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Moni Ovadia

I Vecchi Vizi della Nuova Destra

Il settimanale L'Espresso nel numero del 3 luglio scorso ospitava un articolo dell'ex sindaco di New York Rudolph Giuliani che segnala la recrudescenza dell'antisemitismo in tutto l'occidente, in particolare nel vecchio continente ed invita tutti i governi dell'Europa occidentale ed orientale a prendere misure severe per arginare ogni manifestazione di questa specifica piega, anche la più larvata ed indiretta, sottolineando come i vari revisionismi in questo ambito siano sotto le belle apparenze tentativi di attenuare il giudizio e la condanna dell'odio contro gli ebrei e delle sue tragiche conseguenze. Chissà se il regista Pasquale Squitieri, autorevole esponente della cultura della destra italiana lo ha letto quell'articolo? Se sì, lo scritto ha avuto su di lui l'effetto imprevisto che alcuni psicofarmaci esercitano su soggetti particolarmente sensibili, descritto come l'effetto paradosso. Come ad un dottor Stranamore nostrano a cui scatti la mano nel compulsivo saluto littorio e nazista, proprio in occasione di un incontro fra esponenti della comunità ebraica di Roma pensato per avvicinare i due mondi, a Squitieri è scattata l'apologia della mitezza delle leggi razziali volute e messe in pratica dal fascismo, sostenendo che esse erano in fondo all'acqua di rosa, che gli ebrei sotto il loro regime stavano benone e via sciorinando il repertorio caro ai revisionisti dell'era berlusconiana ovvero che bisogna smetterla con la criminalizzazione dei buoni repubblichini, che tanti ebrei furono fascisti, che gli ebrei nei lager collaborarono coi nazisti, che è ora di finirla e che si deve parlare dei gulag e dell'odio comunista etc. Ora, non vi è dubbio che: “l'antisemitismo crebbe nella testa di Stalin come un cancro” per usare le parole pronunciate da Krusciov al XX Congresso del Pcus in cui furono denunciati i crimini stalinisti. E' vero che la campagna contro il cosmopolitismo negli anni fra il '48 e il '52 fu di fatto una campagna antisemita in pieno stile la quale portò ad un'impressionante serie di assassinii politici di esponenti della cultura e della politica ebraico-sovietica e al progetto di deportazione di massa degli ebrei nel cripto-gulag del Birobigian, la cosiddetta repubblica ebraica ai confini con la Cina. Ma estendere questi fatti ai comunisti tout court, ai movimenti marxisti e socialisti e quindi alla sinistra intera è un operazione perversa, falsa, vile e miserabile. Certo ci sono anche oggi in parti della sinistra derive ideologiche di pensiero che hanno fatto emergere forme di latenza antisemita grave travestita da antisionismo, ma anche esprimendo la massima severità di giudizio nei confronti di queste colpe il rapporto fra gli ebrei e la sinistra rimane un rapporto definitivamente diverso, complesso, articolato e pur nelle sue contraddizioni di naturale contiguità. L'antisemitismo è antagonistico al “genoma” e alla vocazione dell'idea stessa di socialismo e di sinistra, mentre esso è consustanziale all'idea fascista, alla cultura profonda di tutte le istanze reazionarie. Se nel voltagabbana Mussolini esso tardò ad emergere fu verosimilmente perché egli proveniva da una cultura socialista, ma quando i suoi interessi lo sollecitarono imboccò la via della persecuzione contro gli ebrei con entusiasmo ed energia rivendicando cialtronescamente l'originalità della propria vocazione all'odio per la “razza maledetta”. Come era prevedibile la “mano” compulsiva di Squitieri-Stranamore dopo la bravata revisionista non si è serrata intorno alla sua gola, ma intorno a quella di Fini il quale come da copione si è affrettato a ribadire sull'organo del proprio partito la condanna delle infami leggi razziali. Quanta fatica deve fare il presidente di An per mantenere integro il maquillage. Ma è inutile nascondersi, il primo amore non si scorda mai. Questa destra non ha le qualità per imboccare la via del deserto dove lasciare che passi lo spirito della generazione che adora il “vitello d'oro” fascista e per entrare nella “terra promessa” della vera democrazia con una ripulsa definitiva del ventennio senza se e senza ma. In tutta queste triste faccenda, i più candidi tuttavia mi paiono gli esponenti dell'ebraismo italiano che vogliono credere alle buone intenzioni di questa destra che da quando è al potere si da alla indefessa organizzazione di sabba revisionisti in ogni salsa, solo perché si dichiara amica di Israele. A noi che pratichiamo la virtù del dubbio non resta che rammemorare loro il vecchio adagio: dagli amici mi guardi Iddio che...

Moni Ovadia – L'UNITA' – 12/07/2003


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