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Moni Ovadia

Più teatri e meno folle!

Il nostro Paese sta sprofondando sempre più in basso a causa di un governo che cerca di mettere sotto controllo ogni spazio di autonomia di pensiero. Il furioso attacco di natura ideologica alla magistratura e l'occupazione dei media, sono il segno più allarmante di una politica che non si connota più per il suo schieramento nel campo delle dottrine o delle idee, ma per il suo orientamento personalistico.

I gesti dell'esecutivo si pencolano sul baratro di tre tentazioni pericolose per la salute profonda di un sistema sociale: demagogia fiscale, populismo ed autoritarismo trattenuto a stento. Di quest'ultima vocazione, l'assalto al Corriere della Sera è il segno più inquietante e lo dico anche a titolo personale in quanto, sotto la direzione di Ferruccio De Bortoli, ho avuto occasionalmente il privilegio di collaborare con la prestigiosa testata e mi è stata sempre concessa totale libertà per le mie idee e per le mie opinioni. La probabile fine dell'indipendenza del grande quotidiano, colpisce un galantuomo che non si è piegato ai diktat di chi comanda e rappresenta un vulnus profondo per il valore della libertà di stampa. In questo momento, tutti coloro che hanno a cuore i valori della democrazia, sono chiamati a meditare, soprattutto coloro che insistono a chiamarsi moderati, perché questa non è più questione di centrodestra o centrosinistra, ma di futuro dell'intera nazione.

Questo colpo di mano non è un segno di forza da parte di chi in questo momento gode della maggioranza così come non lo è l'attacco alla magistratura ma, al contrario, è segno di debolezza, confusione e panico. E' impressionante constatare il fatto che la soverchia superiorità di cui la Casa delle Libertà gode in parlamento, invece di essere ragione di serenità di fronte alle critiche – anche a quelle più dure – diventa occasione di furore crescente, segno che rivela mancanza di controllo e di capacità di valutazione. Il Presidente del Consiglio sembra essere posseduto da un'incontenibile schizofrenia politica. Da un lato è un maestro nella conoscenza e nella pratica della comunicazione di massa, padroneggia con luciferina efficacia le leve dei sistemi mediatici, dall'altro è invece sprovveduto di fronte alla complessità e all'effetto feedback non prevedibile di ogni azione, anche di quella apparentemente più astuta e reagisce istericamente a tutto ciò che non torna.

Ma nella politica i conti non sempre tornano. I bagni di folla dei circenses del genere finale di coppa campioni, scelti per stornare l'attenzione, potrebbero rivelarsi narcotizzanti. La sera dell'attesissima finale, ero sicuro di dover recitare insieme ai musicanti della mia compagnia, davanti a un grandissimo numero di sedie vuote e invece no! Il teatro era pieno.

Molte persone avevano scelto la marginalità dello spazio scenico dove l'uomo attraverso la finzione racconta la verità del proprio essere fragile e fallibile dove il potere viene smascherato nelle sue miserie. Ah! Se i politici frequentassero più teatri e meno folle!

Moni Ovadia – L'UNITA' – 31/05/2003


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