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L'Unità
Piero Sansonetti
31.01.2002

Porto Alegre, il Forum riparte da Carlo Giuliani



Porto Alegre - «Non chiedete mai a una mamma: com'è tuo figlio? Vi risponderà: è meraviglioso. Voi ora mi chiedete di parlarvi di mio figlio. Va bene. Cosa posso dirvi? Sì, Carlo era meraviglioso». È una signora piccola piccola, minuta, veste con una t-shirt bianca, una gonna a fiori lunga, porta gli occhiali, parla con un filo di voce, sembra una maestrina, anzi è una maestrina. Bisogna tendere l'orecchio per ascoltare. Si sente appena. Deve essere timidissima. Ogni tanto sorride, pensando a suo figlio, quasi allegra, ogni tanto si commuove, le viene da piangere. Anche a noi, sentendola, viene un po' da piangere. È Heidy Giuliani, è la mamma di Carlo, è toccato a lei di aprire ufficialmente questo secondo Forum sociale mondiale che si tiene a Porto Alegre e che durerà sei giorni. Ha parlato ieri sera sotto il tendone enorme che è stato innalzato al centro del grande campeggio realizzato in un parco di Porto Alegre, e destinato a ospitare alcune decine di migliaia di giovani no-global. Sotto il tendone c'era una gran folla, soprattutto di italiani e di brasiliani che hanno ascoltato in totale silenzio, quasi stupiti, il dolore sobrio e pulito di questa signora, e l'amore sconfinato per il suo ragazzo, che ha perso ventenne, ma anche per le idee che il suo ragazzo aveva portato in famiglia. Heidy Giuliani ha parlato da mamma, ha parlato col cuore, certo, però - se vogliamo riassumere il suo discorso - ha disegnato nette le linee fondamentali - i pensieri, i valori il senso comune: diciamo l'anima - di questo movimento che è nato appena due anni fa, e dopo Genova è entrato nella sua fase matura. Heidy ha detto che lei ha passato la vita a cercare di insegnare al figlio le cose buone, le idee giuste, i comportamenti da tenere, e che soffriva quando lo vedeva «spiantato», che non voleva più studiare, che non gli interessava lo stipendio, la casa, la sicurezza, il futuro; e gli diceva: «Figlio, ma che fai della tua vita?». Poi Heidy si è fermata un momento, ha abbassato ancora il tono della voce e ha appena sussurrato: «Dopo Genova io penso in modo diverso: penso sempre a quei milioni di persone che non hanno una casa, non hanno un tetto, non hanno un pezzo di pane, né un bicchier d'acqua. Prima non mi succedeva mai. E allora io quasi mi vergogno di avere da mangiare, da bere, di avere una mia casa, di avere una mia pace. Come si vergognava Carlo, adesso lo capisco. Carlo mi ha dato una grande lezione di vita».
Dopo la cerimonia di apertura, alle cinque del pomeriggio, c'è stato il corteo. Un grande corteo, anche se il cielo non sembra amico dei no-global, perché proprio ieri ha rovesciato su Porto Alegre una pioggia a diluvio, del tutto imprevista perché qui è estate piena, è come se fosse agosto. Il corteo comunque era molto grande. Era aperto dai brasiliani, che naturalmente sono la grande maggioranza. Moltissimi anche gli argentini, gli italiani, gli spagnoli e i francesi. Gli italiani hanno sfilato insieme, dietro uno striscione che diceva: «Da Genova a Porto Alegre contro la guerra sociale, politica e militare». Nel corteo c'era anche un gruppetto di «black bloc», quasi tutti brasiliani più qualche tedesco e qualche ragazzo degli Stati Uniti. Non molti, ma fanno sempre una certa impressione, tutti vestiti di nero, con i fazzoletti sulla bocca o addirittura i passamontagna di lana, che a 37 gradi non sono proprio naturali.
Ieri mattina, prima ancora dell'apertura del Forum (che da oggi entra nel suo pieno svolgimento con circa 200 riunioni al giorno e con la partecipazione di grandi intellettuali che vengono da tutto il mondo: oggi sarà la volta di Chomsky), si è riunito il forum italiano, in un palazzo del centro della città. Alla presidenza tutti i leader del movimento, Da Agnoletto, a Casarini, a Bernocchi, a Raffaella Bolini. Ci sono anche moltissimi dirigenti di Rifondazione, che praticamente è l'unico partito politico al quale è riconosciuto il diritto di far parte del Forum, perché gli è riconosciuta la partecipazione sin dal primo momento alle lotte sociali e alle linee politiche dei no-global. Per la verità, ieri Agnoletto ha chiesto che non si dica più no-global, dal momento che ormai ritiene che sia stato abbastanza chiarito che la lotta del movimento non è affatto contro la dimensione internazionale della politica e delle relazioni sociali ed economiche, ma è contro il liberismo, lo strapotere del mercato e delle multinazionali, la prevaricazione dell'economia sulla politica e sulla cultura. L'appello però probabilmente cadrà nel vuoto, perché ormai i no-global si chiamano no-global e non sempre i nomi sono «conseguenza delle cose» come dicevano i saggi latini.
Al forum italiano sono emersi due temi. Uno è stato quello - diciamo così - dell'orgoglio, quasi nazionalista. L'altro è stato la polemica con la sinistra tradizionale e anche col movimento dei sindaci. Sul nazionalismo ha scherzato Giorgio Cremaschi, segretario della Fiom ( il sindacato dei metalmeccanici è presente ufficialmente, cioè fa parte del forum), il quale ha fatto notare che sicuramente il movimento in Italia è molto forte, però nel mondo siamo più famosi - purtroppo - per il nome di Berlusconi che non per quello di Agnoletto. Detto ciò, quasi tutti gli interventi hanno preso atto con soddisfazione che la delegazione italiana è l'unica unitaria - tutti gli altri paesi si presentano divisi in gruppi, spesso abbastanza lontani politicamente l'uno dall'altro - anche se al suo interno convivono posizioni, ideologie, pensieri, e persino fedi, molto diverse. Dai cristiani agli anarchici, dai sindacati confederali ai Cobas, dai pacifisti ai marxisti. Nel corso della riunione ci sono state anche frizioni e piccole polemiche tra i leader dei vari gruppi, ma tutte dentro confini assolutamente sereni e con spirito, sembrerebbe, piuttosto unitario. Per esempio polemica sulla sede del prossimo Forum, che Agnoletto dice tornerà a Porto Alegre, mentre Bernocchi, dei Cobas, vorrebbe in occidente. O sui toni polemici da tenere verso il movimento dei sindaci. Al di là dei toni, però, la linea del Forum è stata piuttosto chiara su questo: felici dei passi in avanti di questa aggregazione, ma si resta convinti che sia una cosa diversa dal forum e si tornano a porre le due discriminanti di fondo: contro il liberismo e contro la guerra.
Il Forum delle autorità locali - cioè questo nuovo movimento internazionale di sindaci e governatori, che ormai sta crescendo e si sta unificando - l'altra sera si era concluso approvando un documento politico, molto interessante, sul tema della cosiddetta «non inclusione». Cioè sulla lotta all'emarginazione, alla povertà e alla concentrazione del potere. È un documento piuttosto netto nella presa di posizione non-liberista (un anno fa questo tema non era nemmeno presente nella sinistra ufficiale, europea e americana), e un po' più vago, ma comunque molto avanzato, anche sul tema della guerra. Il documento parla di «lotta per far prevalere la pace contro le logiche belliciste». Non c'è la parola guerra, e questo non è piaciuto al Forum sociale, però è anche vero che il documento è stato firmato da rappresentanti di partiti di sinistra che, quasi tutti, appena due mesi fa avevano votato per l'intervento in guerra al fianco dell'America. C'è uno spostamento, tanto è vero che tra gli italiani, per la prima vota dopo anni, dirigenti dei Ds come Burlando e Folena hanno votato un documento politico insieme a Rifondazione.


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