| BIBLIOTECA | | EDICOLA | | TEATRO | | CINEMA | | IL MUSEO | | Il BAR DI MOE | | LA CASA DELLA MUSICA | | LA CASA DELLE TERRE LONTANE |
|
LA STANZA DELLE MANIFESTAZIONI | | | NOSTRI LUOGHI | | ARSENALE | | L'OSTERIA | |
LA GATTERIA |
| IL PORTO DEI RAGAZZI |

altri scritti di Ovadia


Moni Ovadia
L'UNITA' – 31/08/2002

Ebraismo e ideali

Il quotidiano inglese The Guardian alcuni giorni fa ha pubblicato un importante intervista a Jonathan Sacks che dal 1991 ricopre la carica di rabbino capo dell'ebraismo ortodosso di Gran Bretagna. L'intervista è stata ripresa con maggiore o minore evidenza da gran parte della stampa europea. Il quotidiano francese Libération in data 28 Agosto 2002 nelle proprie pagine degli esteri ha dedicato all'intervista un articolo intitolato: “Il grande rabbino di Gran Bretagna accusa Israele” e il sottotitolo precisava: “Jonathan Sacks giudica la politica attuale (del governo di Israele) incompatibile con gli ideali dell'ebraismo. Che cosa ha spinto un esponente così autorevole dell'ebraismo a capo della seconda comunità ebraica d'Europa per popolazione, ad assumere una posizione destinata con tutta probabilità a suscitare roventi polemiche sia tra gli ebrei della diaspora che fra quelli dello stato d'Israele? Da sempre, a quanto ci è dato di capire il rabbino Sacks è convinto sostenitore dei valori della coesistenza pacifica fra le genti e di recente ha pubblicato un libro dal significativo titolo: “The Dignity of Difference. How to Avoid the Clash of Civilization”. (La Dignità della Differenza. Come Evitare il Crollo della Civiltà). Il rabbino Sacks è da sempre un convinto sostenitore della pace fra israeliani e palestinesi e sin dal 1967 era già “persuaso” che si dovessero rendere i territori occupati in cambio della pace e sono noti i suoi stretti legami con Itzakhk Rabin, il primo ministro di Israele artefice degli accordi di Oslo assassinato da un giovane estremista israeliano esponente dell'estrema destra religiosa. Il sentire del grande rabbino Jonathan Sacks è condiviso da moltissimi nella diaspora ed in Israele, ma l'autorevolezza dell'uomo che la esprime sono di grande significato per la riattivazione di un dibattito di cruciale importanza sul futuro degli ebrei: quali siano i valori irrinunciabili su cui è fondato l'ethos ebraico e come quei valori vengano perseguiti da ogni generazione in ogni condizione esistenziale, anche la più estrema e disperata. L'ebraismo non è una religione per baciapile o fanatici che si sono autonominati depositari della verità assoluta. L'ebraismo è una sintesi luminosa di pensiero e prassi che mira all'individuazione dell'essere umano nel santuario del tempo attraverso una costante ricerca in quella fonte di sapere e di comportamento inesauribile che è la Torah. Compito di ogni ebreo è tenere quella fonte viva attraverso la propria responsabilità, la permanente rimessa in questione delle proprie convinzioni, per non cadere nella più grave delle derive, quella sclerosi dei processi conoscitivi che porta all'idolatria, madre di tutte le violenze e le depravazioni. Negli ultimi lustri a causa delle difficili condizioni dello stato di Israele, che ha vissuto in uno stato di costante belligeranza, l'apprensione per la sua sicurezza e la sua sopravvivenza ha fortemente contribuito ad appiattire il dibattito sui valori e le spaventose carneficine del terrorismo lo hanno talora imbarbarito. Molti fra i sostenitori del governo di Sharon ritengono qualsiasi suo atto legittimo e giusto. Non vedono le prolungate ingiustizie dell'occupazione, le continue violazioni degli stessi ideali ebraici che essa comporta, non sentono le sofferenze del popolo palestinese, si lasciano andare a sentimenti razzisti e coltivano dentro di sé la legge del taglione che è l'antitesi dell'idea ebraica di giustizia. E negli anni più recenti ha fatto la comparsa come fenomeno di frangia anche nelle comunità ebraiche della diaspora, un'ideologia ipernazionalista che si stenta a non definire fascista, basata sull'idea di una sola verità indiscutibile: Sharon ha ragione e chi lo critica è un traditore. L'autorevole quotidiano francese Le Monde alcuni giorni orsono segnalava la presenza in rete di un sito di ebrei francofoni di estrema destra i quali invitavano i loro frequentatori alla delazione e alla violenza fisica contro i critici della politica dell'attuale governo d'Israele. In questo sito i “nemici” ebrei progressisti sono segnalati con una stellina di Davide come ai tempi di Vichy. Se questo è l'amore per Israele non ci resta che concludere: “dagli amici mi salvi Dio”.

Moni Ovadia – L'UNITA' – 31/08/2002


| MOTORI DI RICERCA | UFFICIO INFORMAZIONI | LA POSTA | CHAT | SMS gratis | LINK TO LINK!
| LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing List | Forum | Newsletter | Il libro degli ospiti | ARCHIVIO | LA POESIA DEL FARO|