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Moni Ovadia

Il leninismo del Signor B.

L'assetto politico del mondo sviluppato alla svolta del secondo millennio e all'ingresso nel terzo, è caratterizzato da una marcata tendenza all'involuzione di valori democratici ed istituzionali primari che ingenuamente credevamo inattaccabili, Le punte di diamante di questa regressione di natura autoritario-populista hanno le loro roccaforti nell'amministrazione Bush e nel governo mediatico del cavalier Berlusconi. Queste leadership sono a parole basate sul primato dell'economia liberista, a fatti sugli interessi economici personali. Nel caso di Goerge W. Questo significa gli interessi dei potentati che lo hanno eletto, nel caso del nostro presidente del Consiglio invece significa proprio gli interessi del suo portafoglio e, solo indirettamente e parzialmente, dei politici della sua corte. Se il grande paese e i bel paese sono i motori del trend reazionario, anche la Spagna di Aznar, l'Olanda della tragica parabola di Pym Fortuyn, e l'Austria di Haider rappresentano indicatori di una temperie epocale che tocca persino paesi di solidissima tradizione democratica come la Danimarca ultimamente scossa da fenomeni di intolleranza xenofoba. Ragione di profonda inquietitudine, è anche il fatto che un governo nominalmente di sinistra come quello inglese del neo laburista Tony Blair, si sia appiattito da tutti i punti di vista su quello statunitense, al punto tale da avere sollevato nel suo stesso partito una fronda che si richiama ai valori reali del laburismo inglese guidata dall'attuale Cancelliere dello Scacchiere. La conseguenza più dannosa portata sullo scenario dell'occidente da questa ondata conservatrice ed ultra conservatrice, è l'erosione del senso stesso del fare politica continuamente delegittimato con istanze ideologiche che vanno dall'anatema religioso, al plebiscitarismo, alla più vieta e falsa retorica dell'amor patrio. Questa vocazione al regime così diffusa sembrerebbe essere iscritta nel farsi degli eventi succedutisi al crollo del cosiddetto socialismo reale. Il crollo ha avuto come ricaduta la disattivazione dei freni inibitori che tenevano a bada latenze del mai sopito spirito fascista e dell'autoritarismo che lo ha generato e gli è sopravvissuto, latenze tenute in gestazione durante un apparente letargo e molto più diffuse di ciò che gli ottimisti dell'attuale opposizione ritengono. Il nostro paese è stato da questo punto di vista un formidabile laboratorio e ha mostrato in tutta evidenza la fragilità “weimariana” della nostra democrazia e soprattutto della nostra pur avanzatissima Carta Costituzionale. Grande merito va tributato a Silvio Berlusconi per avere dimostrato in soldoni che un'intera architettura politico-istituzionale costruita in quasi mezzo secolo, può essere smontata in un paio di anni se si hanno le idee chiare. E il cavaliere le idee ce le ha chiarissime perché è un leninista puro. Vuole il potere per fare la rivoluzione che gli consenta di avere l'assoluta immunità ed impunità per salvaguardare ed incrementare il suo già smisurato potere economico. Inoltre sa che la democrazia italiana ha i piedi di argilla la causa di un deficit di democratici, infatti la quasi metà degli italiani, se lo ha votato, deve avere un'idea assai personale e vaga delle regole che fondano un'autentica società democratica. A questo punto da petto, di chi come me sta all'opposizione, sorge urgente la domanda già posta a suo tempo dal principe nihilista Kropotkin e poi dal fondatore dello Stato Sovietico: “Che fare?”. La risposta è fare il semplice che è difficile da conquistare. Fare come Berlusconi, rendere coerenti propositi politici ed azioni ovvero mettere a punto un programma serio di leggi severe che ripristino i nostri principi costitutivi della nostra Repubblica fondata sul lavoro, la parità dei diritti e l'antifascismo. Per questo è necessario non farsi tiranneggiare dai complessi di colpa, assumersi con coraggio la responsabilità della propria visione del mondo nel quadro di una onesta mediazione coi propri alleati, unire le forze sane ed evitare i beau geste alla Luciano Violante il quale con animo nobile tese la mano agli ex fascisti che gliela hanno addentata per papparsi il braccio e cercare di arrivare a mordere il cuore al fine di distruggere i valori della Resistenza e della Costituzione.

Moni Ovadia – L'UNITA' – 04/10/2003


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