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Moni Ovadia

La mezza coperta

Le cronache d'Europa di questa estate calda estate, troppo calda, sono state dominate dalle notizie degli effetti micidiali della marea montante di alterazioni climatiche. La colonnina del mercurio ha raggiunto livelli allarmanti che si sono protratti molto a lungo nel tempo senza mai dare tregua. Le risorse energetiche a idriche del Vecchio continente hanno raggiunto livelli di guardia, le soglie di attenzione sono spesso state infrante e ci sono stati ripetuti blackout. I piromani e gli incendiari per dolo, ne hanno approfittato per scatenare la furia delle fiamme. Ma l'incuria, l'indifferenza unite alla demolizione dei valori, ha prodotto quest'anno una vera “strage di innocenti”. Migliaia di anziani e di vecchi sono morti uccisi dalla morsa del caldo a cui sono stati evidentemente abbandonati perché la loro debolezza nei confronti di un fenomeno come l'eccesso di calura che si sta oramai stabilizzando, non rappresenta una priorità nell'agenda delle questioni politiche. La grande Francia, ha avuto lei sola un surplus di diecimila anziani morti per caldo. Come ha potuto prodursi una simile ecatombe in uno dei paesi più avanzati e civili del mondo? La risposta sta a mio parere in una delle questioni più “scottanti” che oggi sono oggetto del dibattito e dell'azione politica nei principali paesi dell'Unione Europea: la riforma dello Stato Sociale. Lo stato Sociale è stata una delle più straordinarie conquiste ottenute dalle lotte delle classi lavoratrici nella storia dell'umanità. Il suo fondamento è l'idea che l'essere umano sia, fin dalla nascita, titolare di diritti che lo seguono e lo garantiscono in ogni fase della propria vita, nel lavoro, nella salute e in alcuni particolari condizioni nelle quali fatica a provvedere a se stesso perché troppo piccino, troppo vecchio, perché malato o, peggio ancora, menomato.

L'Europa uscita dalla seconda Guerra mondiale e dall'orrore nazista, aveva progressivamente fatto dei diritti sociali, uno dei pilastri di una nuova democrazia e la libertà. Per quasi quarant'anni, lo Stato Sociale si è sviluppato dove è più, dove meno, ma con il crollo del muro di Berlino, ha progressivamente preso forza il liberismo più estremo che vorrebbe vedere le istituzioni pubbliche ridotte a simulacri garanti degli interessi dei grandi potentati garanti degli interessi dei grandi potentati economici. Negli stati uniti ed in Inghilterra, lo smantellamento dello Stato sociale ha avuto i suoi grandi paladini in Ronald Reagan e in Margareth Thatcher. Oggi, crescenti sintomi di insofferenza si manifestano anche nell'Europa continentale e non solo nei partiti dello schieramento conservatore.

Tecnicamente la riforma delle istituzioni pubbliche è non solo accettabile, ma talora anche auspicabile. Il vero punto dolente non è la riforma, ma il suo senso, i valori su cui si fonda. La denuncia delle storture di un sistema – come lo scandalo di certe baby pensioni – non può influire sulla valutazione del suo merito. A qualcuno trentacinque anni di lavoro sembrano insufficienti? Due terzi della vita media da adulti lavorando 11 mesi l'anno cinque giorni la settimana, più il tempo dei trasporti per raggiungere il posto di lavoro, sono pochi? Ma non basta, qualcuno comincia a fare sottilmente passare il sentimento che i vecchi rubino risorse ai giovani parassitariamente. Così si scende verso una china pericolosa che è già stata percorsa in un recente passato con risultati micidiali. L'essere umano è uno e la condizione di giovane e vecchio, fanno parte della stessa persona, è bene non dimenticarlo. Ricordo che quando frequentavo le scuole elementari, nella mia antologia c'era la storia di una famigliola composta da una mamma, un papà, un bimbo di nove anni e un vecchio nonno. Il nonno era diventato inutile, un peso per la famiglia tanto che padre e madre, avevano di comune accordo deciso di mandarlo via di casa con il piccolo fagotto delle sue povere masserizie e una coperta che lo proteggesse un po' dal freddo. Il nonno, curvo, prese la sua strada e sulla soglia della casa i suoi parenti lo seguivano con lo sguardo. D'un tratto il nipotino si mise a rincorrere il nonno e, raggiuntolo, gli strappò la coperta, la lacerò in due parti ne diede una al nonno e con l'altra tornò verso casa. La mamma ed il papà, andandogli incontro, lo rimproverarono per essere stato così crudele con il suo nonnino. Il bimbo guardandoli con distacco spiegò loro: “Al nonno mezza coperta basterà. L'altra mezza la tengo per voi. Per quando verrà il vostro turno”.

Moni Ovadia – L'UNITA' – 30/08/2003


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