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Lidia Ravera

Un anno senza Carlo

“Un anno senza Carlo”, di Haidi e Giuliano Giuliani (con Antonella Marrone) è un libro difficile da sopportare, quasi ad ogni pagina ti assale una commozione dolorosa, faticosa, nemica della lucidità e distante dalla politica. Non vorresti, ma è così. E' la compassione, un sentimento complesso e travolgente, forse la forma matura dell'amore. Hai anche tu un figlio di ventitré anni, un simile di Carlo, e qui sta il caso. Cioè: ne ha 23 quest'anno, l'anno scorso ne aveva 22. Carlo avrà 23 anni per sempre. E Haidi si chiede: “Ho vissuto 23 anni con Carlo. Quanti anni sarò costretta a vivere senza?” E' un piccolo libro sincero, questo. Il sindacalista Giuliano, l'insegnante sua moglie. Lui razionale e sinistra riformista, lei emotiva e sinistra pacifista, quella che non può votare a favore di una guerra, mai, in nessun caso, e non accetta mediazioni. Lui politico, lei etica. Lui uomo e lei donna. E' una delle ricchezze del matrimonio durevole, poter litigare giorno dopo giorno, amabilmente e dialetticamente. I figli, un maschio e una femmina, crescono intellettualmente robusti, perché sentono questi tormentoni ontopolitici fin da quando hanno tre anni e viene naturale, poi, che vivano nel mondo, non chiusi in una stanza col joystick in mano. E' naturale che siano come Carlo e Elena: giovani pieni di domande. L'immagine che emerge dal libro è innanzitutto quella di un Italia che ti piace. La parte sana. I non ossessionati dal consumismo, dal corpo esposto, dal danaro. I consapevoli. Quando irrompe la morte in vite così, la morte di un figlio, poi, che è il lutto più crudele e contronatura, quando irrompe la morte fra gente così, non segue soltanto il silenzio, non ci si barrica dietro un muro di lacrime. Giuliano, sindacalista, parla da subito ed è anche troppo equanime. Le sue prime dichiarazioni, a caldo, te le ricordi, ti parvero quasi irreali. Haidi parla più tardi, con più tentennamenti e strazio, accetta la sfida “artistica”, il bel film di Francesca Comencini. Accetta questo piccolo libro, dove ricostruisce la corta vita di suo figlio, con tenerezza e obiettività e ti pare di vederla, magari seduta un po' in penombra su un divano, ad affondare nel ricordo, a chiedersi, come si chiede chiunque abbia subìto una perdita, se si soffre di più a tacere o a parlare. A te è successo con una sorella, ma era una malattia, non un delitto. Carlo è morto ammazzato, allora parlare bisogna, non è una scelta terapeutica, è un dovere. Bisogna riportare quell'estintore alle sue vere proporzioni: “Vorrei fare una prova”, sussurra Haidi, “e sfidare qualcuno una mattina, con un pistola, lasciando a lui un estintore. Forse solo così, al di là delle parole, si mette la gente di fronte a un fatto concreto e forse può capire la differenza”. Non rifiutano nessun incontro, Giuliano e Haidi, lei va a Porto Alegre, lui si sottopone al Costanzo show, sfidando il conformismo del popolo teleguidato, per entrare in contatto con il numero più alto possibile di singole coscienze. Quando bisogna parlare, parlare diventa una ragione di vita, di ribellione alla morte, quella di tuo figlio, ma anche tutte le altre, tutte le riduzioni al silenzio di chi non si allinea. “Un anno senza Carlo” sarà in libreria proprio il 20 di luglio. Compratelo e trovate un momento, nel corso della giornata, per leggerne qualche pagina. Sarà come essere a Genova.

Lidia Ravera – L'UNITA' – 18/07/2002

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