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Moni Ovadia

Umili ma non rassegnati

La storia dell'uomo, che non è la Storia dei potenti, è stata ed è un susseguirsi di grandi e perduranti tragedie, di dolori, di fame, di ingiustizie, di sopraffazioni, di lutti. Oggi una piccola parte dell'umanità vive nell'illusione che l'orrore appartenga al passato e che ciò che di esso rimane verrà presto cancellato grazie all'impetuoso sviluppo tecnologico e alla globalizzazione delle economie di mercato. I privilegiati amano raccontare e raccontarsi questa fola, è un ottimo sistema per non assumersi responsabilità dirette e per scaricarsi la coscienza a buon mercato. Qualche gesto di beneficenza detraibile dalla tasse completerà poi il maquillage dell' assoluzione.

Ma in tutte le epoche ed in tutte le società vi sono stati uomini che invece hanno denunciato la vergogna delle diseguaglianze, che si sono battuti perché esse cessassero, perché si ponesse fine alle sofferenze delle moltitudini ed allo scandalo delle inaudite sperequazioni fonte dei peggiori mali che affliggono le genti e gli individui. Diversi sono stati gli strumenti per combattere le battaglie delle pari dignità e dei pari diritti per tutti gli esseri umani: qualcuno ha imbracciato le armi, altri hanno preferito la parola, i gesti simbolici, altri ancora l'esempio, il magistero della predicazione. In tempi recenti hanno preso forza le forme della disubbidienza civile, del digiuno “politico”.

Lo sviluppo del sistema di informazione, malgrado il fortissimo controllo esercitato dai centri di potere, consente oggi di amplificare e di rendere note in ogni angolo della terra le forme di opposizione manifestate con ogni modalità di pensiero ed azione. Oggi infatti, per la prima volta, assistiamo alla nascita di un movimento di opinione trasversale agli schieramenti politici che si oppone alla annunciata guerra del governo statunitense del presidente George W. Bush contro l'Iraq dell'efferato dittatore Saddam Hussein. E' verosimile pensare che se si potesse commissionare ad una società specializzata in sondaggi d'opinione un 'indagine statistica su scala mondiale riguardo a questa probabile guerra. Mr. Bush otterrebbe forse uno scarso cinque per cento. L'isolamento dei politici alleati favorevoli al conflitto di fronte alle loro pubbliche opinioni è impressionante ed è anch'esso una grande novità, la natura stessa del movimento di pace non ha precedenti e suggerisce importanti riflessioni sui possibili scenari futuri del nostro sempre più piccolo pianeta. Un ruolo cruciale nel determinare questa inedita situazione l'ha svolto l'ottuagenario, inarrestabile pontefice, questa volta con il pieno appoggio della sua chiesa. Le parole di Monsignor Turand all'indirizzo di una guerra preventiva sono state durissime ed inequivocabili. I goffi tentativi di molti opinion leaders del fronte filo Bush di determinare dei surrentizi distinguo fra il Papa ed il fronte laico della pace sono naufragati.

La chiesa cattolica questa volta ha scelto, si è schierata apertis verbis et ore rotundo. In questa circostanza le cautele e le mediazioni sono state abbandonate. Gli strumenti rimangono beninteso quelli autentici del magistero di fede e di umiltà, ma non per questo sono deboli o rassegnati. Il papa oggi invita tutti al digiuno che non è prerogativa esclusiva dei cattolici, il grande Mahatma Gandhi fu propugnatore di questa manifestazione di dissenso e nel nostro paese va dato atto a Marco Pannella ed ai radicali di averlo da sempre scelto come forma pacifica ed estrema di legittima ribellione. Tuttavia oggi questo particolare atto di sospensione del torpore della normalità è sentito da moltissimi.

Il gesto del nutrirsi appartiene insieme alla sfera degli istinti, nella fattispecie al più forte di essi, quello della sopravvivenza ed a quello edonistico del piacere. Per noi delle società sfacciatamente benestanti questo secondo aspetto è divenuto prioritario. Non sappiamo percepire il valore intrinseco dell'atto di assumere cibo. I grandi pensieri etici ci hanno da sempre sollecitato a santificare la mensa perché il gesto del sopravvivere si trasformi in celebrazione del vivere. Il digiuno attiva comunque in noi una condizione altra rispetto alla routine esistenziale, modifica i nostri pensieri, apre in noi la dimensione dell'assenza e se lo sappiamo ascoltare favorisce l'emersione della nostra parte spirituale. Il digiuno può diventare un'occasione per pensare altrimenti il senso del nostro procedere nel tempo che ci è assegnato.

Ma se il digiuno viene vissuto come un'eccentrica novità che ti permette di farti bello davanti a te stesso è davvero meglio lasciar perdere ed andare coerentemente al ristorante. Mortificare il proprio benessere ha senso solo se ci avvicina per sempre ai dolori degli espropriati, perché oggi il loro destino è nelle mani di ciascuno di noi, pochi gesti politico-economici di rilevanza etica possono cambiare il destino degli affamati, degli ammalati, degli abbandonati, dei morituri. Per esprimerlo con una iperbole concreta basterebbe un meno 5% agli armamenti e più 5% ai dannati della terra. L'unica guerra sensata che si può scatenare oggi con piena legittimità è la guerra alla fame, alle ingiustizie, al degrado umano e sociale.

Moni Ovadia – IL SECOLO XIX – 05/03/2003


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