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Moni Ovadia

Ebrei e cimiteri

Il grande scrittore Joseph Roth alla fine degli anni Venti nel suo capolavoro “Juden auf Wanderschaft” (Ebrei erranti) scriveva: “Gli ebrei orientali non hanno patria in nessun luogo, ma tombe in ogni cimitero”. E' vero in ogni angolo del grande mondo c'è da qualche parte un cimiterino ebraico. La loro malinconica bellezza testimonia l'arrivo e lo stanziamento di una comunità ebraica che veniva da un altrove imprecisato che portava in sé un più remoto altrove e che alludeva ad un altro altrove ancora più remoto. Qualora vi capiti di entrare in un cimitero ebraico, se siete di cultura cristiana, esso vi apparirà diverso per le iscrizioni sulle pietre tombali che vedono la compresenza di caratteri latini ed ebraici e per la totale assenza di immagini in ossequio al terzo comandamento. Ma se avete la disposizione d'animo di aggirarvi fra le tombe (il maschio non dimentichi di coprirsi il capo) e di compitare sillabando i nomi incisi sulle lapidi farete un viaggio indimenticabili. Quei nomi raccontano di paesi e città, di regni e nazioni, di diaspore, di statuti particolari, di condizioni di censo, di empori e commerci, di Torah, di Talmud, di beffe, di persecuzioni, di odi e di empancipazioni, di profeti, di ribelli, di re pastori. Se poi visitaste un cimitero particolare come il Verano di Roma oltre ai nomi di ogni esilio potreste leggere dei divertenti e romanissimi nomi come Pavoncello o Spizzichino. Essi appartengono a famiglie di ebrei romani che risiedono nell'Urbe da prima di Cesare, Giulio. Gli ebrei ne piansero la morte disperati, pare che fosse un grande filosemita. Erano e sono gli jodii romani, fra i loro mestieri tipici c'è quello di vendere santini a piazza San Pietro, se lo tramandano di padre in figlio.

I maggiorenni della loro comunità per secoli andavano a porgere l'omaggio al senato pontificio e ricevevano per ringraziamento un'umiliazione che consisteva in un calcio simbolico. Due giorni fa il Verano è stato profanato con una studiata rituale brutalità. Perché? Gli ebrei rifiutano il culto dei morti, lo proibiscono. Cosa dunque rappresentavano i cimiteri? Un aspetto della memoria, un onore alla Storia che per gli ebrei non è la Historia dei potenti, bensì toledoth, le generazioni. Il gesto di onorare i propri morti è un pilastro identitario. E come con felice sintesi ha intuito il poeta Giovanni Raboni, dal punto di vista dell'identità, l'umanità è una umanità di vivi e di morti. Violare i sepolcri è colpire il luogo più indifeso, disarmato. Il messaggio di quella violenza è: tu non sei niente. E il passaggio dal simbolico al reale ha già un sinistro precedente si chiama Vernichtung, annientamento.

Moni Ovadia – L'UNITA' – 20/07/2002


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