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L'Unità
Piero Sansonetti
03.02.2002

Porto Alegre, attacco all'America. Ovazioni per Lula e Chomsky




Il movimento no-global ha superato un altro esame. Quasi un esame di maturità. Ha deciso di resistere alla tentazione della «spettacolarità» e ha rinunciato a contestare il Forum dei parlamentari, con un`occupazione dell'aula o altro. Ha preso tutti di sorpresa. Noi giornalisti già ci preparavamo ad assistere allo scontro - che investiva le delegazioni di varie nazioni, ma soprattutto gli italiani - e alla battaglia tra socialisti e no-global. Oggetto del contendere, il documento finale del Forum dei parlamentari che non contiene una condanna abbastanza netta della guerra in Afghanistan. Invece nel primo pomeriggio la delegazione dei no-global italiani si è riunita e in breve tempo ha preso una decisione che spiazza tutti. L'ha illustrata Agnoletto ai giornalisti: «I parlamentari votino quello che gli pare, se non condanneranno la guerra, noi condanneremo loro. Cioè scriveremo nel nostro documento finale una condanna verso il forum dei parlamentari. E chiederemo che da oggi in poi non sia ammesso ai vari forum che terremo in giro per il mondo nessuno che non aderisca alle due discriminati fondamentali: no al liberismo e no alla guerra». Punto e basta.
Le delegazioni straniere hanno accolto la proposta italiana. Così si è data una discreta prova di forza e si è evitata una sceneggiata che avrebbe attirato su di se ogni attenzione dei mass-media, mettendo in ombra tutto il resto. E cioè mettendo in ombra una discussione che sta procedendo vorticosa, in un clima incredibile di serietà e di approfondimento, con migliaia e migliaia di interventi, su tutti i temi che riguardano il futuro del vivere civile e sociale della comunità umana. Poco soddisfatti della decisione dei no-global (ma neanche troppo) solo alcuni deputati di Rifondazione e di altri partiti comunisti e verdi europei, i quali si sono trovati da soli a dare battaglia nel forum dei parlamentari sul tema della guerra, ma alla fine hanno ottenuto un documento parecchio più pacifista di quello dal quale si era partiti.

ENTUSIASMO PER LULA
Da ieri il Forum è entrato nel suo pieno funzionamento. Il campus universitario che si chiama Puc (pontificia università cattolica) è diventato una Babele. Non solo è quasi impossibile capire dove, quando e su che cosa si svolgono le varie riunioni, ma si incontrano a tutte le ore assemblee improvvisate, conferenze stampa, e addirittura piccoli o grandi cortei. Ieri ce ne sono stati almeno due sulla Palestina, più uno sui diritti sindacali, uno generale contro la guerra, uno per l'Argentina, uno per la Colombia, e infine un corteo improvvisato quando è arrivato Lula, il candidato della sinistra alla Presidenza del Brasile. Quando è entrato nell'università è successo un finimondo. Migliaia di giovani lo hanno accolto con un tuono di applausi e di slogan. Uno slogan soprattutto: «Presidente, Presidente, viva Lula compagno Presidente». Si stringe il cuore. Un po' perché non è facile immaginare nei nostri paesi europei tanto entusiasmo di ragazzini per un candidato alla presidenza. Un po' perché le parole «compagno presidente», per chi ha qualche anno sulle spalle, riportano inevitabilmente al ricordo struggente di Allende e di quei tempi ruggenti e poi sanguinosi per l’merica Latina.

L´ATTACCO DI CHOMSKY
L'unico che in popolarità ha superato Lula è stato Noam Chomsky. Lui è l'idolo assoluto di questo movimento. È arrivato giovedì sera alla Puc perché doveva tenere una conferenza sulla guerra in un'aula molto grande, che contiene tre o quattromila persone. Davanti all'aula c'era un pandemonio. Chomsky non poteva entrare perché decine di migliaia di persone spingevano e bloccavano tutto. Gli organizzatori hanno dovuto in gran fretta cambiare i piani, montare maxischermi in altre tre aule (altrettanto grandi) e siccome non bastava anche in tutti i corridoi della Puc. La conferenza è iniziata con più di un'ora di ritardo. Chomsky - da statunitense - ha dato il via all'attacco di Porto Alegre contro gli Stati uniti. Ha detto che gli Usa hanno usato l'11 settembre per rafforzare il proprio potere opprimente sul mondo, e ha riproposto la sua analisi sul terrorismo di stato americano, che secondo Chomsky ha avuto l'apice ai tempi di Reagan e resta uno dei punti forti della politica estera degli Stati Uniti.

L`ECOLOGIA DI SHIVA E SACHS
Sicuramente «l'attacco all'America» è una chiave di lettura di tutto il Forum. Ieri, ad esempio, è stato ripreso nella conferenza dedicata al tema dello sviluppo sostenibile. Qui hanno parlato due dei leader più importanti (e dei cervelli più licidi) del movimento no-global. E cioè Vandana Shiva, studiosa, dirigente dei movimenti sociali e femministi, indiana, ormai famosissima, e Wolfgang Sachs, il capo di Greenpeace tedesca e uno dei maggiori leader verdi del mondo. Shiva e Sachs hanno tenuto due discorsi molti simili. Che si possono riassumere così: le capacità di produzione dell'umanità, oggi, superano le capacità della biosfera. Dunque l'ecologia diventa un nodo centrale della politica e della filosofia. L'ecologia non è la difesa delle piante o degli animali rari: è una teoria che dice che lo spazio e la ricchezza ambientale devono essere divisi in parti eguali tra tutti gli uomini. Ognuno di noi ha gli stessi diritti su acqua, cibo, ambiente. Perché acqua, cibo, ambiente sono diritti naturali, non a disposizione degli Stati ma che gli Stati hanno il dovere di fare rispettare. In sostanza l'ecologia è la base del nuovo egualitarismo. Il principale nemico di questa politica ecologica sono gli Stati Uniti d'America. Paese che a torto viene considerato la patria della libertà, mentre invece è un paese che tende a ridurre la libertà della stragrande maggioranza degli uomini per aumentare quella di una piccola minoranza. Ma non esiste la libertà per pochi e non esiste la democrazia per pochi. Liberta e democrazia sono uniche e indivisibili. Sachs poi ha detto che per portare a termine questa politica ecologico-sociale non abbiamo molto tempo a disposizione: 50 anni. Poi, se non ci saremo riusciti, sarà il disastro per l'umanità.

GUERRA AL PIL
Altro tema forte del Forum è la guerra al Pil. I no-global sostengono che il Pil è l'arma letale della globalizzazione capitalista. Perché pone l'aumento della produzione al centro di tutto. Come unico misuratore del benessere di un popolo o del pianeta intero. E quindi come bussola per ogni politica.
E´una bussola classista, razzista, sessista e altro. Ieri Roberto Brambilla, della rete Lilliput, ha spiegato la proposta di sostituire il Pil con un nuovo indicatore che si chiama DoS («Dashboard of Sustainability», cioè cruscotto della sostenibilità). Si basa sul calcolo di indici come la capacità di distribuzione del reddito, la sanità, i servizi sociali, l'emissione di gas tossici, la difesa delle foreste eccetera. Brambilla dice che la ricchezza di ogni paese si può tradurre in «ettari produttivi a disposizione». Il livello di vita italiano oggi chiede 4,5 ettari produttivi a testa, mentre in Italia ce ne sono solo 1,5 a testa. Dove andiamo a prendere gli altri? In Africa e in Asia: e cioè ogni cittadino italiano (in media) ruba 3 ettari di terra ad almeno due africani o asiatici, lasciandoli senza terra. Chiaro che questo livello di vita non è sostenibile e va modificato.

RICATTO ALL`AFRICA
I rappresentanti dei paesi africani, alla conferenza sulla sanità, hanno spiegato perché non è possibile un'azione di disobbedienza contro i brevetti per le medicine (che impongono prezzi altissimi su tutti i farmaci, a beneficio delle multinazionali). Se un paese africano decidesse di non pagare il costo dei brevetti e di produrre da solo le medicine (cosa tecnicamente possibile), la Banca Mondiale e l'Fmi gli taglierebbero immediatamente tutti i finanziamenti condannandolo a morte. Chi comanda nella Banca mondiale e nell'Fmi? Il peso dei voti è proporzionale ai soldi che ogni paese possiede. Il 50 per cento delle azioni sono in mano ai sette paesi più ricchi del mondo (quelli del G8 tranne il Canada).






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