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Moni Ovadia
L'UNITA' – 04/05/2002

La Ragione come Patologia del Pensiero

La mia condizione di girovago determina ritmi di lavoro incontrollabili e disordinati che provocano inevitabili dilazioni nel flusso delle informazioni che ricevo. Per questa regione patisco un surplus di disagio quando ricevo nella cassetta della posta cartacea, o in quella elettronica, missive in risposta ad argomenti di cui ho scritto tempo addietro. Di questi tempi, le lettere che mi vengono spedite contengono un po' di aggressioni, calunnie ed insulti soprattutto in merito alla questione mediorientale. Per fare la mia piccola riflessione settimanale, vorrei questa volta trarre spunto da una lunga lettera di una signora austriaca di cittadinanza tedesca. La lettera del 9 aprile 2002, è indirizzata a me nella busta ma all'interno sulla prima pagina porta la seguente intestazione: “ Agli editori dell'Unità, ai giornalisti e ai responsabili dei titoli” Mi è naturalmente impossibile riportare per intero lo scritto in questione e mi asterrò da citarne brevi passaggi per non correre il rischio di parzialità. Mi limiterò a sintetizzarne il contenuto.

La signora austriaca si dice disgustata dal nostro giornale e, pur riconoscendo la validità di alcuni contributi pubblicati, lo giudica un foglio di mezze verità, pertanto falso, vile, non di sinistra e dichiara che non lo leggerà mai più. Come ciliegina sulla torta scaglia quindi una maledizione contro tutti i collaboratori dell'unità. Quali sono le ragioni che inducono questa signora a pronunciare parole così pesanti all'indirizzo di un collettivo di persone? Una maledizione, se ingiusta, ricade sulla testa di chi l'ha pronunciata. La scrivente è sposata con un palestinese di cittadinanza israeliana, i suoi figli pertanto sono cittadini israeliani di padre palestinese. Lei è così testimone delle sofferenze del popolo palestinese, delle ingiustizie dell'occupazione militare da parte di Israele e accusa il sionismo di essere una forma di colonialismo tout court colpevole di tutti i mali del medio oriente. Conscia in quanto tedesca delle immense sofferenze subite dal popolo ebraico negli anni della Shoà, dice che i dirigenti sionisti, portando gli ebrei in terra di Palestina, li hanno raggirati perché essi sono in realtà cittadini di nazioni europee.

Noi tutti dell'Unità siamo condannati e maledetti sostanzialmente perché non condividiamo senza discutere le ragioni che lei espone che sono assolute ed incontrovertibili. Le argomentazioni perentorie di questa signora sono in parte dovute alla sofferenza per i torti patiti dai i suoi cari e le pene di un essere umano meritano sempre il massimo rispetto. Non altrettanto si può dire del pensiero che sottostà alla marea delle viscere e delle emozioni. L'eco sinistro di ogni pensiero che pretende per sé la ragione assoluta, è il Gott mit uns nazista o, mutatis mutandis, il Partito e il Piccolo Padre hanno sempre ragione di staliniana memoria. La nostra signora austro-tedesca ha deciso per gli ebrei, ha sancito che non sono popolo, ne ha cancellato il diritto all'autodeterminazione e in quanto raggirati dal Satana sionista, li ha collocati fra i minus habens, poverini. È mia convinzione che se i familiari della signora fossero israeliani ebrei e se il terrorismo palestinese li avesse colpiti direttamente, lei con altrettanta violenza sarebbe ultrasionista e, come certi esponenti di questo credo, ci condannerebbe con altrettanta perentorietà come nazisti, nemici del popolo ebraico e kapò (sono personalmente stato oggetto di simili epiteti da parte di alcuni ebrei).

Quanto a noi maledetti e bugiardi, ci riconosciamo nella formula: “due popoli, due stati”. Noi ci battiamo per il pieno riconoscimento dei diritti del popolo palestinese, per la fine dell'occupazione israeliana con le sue colonie e, contestualmente, contro il terrorismo omicida, per la piena sicurezza del popolo di Israele nel suo stato definitivamente sicuro e riconosciuto. Noi maledetti, abbiamo scelto il pensiero debole della pace via trattativa e lasciamo ai duri e puri immemori dei milioni di morti del “secolo breve”, la ragione assoluta di chi vede solo i propri dolori ed i propri morti. E se per ventura gli capitasse en passant di vedere quelli altrui, per quelli si dichiarerebbe innocente a priori e ad aeternum.

Moni Ovadia – L'UNITA' – 04/05/2002


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