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Moni Ovadia

L'eccezione cubana

La sinistra mondiale e in particolare quella italiana, ancora fortemente segnata da pathos ideologico riceve continue sollecitazioni laceranti nelle proprie fibre più intime. La sua capacità di incassare e di elaborare i lutti per affrontare le grandi e difficili sfide del nuovo millennio sembrano precarie e sfibrate perché malgrado le dure sconfitte e le lezioni della Storia che non fa sconti, le sinistre rimangono invischiate in una contraddizione antagonista tra trasformismo e massimalismo. La recente questione cubana è stata l'ennesima cartina al tornasole della difficoltà a costruire un territorio comune di valori e di idealità aggreganti per guardare al futuro senza il giogo umiliante della realpolitik ma anche senza l'ingombrante fardello di “pregiudizi” ideologici che paralizzano le dinamiche di un pensiero critico.

Esercitare con radicalità un simile pensiero nei confronti dell'esperienza cubana è arduo ciò nondimeno siamo chiamati a farlo se non vogliamo che la probabilissima fine dell'esperienza socialista a Cuba alla morte del Lider Maximo, già dolorosissima per l'eroico popolo cubano, divenga l'ennesima sconfitta della relazione fra l'idea socialista e il concetto di democrazia. La rivoluzione dei Barbudos è stata un evento straordinario che ha abbattuto una dittatura fra le più brutali della storia del subcontinente latino americano. Quel regime aveva trasformato un intero paese in un immenso bordello e casa da gioco per oligarchie economiche e mafie statunitensi. Dopo aver resistito con fermezza all'avventurismo targato Cia del goffo e fallimentare tentativo golpista della Baia dei Porci, Fidel e i suoi consolidavano la Rivoluzione e lanciavano il più generoso tentativo di edificazione di una società autenticamente socialista di tutto il Novecento. La risposta del gigante nordamericano è stato un ignobile embargo ammantato capziosamente da ragioni di “diritti umani”, ma in realtà dettato dalle due dottrine che hanno sempre regolato i rapporti egemonici degli Usa con i paesi del Sudamerica: la Dottrina Monroe e il Big Stick. Molti governi degli Stati Uniti hanno sostenuto tutti i più criminali regimi fascisti di quell'aerea per i loro interessi. E tanto per fare un esempio sull'attenzione che i governi nordamericani rivolgono al rispetto dei diritti umani, basti sapere che alla Cina hanno concesso la clausola della nazione più favorita. La vera ragione dell'embargo è stata quella di vessare oltre misura il magnifico popolo cubano per punirlo per la sua dignità e il suo spirito di indipendenza. Malgrado ciò il socialismo a Cuba ha conseguito risultati prodigiosi nel campo dell'educazione, della sanità, dei diritti sociali che i paesi di quella parte del mondo non sognavano neppure. Ora, per una parte delle forze della sinistra di opposizione questo quadro legittimerebbe una sorta di impunità concessa a Fidel per la repressione dei diritti di libertà di espressione, di organizzazione, di altri diritti fondamentali della persona e per l'applicazione dell'odiosa pena di morte. Io credo che questo sia un gravissimo errore. Fu già intollerabile avergli scontato la vergognosa persecuzione degli omosessuali. Se Castro ha ragione perché egli è la Rivoluzione per antonomasia allora il socialismo regredisce dalla democrazia al governo del “principe” illuminato. E il prossimo “principe” chi sarà? Perché la perla dei Caraibi resista ancora qualche mese come l'ombelico socialista dei nostalgici in un mare di ipercapitalismo trionfante? Personalmente ritengo che il cammino futuro dei popoli latinoamericani sia stato tracciato dal coraggio democratico dei sandinisti di Daniel Ortega e dal grande successo elettorale del brasiliano Lula. La costruzione profonda di qualsiasi società socialista è un lungo e paziente cammino attraverso le generazioni ed è il saggio mettere in conto gli inevitabili passi indietro. Per affrontare quel cammino senza ricadere nei tragici errori del Secolo Breve c'è un ineludibile requisito. Esso è stato definito come meglio non si potrebbe da Armando Hart ex ministro della cultura: “Il socialismo per esistere ha bisogno della democrazia come l'uomo ha bisogno dell'aria che respira”.

Moni Ovadia – L'UNITA' – 03/05/2003


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