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Moni Ovadia
L'UNITA' – 01/08/2002

Roma, i Vampiri del Verano

Il dottor Goebbels arianissimo ministro della propaganda del regime nazista era solito ripetere “Un ebreo buono è un ebreo morto”. E' quello che devono aver pensato gli autori della profanazione al cimitero ebraico del Verano a Roma, se sarà provato, al di là di ogni dubbio, ciò che suggerisce lo stato attuale delle indagini: ovvero che gli autori del gesto infame siano gli addetti stessi alla cura di quel luogo dell'ultimo riposo. Questi galantuomini avrebbero sfruttato l'effetto indignazione provocato dalla profanazione dettata dall'odio antisemita, per ragioni di racket delle tombe, quindi trarre profitto personale dall'abuso di qualche cadavere ebraico.

Avrebbero accuratamente scelto una data particolarmente significativa per il lutto degli ebrei da oltre duemila anni ottenendo il massimo risultato.

Tutto sembra tornare anche se stupisce la “sensibilità” culturale di questi profanatori per ragioni di interesse privato. Tuttavia quand'anche credessimo a questa versione dei fatti, rimarrebbe ancora qualcosa da dire. Il “pentito” di questa vicenda ha parlato di un piano “alternativo”: la profanazione della tomba di Almirante. E' lecito chiedersi a questo punto: ma perché davvero non violare tombe cristiane, perché non fare a pezzi i crocifissi di pietra visto e considerato che la devastazione di sepolcri giudaici è tutto sommato routine plurisecolare? L'effetto sarebbe stato assai più eclatante e sorprendente. Una risposta potremmo dedurla dal mirabile film del grande Roman Polanski “Per favore non mordermi sul collo”. Nella sua Transilvania di Dracula dipinta con geniale spirito grottesco, c'è una locanda ebraica dove vive la bellissima figlia dell'oste, la cui pelle di abbagliante lucore, attira gli appetiti del principe delle tenebre. Proprio quella locanda è teatro di alcune vampirizzazioni, fra cui quella dell'oste ebreo che, divenuto vampiro, si dà a sua volta al turpe proselitismo e quando una delle sue vittime gli para davanti il crocifisso dall'effetto esiziale, lui risponde con un ghigno: “Io sono ebreo! Per me non vale”. Forse i vampirastri del Verano, al contrario, paventavano la maledizione di una croce profanata. Mentre sanno che quella della stella di Davide non è in grado di colpirli.

Moni Ovadia – L'UNITA' – 01/08/2002


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