Sharon.

Sharon è un politico astuto e pragmatico che, a fianco alla carriera politica, ne vanta una militare con azioni anche leggendarie, come quella del '73 che ha ribaltato la guerra del Kippur. Come politico è passato ripetutamente dal partito laburista allo schieramento opposto per poi approdare, dopo una serie di passaggi (è stato anche assistente di un ministero Rabin), al Likud, cioè al centro destra. Come politico ha cercato quindi di costruire la sua carriera cogliendo con senso dell'opportunismo e dell'opportunità l'aria più congeniale.

La sua storia militare talora gli ha preso la mano. Per esempio nell'82, nella sciagurata guerra del Libano, di cui porta pesanti responsabilità (o meriti a seconda dei punti di vista), ma soprattutto nell'opzione militare contro i palestinesi – emersa con la seconda intifada – che lui ha sostenuto fino a un certo punto perché ossessionato da Arafat e dall'Olp. Fino a quando il politico pragmatico ha preso il sopravvento sul Sharon militare.

E' avvenuto quando Sharon ha capito che la guerra in Iraq voluta da Bush era un fallimento e ha intravisto una diversa via d'uscita dal pantano mediorientale. A quel punto ha cambiato idea. Ha per la prima volta capito che il mito della grande Israele, l'idea di costringere i palestinesi e il Medio Oriente ad accettare la supremazia militare israeliana, era un falso mito che avrebbe portato, secondo me, a conseguenze gravissime. E per la prima volta – questo è il suo grande merito – ha spezzato il tabù, decidendo che bisognava ritirarsi, anche, se con modalità sue, da quei territori.

Per la prima volta, dopo aver demagogicamente usato l'espressione “faremo dei grandi sacrifici” (non diceva mai quali), Sharon è passato a disegnare azioni precise e la più precisa è stata il ritiro da Gaza preceduta da affermazioni del tipo: “Lì vive in condizioni infernali un milione e mezzo di palestinesi”.

Per avere detto queste cose in altri tempi, gente come me è stata bollata come nemico del popolo ebraico. Lui si è reso conto di quella situazione per pragmatismo e per opportunità politica. Un uomo che è capace di cambiare le proprie idee e rompe uno schema ideologico inveterato in una certa destra israeliana ha sicuramente il merito di avere il senso della realtà.

Allo stato delle cose non sappiamo e, forse, non sapremo mai fino a che punto si sarebbe spinto Sharon. Non so se il suo realismo si sarebbe spinto fino a capire, per esempio, che Abu Mazen è troppo debole e senza carisma per contrastare Hamas. Che la spinta emozionale nel popolo palestinese è ancora fortissima e rischia di essere interpretata nella maniera più intensa proprio da Hamas nelle prossime elezioni. E allora chi verrà dopo Sharon, o proseguirà la sua politica, o dovrà avere il coraggio di andare oltre quella politica affidando un ruolo cruciale per il futuro delle relazioni israelo-palestinesi a un uomo per esempio come il capo di al Fatah in Cisgiordania, Morwan Barguti (l'unico che può contrastare Hamas e che può essere un futuro interlocutore).

Per la parte israeliana vedo, in una prima fase, una Grossa Coalizione. A questo punto non c'è Sharon che la può reggere col suo nuovo partito, il Kadima, perché quel partito non esiste senza di lui e non so chi ha il carisma e l'autorevolezza per succedergli. Non credo che Ehud Olmert che è un politico navigato e anche duro, però non è Sharon. Sicuramente non Shimon Peres, perché è polticamente perdente. Netanyahu è talmente arroccato su una posizione di destra, su una posizione ideologico statunitense, che non è in grado di guidare nulla altro che un disastro. Vedremo Peretz, il nuovo leader dei laburisti. I centristi e la sinistra dovrebbero trovare la forza di aggregarsi intorno al progetto Sharon in una Grande Coalizione, e avere la lungimiranza di liberare Barguti perché diventi un interlocutore serio.

Moni Ovadia – IL SECOLO XIX – 06/01/2006


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