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Moni Ovadia
L'UNITA' – 24/08/2002

Amerai lo straniero...

Nel nostro paese una legge votata a maggioranza del parlamento o dall'elettorato con un referendum, deve essere sottoposta al vaglio di un esame di compatibilità costituzionale per la sua promulgazione definitiva. Questo meccanismo di tutela dei grandi valori unificanti di un tessuto nazionale che dovrebbero essere condivisi da tutte le forze democratiche è uno dei tratti forti del nostro sistema politico. Tuttavia le complessità di un sistema giuridico istituzionale, anche il migliore, consentono griglie interpretative che rendono virtuali molte tutele. Quando poi si scende nella fattispecie concreta delle mille e mille vicende umane, non solo certe tutele vengono meno, ma l'idea stessa di tutela è sbeffeggiata. L'esame di incompatibilità costituzionale non basta. Le leggi di qualsivoglia natura dovrebbero essere sottoposte al vaglio di un esame di compatibilità umana e di compatibilità con i grandi principi universali che l'umanità ha voluto darsi per difendere se stessa dalle brutalità e dalle perversioni di ogni sistema totalitario. Molti politici del nostro paese dimenticano che l'Italia ha sottoscritto, e se non ricordo male, ratificato la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo di Ginevra. Il primo articolo di questa Dichiarazione recita: “Tutti gli uomini nascono liberi ed uguali, pari in dignità e diritti”. Secondo questa legge universale che sta al di sopra di tutte le leggi locali, la titolarità dei diritti e della dignità un essere umano la riceve alla nascita ed è inalienabile. Essa non dipende dal suo stato burocratico, dal passaporto, dalla nazionalità, dall'etnia, dal colore della pelle o dalla religione, non dipende dal censo o da qualsivoglia giudizio altrui, ma solo dal fatto di appartenere al genere umano.

Due giorni fa nella notte tra mercoledì e giovedì il notiziario Rai news 24 trasmetteva la notizia che il capitano di un peschereccio siciliano era stato incriminato per il reato di favoreggiamento all'immigrazione clandestina (sic!) e gli era stata sequestrata l'imbarcazione. Quel capitano ha fatto l'unica cosa che un essere umano degno di tal nome doveva fare e per questo viene considerato un criminale. Lo so, oggi nel nostro paese c'è una legge che prevede il reato di immigrazione clandestina e quindi contestualmente quello di favoreggiamento, ma nessuno mi impedirà di dire che la sola idea mi provoca un irrefrenabile disgusto, provo vergogna per chi l'ha concepita. Il nostro è un paese di cultura cattolica e allora, anche se l'ho già scritto, mi sembra importante ricordare e non mi stancherò mai di farlo, che il comandamento più importante dell'antico testamento (quella Torah santa anche per i cristiani) è: “Amerai lo straniero, ricorda che fosti straniero in terra d'Egitto, io sono il Signore”. Esso è il più ripetuto nelle scritture ed è sempre ratificato dal sigillo dell'ineffabile nome divino. Chi più della gente italiana ha conosciuto l'Egitto dell'emigrazione: quasi trenta milioni di italiani lasciarono il loro paese in un secolo spinti dalla fame e dalla disperazione e fra loro chissà quante centinaia di migliaia furono clandestini. Ma non è questa la storia che i nuovi Soloni vogliono raccontare.

Moni Ovadia – L'UNITA' – 24/08/2002


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