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PORTO ALEGRE
31 gennaio - 5 febbraio 2002

Altre Parole
BOLLETTINO DI AGGIORNAMENTO DEL PORTALE PORTO ALEGRE 2002-- 08/01/2002 -- N° 2

VERSO IL FSM-2002

Nuovi documenti approfondiscono la caratteristica proposittiva del II FSM.

Niente meno che nove nuovi testi di proposte per il II Forum Sociale Mondiale sono disponibili dall'inizio di questa settimana, su www.portoalegre2002.net.
Redatti da membri delle reti invitate dal Comitee Internazionale del FSM in occasione dell'apertura delle conferenze sul
Lavoro, Multinazionali, Sapere e Proprietà Intellettuale, Acqua, Sicurezza Alimentare, Violenza contro le Donne, Migrazione e rifugiati, Democrazia partecipativa e lotta alle discriminazioni.
La divulgazione anticipata di questi documenti fa parte dello sforzo per fare in modo che il Forum di Porto Alegre sia un incontro più propositivo e capace di promuovere, tramite l'ampio dibattito, il lancio di proposte e campagne comuni.

Altre due novità su www.portoalegre2002.net: la struttura del portale è stata tradotta
in Italiano ed il bollettino "Outras Palavras" è disponibile in questa lingua. Con queste iniziative, Porto Alegre 2002 crea nuovi ponti con i movimenti italiani di resistenza alla globalizzazione neoliberalista -- che hanno dimostrato una notevole capacità di mobilitazione contro la guerra dell'Impero.



LA SFIDA DELLE ALTERNATIVE (3)

La fame si vince con la sovranità

Prosegue oggi, a Porto Alegre 2002, la serie di rassegne sui documenti-base del II FSM. Questa volta, il testo riguarda la Sicurezza Alimentare. Redatto dagli organizzatori del forum internazionale su questo tema realizzato all'Avana, a settembre. Denuncia, con la forza dei dati, i disastrosi risultati delle politiche di apertura dei mercati agricoli che si sono sparsi nei paesi del Sud nelle decade dall' 80 al 90. Dimostra che il "libero" commercio ha arrichito le multinazionali dell'agricoltura e ha fatto calare i prezzi di certi prodotti - ma ha colpito l'agricoltura familiare, ha devstato l'ambiente, sta distruggendo le abitudini alimentari non-egemoniche. Propone come alternativa il recupero dell'autonomia dei popoli e degli Stati per lo sviluppo di politiche pubbliche che garantiscano il nutrimento dei suoi cittadini, proteggano l'ambiente, appoggino i piccoli produttori. Si legga la versione integrale del testo
(in spagnolo) e la rassegna (alla fine della pagina).

SI LEGGA ANCHE

Guidata dal capitale, la scienza moltiplica i profitti ma non il grano.

La realtà smascherò l'affascinante promessa della coltivazione che,geneticamente modificata , sarebbe in grado di nutrire l'intera umanità. Dominata dalle grosse aziende, la scienza portò l'innovazione per aumentare i profitti, e non la quantità di alimenti. Silvia Ribeiro, dell'organizzazione Rural Advancement Foundation International, mostra come quasi il 75% dei semi siano stati alterati a fine di resistere ad un erbicida. Circa il 20% sono stati sviluppati per essere usati come pianta insetticida e il restante è una combinazione dei due. Risultato: maggior inquinamento nelle campagne e completa dipendenza degli agricoltori dalle multinazionali.
(in spagnolo) Senza parlare dell'incertezza degli effetti, sugli esserei umani e sull'ambiente, degli sperimenti genetici sugli animali - come avverte Brian Halweil, del World Watch Istitute (in portoghese), - o sulle piante - come mostra Gabriela Flora per il CorpWatch (in inglese) e l'ATTAC-Francia (in francese).

Modello promette alimenti e sparge miseria

In un incontro della FAO (Oganizzazione per l'Agricoltura e l'Alimetazione delle Nazioni Unite, dalla sigla in inglese), i governanti hanno stabilito l'obiettivo di ridurre a metà il numero di affamati sul pianeta entro il 2015. La promessa è stata firmata nel 96, a Roma, ma fino ad ora poco si è fatto perchè il sogno, neanchè tanto ambizioso, diventi realtà
(in spagnolo).

Questo perchè, gli accordi firmati dalle nazioni all'interno della OMC, in pratica, rendono inapplicabili le politiche nazionale di sicurezza alimentare. Europa e Stati Uniti, continuano a dare sussidi miliardari ai grandi produttori, che esportano in massa verso i paesi in via di sviluppo e minano le basi dell'agricoltura familiare. Intanto, la soluzione dell' OMC per il sud del pianeta è quella di spalancare i mercati, la quale cosa ha messo a rischio l'esistenza delle comunità indigene e i piccoli agricoltori
(in spagnolo).

Malgrado il disinteresse dei governi, i popoli continuano la lotta.

La partecipazione di quasi tutti gli Stati a questo modello ha spinto i movimenti sociali ad assumere la responsabilità di formulare un'alternativa. Entità come la Slow Food italiana
si legga contributo in inglese, la Confederazione Contadina della Francia in portoghese, il MST e l'Associazione Nazionale di piccole Agricoltori di Cuba hanno realizzato il Forum Mondiale della Sovranità Alimentare, a L'Avana. Si Legga la dichiarazione finale in spagnolo.


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La fame si vince con la sovranità

Per ridurre il numero di affamati, non basta aumentare la produzione di beni alimentari. È invece necessario affrontare un'enorme sfida politica - quella di cambiare il modello di sviluppo agricolo. E questo può essere raggiunto solo se si rifiuta qualsisi negoziazione sugli alimenti dalle tavole rotonde dell'OMC e dalla garanzia che ogni popolo possa prendere le misure che ritiene necessarie per eliminare la fame.

Questa constatazione, fatta dai partecipanti del Forum Mondiale della Sovranità Alimentare, si deve al fallimento del modello attuale, che parte da una formula semplicistica. Consacrata all'interno dell'OMC (World Trade Organization - Organizzazione Mondiale del Commercio), l'idea che per fermare la fame basta prendere due misure: l'aumento, ad ogni costo, della produttività della terra e la totale libertà di comercializzazione di beni alimentari, almeno nei paesi del sud del pianeta.

Divenuti realtà in seguito all'Uruguai Round, che ha creato la OMC nel 1994, in due principi mancarono l'obiettivo. Negli ultimi sette anni, il profitto delle multinazionali alimentari è aumentato, ma il numero di affamati non è calato. Di fronte al fallimento, gli organizzatori del Forum della Sovranità Alimentare esigono la fine di tale modello. Chiedono, perciò, un'altro terreno di dibattito, distinto dall' OMC.

Le politiche del settore dovranno, secondo i redattori del testo-base, avere come principio la garanzia di un consumo sano e di una produzione sustenibile. Il Forum di Sovranità Alimentare propone che la Conferenza delle NU per il Comercio e lo Sviluppo (UNCTAD dalla sigla in inglese) si prenda carico di questi dibattiti. Gli incontri intravederebbero accordi per l'integrazione regionale basati sulla cooperazione agricola.

La ricerca di politiche comuni non toglie alle nazioni la responsabilità di garantire, a livello interno, i mezzi per una produzione sustenibile e diversificata: programmi radicali di riforma agraria, il rispetto dei popoli indigeni, la valorizzazione del ruolo della donna nelle campagne, ed altri.


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