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Moni Ovadia

La mia idea di ahavat Israel

I precetti dell'ebraismo, le mitsvot, sono molteplici ed articolate, esse riguardano ogni aspetto del comportamento pratico ed etico a cui il buon ebreo si dovrebbe attenere in ogni momento della sua vita. Fra queste norme ve ne sono alcune che per enunciato e contenuto rivestono per gli ebrei un grande peso come per esempio il dovere di praticare la ahavat Israel, l'amore per Israele, intendendo con questo non limitatamente lo stato di Israele, ma piuttosto il popolo d'Israele e il pensiero di Israele, la Torah.

Negli ultimi due lustri, da che la consapevolezza delle dimensioni e delle specificità della Shoah si è diffusa, in molte società occidentali fra cui la nostra si è fatta strada l'urgenza di una forma non ebraica di ahavat Israel. Il nostro paese due anni orsono ha visto la promulgazione di una legge che istituisce una giornata della memoria per ricordare i milioni di vittime dello sterminio nazista e di fatto l'attenzione prevalente di questa ricorrenza è rivolta alla tragedia degli ebrei. Ma ultimamente soprattutto dopo lo scoppio della seconda intifada e il moltiplicarsi degli attentati terroristici che hanno fatto molte vittime israeliane in terra di Israele, voci autorevoli si sono levate per dire apertamente che la solidarietà per le sofferenze degli ebrei non può essere disgiunta dalla solidarietà con lo Stato di Israele, con i suoi cittadini, con il suo diritto all'esistenza, quali che siano i suoi governi, e quale che ne sia la politica. Questo sentimento è culminato in una importante manifestazione pro Israele, dove decine di migliaia persone con posizioni politiche diverse hanno espresso la loro solidarietà inalberando bandiere israeliane. Recentemente proprio in occasione della Giornata della Memoria di quest'anno questa posizione è stata ribadita con un articolo appassionato dal giornalista Piero Ostellino sul Corriere della Sera del 28 gennaio. Alcune delle argomentazioni espresse in questo scritto sono condivisibili, è vero che talora in certo antisemitismo ed è altrettanto vero che in alcune critiche estreme alla politica di Israele emerge una insofferenza per lo Stato di Israele in quanto tale che viene visto come un iniquo intruso, sprovvisto di legittimità, dimenticando che quello stato è uscito da una risoluzione dell'ONU e dal principio di autodeterminazione dei popoli il quale è universale e non selettivo su basi ideologiche. Questa posizione contiene tuttavia in sé seri rischi. Innanzitutto una sorta di intimidazione morale contro chiunque esprima critiche nei confronti delle politiche dei governi israeliani e cosa ancora più grave un'accezione dell'idea di solidarietà come impunità a priori. I sinceri democratici che esprimono critiche anche aspre nei confronti delle scelte dei governi come quelli dell'attuale premier Ariel Sharon non si sognano di mettere in discussione il diritto di Israele alla sicurezza e mem che meno quello all'esistenza. Le critiche vengono rivolte all'ingiusta e prolungata occupazione dei territori palestinesi e all'ancor più iniqua ed ingiustificata colonizzazione. Yael Dayan, ex deputata del parlamento israeliano e figlia del leggendario generale, le ha definite “il padre e la madre di tutti i mali” decine di migliaia di israeliani e centinaia di migliaia di ebrei della diaspora condividono questa posizione. Io sono fra questi. La nostra idea di ahavat Israel è più alta, ci induce ad opporci alle ingiustizie ed alle violenze a più forte ragione se vengono messe in atto da coloro che amiamo.

Moni Ovadia – L'UNITA' – 01/02/2003


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