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Moni Ovadia

Poi uno dice che si butta a sinistra

Il nostro è davvero un bizzarro paese, lo abbiamo sempre saputo. A lungo le sue anomalie sono state al tempo stesso una risorsa e una patologia come per esempio la difficoltà ad accettare regole che ha avuto come contraltare, un certo estro birbone che si è espresso nell'arte di arrangiarsi ma anche nella fantasia e in una sorprendente inventiva imprenditoriale. Per queste ed altre ragioni, il mondo ci ha guardati con sentimenti contrastanti di simpatia e sfottò al confine col disprezzo e più raramente e per brevi periodi ci ha considerati con ammirazione. Ma da ché il Cavaliere è sceso in campo, e soprattutto da quando, insieme alla sua armata Brancaleone di dipendenti della sue aziende, di ex-fascisti non proprio ex, di xenofobi separatisti, governa con nefasta regolarità, la credibilità dell'Italia è precipitata ai suoi minimi storici. La stampa internazionale più autorevole e le agenzie di valutazione più accreditate, ci hanno declassato, rispetto a molti indicatori che misurano i tassi di democrazia e di affidabilità economico-finanziaria, ai livelli del terzo mondo. L'impressionante declino del sistema Italia deriva, oltre che da ragioni antiche e da problemi congiunturali, dalla manifesta incapacità dell'attuale governo a rispettare le regole costitutive della nostra democrazia e, con Berlusconi, la gaglioffa propensione ignorare le regole è diventata norma, la trasgressione ha preso il posto della legge.
Le recenti violenze che hanno avuto come teatro la città di Milano ne sono la prova. Le forze del centro destra hanno focalizzato la loro bieca propaganda anti Prodi, sui teppisti violenti che hanno devastato una delle più importanti arterie commerciali della città meneghina. Tutto il centro sinistra e anche le forze più autorevoli dei centri sociali e del movimento no-global, hanno giustamente condannato con fermezza il teppismo dei casseur ed espresso solidarietà ai cittadini ed ai commercianti vittime di quella ignobile violenza. Il centro destra invece, da par suo, si è dato alla solita sarabanda di vergognose strumentalizzazioni, proprio mentre un suo autorevole esponente e suoi collaboratori, sono indagati per un attentato gravissimo allo stato di diritto, per intercettazioni e pedinamenti illegali fatti a rappresentanti dei cittadini allo scopo di infangarne il buon nome. Ma fatto ancora più grave, l'esecutivo si comporta con indulgenza connivente nei confronti dei movimenti neonazisti. Il governo non ha fatto nulla per fare arrestare i manifestanti che hanno sfilato per le strade di Milano esibendo tutto il lugubre repertorio di feticci criminali e di slogan nazisti e fascisti dimostrando sprezzo assoluto per le leggi fondanti dell'identità democratica italiana nata dalla Resistenza e dall'Antifascismo.
Un articolo della Costituzione repubblicana proibisce la ricostituzione del partito fascista e la propaganda mirante a questo fine. Le leggi del nostro paese, considerano l'incitamento alla violenza e all'odio razziale un crimine. L'ostentazione di simboli fascisti e nazisti è ineludibilmente legata al razzismo, al colonialismo ed allo spirito di sopraffazione, alla negazione della libertà, dei diritti e della democrazia, nonché al radicale disprezzo dei più sacri valori cristiani. Come reagiscono i cattolicissimi Casini, Buttiglione e gli altri compagnucci della parrocchia? Con la più infastidita indifferenza! Perché? Perché hanno sostenuto un governo fondato sugli interessi di un solo uomo, sul suo vergognoso strapotere mediatico, sul leader autoproclamatosi unto e bisunto del Signore (scusate la blasfemia), dichiaratosi per autoinvestitura «il colui che ha sempre ragione»! Roba già sentita non è vero? Per questi ed altri motivi non hanno nessuna difficoltà ad incamerare nella coalizione i nazifascisti di oggi.
Persino «Vita Pastorale» ha bacchettato questi sedicenti cristiani dalla corta memoria evangelica. Noi ci adeguiamo e domandiamo con preoccupata sollecitudine se questi sono questi gli eredi di Don Sturzo e di De Gasperi. Affidiamo la risposta a Totò: “Mi scompiscio! Mi scompiscio!...”.
Poi dice che uno si butta a sinistra!

Moni Ovadia – L'UNITA' – 21/03/2006


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