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Marina Sereni
L'Unità
09/02/2002

La strada che parte da Porto Alegre



Tentare una valutazione sintetica delle giornate di Porto Alegre è un'impresa a dir poco impossibile: decine di migliaia di persone da ogni parte del mondo, centinaia di associazioni, gruppi, incontri, manifestazioni di ogni genere.

Può forse invece essere utile esporre schematicamente alcune considerazioni politiche, anche per orientare il lavoro dei DS nei prossimi mesi. A Porto Alegre si sono tenuti tre momenti di discussione: il Foro delle Autorità Locali per l'inclusione sociale, promosso ed organizzato dal Sindaco della città Tarso Genro, il Foro Mondiale dei Parlamentari, realizzato dal Governatore dello Stato del Rio Grande do Sul Olivio Dutra, il Forum Sociale Mondiale, di cui è responsabile un Comitato internazionale che raccoglie, accanto alle organizzazioni sociali brasiliane, reti internazionali di movimenti. Ritengo che questa articolazione sia stata positiva e possa favorire per il futuro l'ulteriore crescita di quel "movimento di movimenti" che si incontrerà di nuovo a Porto Alegre nel 2003.

In particolare la presenza di un gran numero di Parlamentari di forze politiche diverse (dal paese ospitante hanno partecipato esponenti di tutti i partiti) dovrebbe essere assunta come un successo dei movimenti sociali che hanno evidentemente saputo sollecitare l'attenzione e l'interesse di molti livelli istituzionali nazionali e del Parlamento europeo. Per questa ragione trovo poco comprensibile l'insistenza con la quale Rifondazione Comunista ha posto, isolata e senza successo, la questione di una sorta di "illegittimità" della presenza di parlamentari appartenenti alle forze dell'Internazionale Socialista, ed in particolare dei Ds.
Le differenze anche profonde, che ci sono state e rimangono, sul tema dell'intervento armato in Afghanistan dopo l'attacco terroristico dell'11 settembre non hanno impedito che nel Forum dei parlamentari si svolgesse un'utile discussione e si raggiungessero posizioni comuni su punti centrali nell'iniziativa dei movimenti di critica a questa globalizzazione: le forme per finanziare e sostenere lo sviluppo sostenibile, la tutela della biodiversità, il Trattato Alca, l'embargo a Cuba, la pace in Medio Oriente.

Anche sui punti più delicati connessi alla lotta al terrorismo e all'uso della forza, nel Forum dei parlamentari sono stati elaborati documenti significativi che, nel condannare senza alcun tentennamento il terrorismo, prendono decisamente le distanze dalle teorie della "guerra permanente", dalle ipotesi, pur presenti nell'amministrazione Usa, di estensione dell'intervento armato e, più in generale, da logiche belliciste che tendono a costringere il mondo nel binomio amico/nemico rischiando così di comprimere libertà e diritti che consideriamo intrinsecamente parte della nostra concezione della democrazia.

Ho l'impressione che il punto da cui hanno avuto origine queste polemiche nostrane sia piuttosto legato al tema della rappresentanza politica di questo movimento. Devo dire che per quanto riguarda i Ds questo punto non è all'ordine del giorno: quello che ci interessa è aprire un confronto, dialogare, identificare se possibile terreni di lavoro comune.
Al II Forum Sociale Mondiale hanno partecipato dall'Italia e dal mondo realtà assai diverse tra loro: associazioni di giovani, gruppi femminili, sindacati, intellettuali, o.n.g. laiche e religiose, movimenti per i diritti civili.

C'è una lettura di questo movimento che ne sottolinea la distanza (addirittura secondo alcuni incolmabile) dalla politica della sinistra riformista. Non credo affatto che sia così. Anzi ritengo che questo complesso e variegato movimento interpelli la sinistra socialista e socialdemocratica su quali politiche possono essere messe in atto per contrastare le ingiustizie che segnano drammaticamente gli attuali processi di globalizzazione. Alla radicalità di molte delle domande che sono state poste nelle centinaia di incontri e seminari di Porto Alegre può e deve corrispondere una risposta riformista.
La lotta ai paradisi fiscali e gli strumenti di controllo delle speculazioni finanziarie, la cancellazione e gestione del debito dei paesi del Sud del mondo, le risorse per la cooperazione e per uno sviluppo sostenibile, le iniziative ed i progetti per garantire a tutti diritti essenziali come l'acqua, la democratizzazione degli organismi e delle istituzioni internazionali, la partecipazione diretta dei cittadini dalla dimensione locale a quella globale. Su tutti questi temi i Democratici di Sinistra - al pari dei Socialisti francesi, belgi, spagnoli che erano a Porto Alegre - si sentono impegnati in un percorso che è di innovazione ed arricchimento della nostra elaborazione culturale e politica ma anche di azione e di iniziativa nelle istituzioni e nella società. La preparazione del Forum Sociale Europeo che si terrà in novembre in Italia sarà un primo banco di prova per tutti. C'è da auspicare che a questo appuntamento possano e vogliano dare il loro contributo tutte le realtà associative e sociali presenti in Europa impegnate per la solidarietà, la pace e la giustizia. Lungo questa strada pensiamo di poter incontrare se non tutto certamente la maggioranza del movimento che in questi anni ci ha detto - a volte urlato - che "un altro mondo è possibile".

Lungo questa strada abbiamo già incontrato alcune esperienze di grande interesse come quella della città di Porto Alegre che, con il suo "bilancio partecipativo", ha scelto la strada di una "democrazia radicale" come strumento di lotta all'esclusione sociale, come alternativa possibile ad una globalizzazione senza diritti e senza solidarietà. Con Tarso Genro, Sindaco di questa città, ed altri esponenti politici ed intellettuali della sinistra brasiliana ed europea si è infatti avviata una collaborazione ed una ricerca politica e teorica comune, che pensiamo possa essere raccolta in un'associazione, per mettere a confronto punti di vista diversi, per verificare se da un'esperienza peculiare e simbolica come quella di Porto Alegre non si possa trarre un filo utile per la sinistra riformista, alle prese - in questa parte del mondo come nell'altro emisfero - con sfide complesse ed inedite.

*Responsabile Esteri

Segreteria Nazionale DS



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