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MONI OVADIA

L'UNITA' – 10/01/2002

La memoria di un ministro degli esteri

L'Europa occidentale si appresta a celebrare il giorno della memoria. Quel giorno è stato istituito per ricordare l'orrore provocato dalla barbarie nazifascista, come monito ed occasione per riflettere sui valori fondanti di un'autentica democrazia. Quest'anno è solo il secondo anno della ricorrenza e gli entusiasmi sono ancora quasi intatti. Sicuramente anche il nostro governo e tutti gli esponenti della Casa delle Libertà si impegneranno in qualche evento memorabile. La memoria tuttavia è un progetto per il futuro è bene ripeterlo, ha senso se diventa pilastro della convivenza fra le genti, se attiva un processo di sviluppo dei diritti di libertà per ogni categoria di essere umano, altrimenti si trasforma in un vuoto guscio di retorica e rende sterile il terreno che dovrebbe invece fecondare.

Personalmente pavento che esso faccia la fine che nel nostro paese ha già fatto la Resistenza, evento inscindibilmente legato a quella memoria. Lancio questo allarme perché crescono di giorno in giorno, come segnalato da autorevoli organi di stampa, gli atti di ordinario revisionismo. Non solo. Ci sono al governo ministri con dichiarate vocazioni xenofobe. Ricordo come ebreo, che il nazifascismo volle annientare oltre gli ebrei, agli zingari ed agli slavi, popoli trasversali a tutta l'umanità: politici di vario orientamento, comunisti, socialisti, azionisti, cattolici etc, testimoni di Geova, omosessuali, menomati fisici e mentali, operai in sciopero.

Ora, visto che il nostro paese ha molti scheletri nell'armadio e anche fuori dall'armadio, le recentissime vicende politiche ci offrono una preziosa opportunità per fare chiarezza. L'onorevole Fini segretario di Alleanza Nazionale, partito post-fascista e vice-presidente del consiglio dei ministri si è candidato a rivestire la carica di Ministro degli Esteri. La sua candidatura ha suscitato perplessità a causa del suo trascorso di fascista dichiarato. Confesso che quando il partito dell'onorevole Fini preparava la svolta di Fiuggi, io credetti ad una folgorazione sulla via di Damasco, finalmente il nostro paese avrebbe avuto una destra non fascista. Poi con una “incomprensibile” gaffe il segretario di Alleanza Nazionale dichiarava: “Mussolini è stato il più grande statista del secolo”. Solo un lapsus sfuggito alla rimozione pensai nel mio inguaribile ottimismo di redento da una terapia psicoanalitica. Poi la reprimenda sugli insegnanti omosessuali, adesso tutto il becerume nostalgico revisionista che sgorga dai suoi ranghi. Perché non dissipare tutti i dubbi sulla sua credibilità democratica? L'onorevole sigli una dichiarazione solenne e con essa impegni moralmente tutti i membri del suo schieramento dicendo che il fascismo è un crimine non redimibile, complice e sodale del nazismo e che Mussolini fu un criminale di guerra avendo egli promulgato dalle ignobili Leggi Razziali con l'ignava connivenza della miserabile monarchia sabauda. Quelle “leggi” portarono allo sterminio ottomila ebrei compresi vecchi, donne e bambini. Dichiari inoltre che la disastrosa politica del Duce causò immensi lutti all'Italia e mandò a morire nei lager migliaia di nostri cittadini, gloriosi militanti della libertà. Potremo allora salutare la sua eventuale nomina come un logico fatto della nostra vita politica e ci accingeremo a giudicarne l'operato da leali avversari.

Moni Ovadia – L'UNITA' – 10/01/2002

 


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