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Moni Ovadia

Parole al vento

La stagione cinematografica della commedia all'italiana riuscì in alcune sue fortunate pellicole a darci un quadro spietatamente critico dei vizi recidivi di molti aspetti del nostro paese. Attraverso le viltà e le ipocrisie di quel particolare tipo di essere umano che nel bene o nel male siamo noi italiani, quel cinema spesso di impegno civile, riusciva bene a rappresentare la fuga dalle responsabilità che un tratto saliente di una parte importante della classe dirigente ma anche della società disposta per opportunismo a conferire deleghe in bianco salvo poi, in tempi di vacche mare, nascondesse frettolosamente la mano che ha tirato il sasso.

Ricordo un film in cui Alberto Sordi interpretava il ruolo di un mercante di armi che vendeva il ruolo di un mercante di armi che vendeva ai peggiori farabutti del pianeta, come dittatori africani, mercenari e satrapi della peggiore risma. Egli era riuscito a tenere accuratamente nascosto alla sua bella famiglia la natura di morte del suo commercio, per proteggere l'affetto e l'amore di moglie e figli dal fango di una reputazione infamante. Ma come si suol dire: il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi.

Un giorno rimettendo a posto i bagagli del marito, la moglie di Sordi-vanditore di armi aveva del tutto per caso scoperto la vera attività del marito. A questo punto riunione di famiglia nella loro sontuosa villa, ricolma di famiglia nella loro sensibilità e nel loro profondo senso etico lanciano all'unisono pesanti j'accuse contro il padre-marito reo di praticare una professione tanto orribile e sconveniente. Sordi incassa le filippiche dei suoi cari e per uscire dall'imbarazzante impasse fa una proposta: “Io vado a dormire, se siete disposti a rinunciare a tutti i vostri privilegi, villa, piscina, vacanze di lusso, abiti, auto sportive e quant'altro il mio sporco lavoro vi ha dato lasciatemi dormire, altrimenti svegliatemi fra un paio d'ore perché devo prendere un areo e continuare la mia indegna professione per garantirvi il tenore di vita che avete ora”.

Dopo due ore i figli e la moglie, premurosi, con blandi sorrisi pieni di affetto parentale svegliano il mercante d'armi. Bagagli e ventiquattrore con i depliant che illustrano i più sofisticati strumenti per uccidere sono pronti. La famigliola consuma servita dai colloboratori domestici una cena fra le chiacchiere di rito.

Mi è tornato alla mente questo film vedendo le immagini e ascoltando qua e là i commenti al discorso del Papa tenuto ieri al parlamento della repubblica. Il vecchio pontefice è stupefacente, a misura che la malattia e i suoi effetti procedono diventa paradossalmente più fermo e autorevole.

Questo accade a coloro che sono animati da una incrollabile forza spirituale e da una consapevolezza profonda delle responsabilità del proprio magistero. Ma perché il Bianco Padre che vive in Roma non diventi una vox clamans in deserto, perché il suo gesto non sia solo una kermesse mediatica è necessaria una rimessa in questione seria ed autentica del nostro cammino, del nostro modello socio-economico. Perché le sue parole non siano solo parole, è urgente rifondare il senso di ciò che significa essere.

Essere uomo, essere cristiano, essere europeo. Ma significa soprattutto, al di là delle demagogie di facciata, una disposizione sincera da parte di chi è perché ha, a rinunciare subito almeno ai privilegi più sconci a favore di chi non è perché non ha.

Moni Ovadia – L'UNITA' – 16/11/2002


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